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Lazio: non si fanno prigionieri. Il nuovo mantra di Simone Inzaghi

La sconfitta di Bologna ha fatto riemergere problemi che dall’inizio del 2021 sembravano ormai lontani ricordi, in quanto dopo la vittoria contro Cagliari lontana solo tre settimane fa, la Lazio era riuscita ad ultimare l’inseguimento e si era piazzata per la prima volta nella stagione al quarto posto. Dalle speranze di aver trovato, finalmente, una continuità di rendimento e di prestazioni siamo di nuovo stati catapultati alle porte di una crisi di risultati dovuta alle sconfitte contro Inter, Bayern e Bologna interrotta solo dalla sofferta vittoria contro la Sampdoria.

L’analisi di questa involuzione sembra abbastanza semplice stavolta, perchè al rendimento deficitario dei big che contemporaneamente sembrano essersi appannati si sono uniti le difficoltà di gestione dell’intera rosa di Inzaghi che al momento non è risuscito a trovare risorse alternative di gioco quando gli avversari fermano le certezze di gioco della squadra. In questo clima di assoluta difficoltà si sono unite i soliti e mai mancati errori individuali di alcuni calciatori che, quasi schiacciati dalla pressione sembrano essere entrati in un tunnel senza fine. Non è un caso che questo periodo sia conciso con gli infortuni di Luiz Felipe e Radu che erano stati due delle colonne portanti nel miglior periodo della stagione a ridosso del mese di gennaio quando la Lazio riuscì ad inanellare 6 vittorie consecutive impreziosite dai trionfi nel derby e con l’Atalanta.

I numeri del mese di febbraio sono impietosi, ma soprattutto quello che sorprende è la facilità con cui si subiscono reti che si è unita alla grande fatica con cui si riescono a realizzare. A Bologna la squadra, dopo il rigore di Immobile ed il successivo gol del vantaggio dei felsinei, si è come depressa e tutti i tentativi di rimontare si sono spenti davanti all’impostazione difensiva dei ragazzi di Mihajlovic che in maniera facile hanno disinnescato uno dei migliori attacchi della serie A. A nulla sono valse le sostituzioni ed i cambi di modulo di Inzaghi che altro non hanno fatto che mettere in mostra le carenze di alternative valide della panchina.

In un momento così delicato si sta per aggiungere la possibilità di rinvio della gara contro il Torino che renderebbe la successiva gara contro la Juventus uno spartiacque chiave della stagione perchè potrebbe far piombare la Lazio molto distante dal quarto posto seppur con una gara in meno. Piangere sul latte versato non serve a nulla ed Inzaghi è già al lavoro per trovare le soluzioni per cambiare l’andamento di questo infausto febbraio. Se sull’aspetto mentale il mister ha già dato dimostrazione di saper toccare le corde giuste per rivitalizzare un ambiente ed un gruppo squadra, ora spetta a lui trovare il coraggio di intraprendere nuove soluzioni tattiche senza fare prigionieri e questo riferimento include calciatori per il momento e dirigenza più in la con il tempo. E’ evidente, infatti che ad agosto e settembre qualche errore di valutazione c’è stato ed anche a gennaio si sarebbe potuto osare di più sul mercato, ma non si deve negare che rispetto alla passata stagione la rosa pre-lockdown aveva meno alternative rispetto a quella attuale.

Diciamo un’ovvietà, ma mai come in questo caso le colpe di questo rendimento ondivago in una stagione “sui generis”, per via dell’emergenza legata all’emergenza sanitaria, vanno redistribuite equamente tra dirigenza, staff tecnico e calciatori. C’è però tempo e modo per ricominciare a cambiare il trend e trovare la continuità giusta per rimettersi in carreggiata per agguantare il quarto posto che a momento dista solo tre lunghezze.

Augusto Sciscione

Nato a ottobre del 1977 sotto il segno della bilancia. Laureato in Giurisprudenza esercita la professione di avvocato. Ama lo sport in generale, ma le sue grandi passioni sono la pallacanestro e la Lazio. La prima gara vissuta da spettatore allo Stadio Olimpico è stata Lazio-Taranto che terminò 3-1 e riporto la Lazio in Serie A. Ha vissuto gli anni d'oro della Lazio di Sven Goran Eriksson ed il giocatore a cui è rimasto più legato è il Cholo Simeone. Ama i cani ed al momento ne possiede uno di nome Gazza.

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