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Correa: stagione difficile, ma è lui il partner ideale per Immobile

Lo scorso anno Joaquìn Correa era stato fino all’interruzione dovuta alla pandemia uno dei valori aggiunti della squadra che grazie ai suoi strappi palla al piede ed alla sua facilità di saltare l’uomo aveva in lui un arma letale ogni qual volta la gara si metteva nel verso giusto. Al termine del campionato il suo score era stato di tutto rispetto con 9 reti e 4 assist che andavano sommati alla stagione del record di gol di Immobile e quello degli assist di Luis Alberto. Quel reparto offensivo che sembrava una vera e propria orchestra in cui ognuno suonava il suo spartito in questo campionato non sta avendo lo stesso rendimento. Se Immobile continua a segnare con grande continuità e Luis Alberto pur avendo diminuito il numero di assist ha già segnato 7 reti, l’argentino è quello che sta avendo le maggiori difficoltà a ritrovare uno standard accettabile nelle prestazioni. L’ex Siviglia ha finora segnato solo due reti, tutte in trasferta contro Crotone ed Atalanta, ed ha fornito solo due assist, ma soprattutto sembra aver perso lo smalto e l’affiatamento con i compagni di reparto. Non è un caso che qualche miglioramento lo si è riscontrato in Champions League dove “El Tucu” ha realizzato 3 reti contro Bruges sia in casa che in trasferta e contro il Bayern Monaco conditi da due assist. La differenza di rendimento da una parte può essere giustificata dal diverso atteggiamento delle squadre che in Europa concedono maggiori spazi in profondità tentando di imporre il loro gioco, mentre nel “bel paese” è, ormai, prassi anche delle squadre di vertice, vedasi Inter e Juventus, di giocare con la difesa bassa per togliere la profondità agli avversari per avere poi maggiori spazi nelle ripartenze.

Le difese più arcigne ed un baricentro più basso non possono però essere l’unica causa di numeri così deficitari in parte spiegabili anche con qualche infortunio di troppo sempre al maledetto polpaccio che fin da mese di giugno lo assilla. Le attenuanti sono molte ed in primis una condizione fisica mai ritrovata del tutto che hanno spinto spesso Inzaghi a sostituire il giocatore argentino, ma in questo finale di stagione se la Lazio vuole ambire a mantenere il posizionamento tra le prime quattro conquistato lo scorso anno, molto dipenderà dal rendimento di uno dei suoi uomini migliori.

Le sue doti sono indiscutibili ed a tratti anche si sono viste anche di recente, come il gol siglato contro il Bayern Monaco oppure per andare un pò più indietro nel tempo, nell’assist a Caicedo effettuato nella gara contro la Juventus quando al 94′ minuto dribblo mezza difesa bianconera prima di appoggiare la sfera al Panterone. La sua rinascita deve partire da un diverso approccio alla gara soprattutto contro le squadre così dette più piccole in cui serve una diversa interpretazione di alcune fasi di gioco in cui si deve usare più la spada che il fioretto. Tutto però deve partire dalla sua convinzione di poter fare la differenza in ogni partita perchè le sue doti tecniche sono rare in un calcio ormai condizionato prevalentemente dall’aspetto fisico. Non è un caso, infatti, che i compagni di reparto da Immobile nella Lazio a Messi nella nazionale argentina vedano in lui un partener ideale per la capacità di aprire gli spazi e permettere a loro di esprimere al massimo le loro potenzialità.

Augusto Sciscione

Nato a ottobre del 1977 sotto il segno della bilancia. Laureato in Giurisprudenza esercita la professione di avvocato. Ama lo sport in generale, ma le sue grandi passioni sono la pallacanestro e la Lazio. La prima gara vissuta da spettatore allo Stadio Olimpico è stata Lazio-Taranto che terminò 3-1 e riporto la Lazio in Serie A. Ha vissuto gli anni d'oro della Lazio di Sven Goran Eriksson ed il giocatore a cui è rimasto più legato è il Cholo Simeone. Ama i cani ed al momento ne possiede uno di nome Gazza.

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