fbpx

“Il Diavolo in archivio”

Carissimo pupi avati,
anzi diciamo
Caro pupi avati,
è da qualche giorno che, sui social, viene postata una pagina del suo ultimo libro che volontariamente non menziono nel titolo e, successivamente, diventato film. Si, la pagina dove è visibile una frase che riporto di seguito: “è un laziale di merda” e, poche righe più sotto “ ha fatto una figura del cazzo” e in risposta “non sarebbe laziale”.
Caro pupi e/o avati, la domanda nasce spontanea “perché?”.
Ma prima di porle questa domanda mi sono andato a leggere attentamente la sua biografia e devo dirle che non ha fatto altro che confermare le mie impressioni. Insomma, se togliamo qualche film meritevole di menzione, le altre sue, come dire, opere hanno un denominatore comune che è l’essere piatte. Cioè una sufficienza striminzita. Ma, come accade di solito, la critica, la famosa e beneamata critica, la sostiene più dei risultati del botteghino e del consenso del pubblico. Infatti molte candidature ma pochi premi vinti.
Però, avati, ritorniamo alla domanda lasciata in sospeso: perché?
Vorrei che ci spiegasse perché il Laziale – come vede io ho usato il maiuscolo al contrario di come ho fatto per il suo nome e cognome – è una merda.
Tra l’altro, colto dalla curiosità, sono andato a leggermi qualche passo del suo “capolavoro” e devo dire che si tratta di un thriller poco emozionante, ho letto le pagine da dove si evince chiaramente che le frasi contro i Laziali sono fine a loro stesse. Non hanno un spiegazione logica nella loro elencazione. Non sono utili al percorso di scrittura. Direi, rimangono sospese e lontane da un senso determinante del racconto.
Lo sa cosa penso, caro avati? Penso che lei quella prima frase non l’ha soltanto messa lì, buttata lì ma che è estremamente convinto di ciò che ha scritto, talmente accecato dall’odio verso la tifoseria della Lazio, che poche righe di seguito l’ha confermato semmai ci fosse qualche ragionevole dubbio.
Mi perdoni, caro avati, ma se io scrivessi in un mio libro sul calcio – sono uno scrittore anch’io ma non penso assolutamente di essere un suo collega – che tutti i registi italiani sono delle merde, cosa penserebbe? E, se andassi più a fondo, scrivendo che tutti i registi di Bologna sono delle merde, lei cosa penserebbe?
Concludo, anche e non soltanto perché questa vicenda mi ha stancato e non intendo scrivere altro ritenendomi profondamente offeso nella terminologia, nel pensiero, nelle righe da lei scritte. Ma stia tranquillo che stanotte dormirò comunque.
La mia speranza è che la società Lazio intervenga a tutela e difesa del proprio nome ma, le ricordo, al contrario, che ai Laziali ci pensano i Laziali.
Con la speranza che il suo diavolo vada in archivio quanto prima, la saluto non molto cordialmente.
Avanti Lazio, avanti Laziali!

Augusto Sciscione

Nato a ottobre del 1977 sotto il segno della bilancia. Laureato in Giurisprudenza esercita la professione di avvocato. Ama lo sport in generale, ma le sue grandi passioni sono la pallacanestro e la Lazio. La prima gara vissuta da spettatore allo Stadio Olimpico è stata Lazio-Taranto che terminò 3-1 e riporto la Lazio in Serie A. Ha vissuto gli anni d'oro della Lazio di Sven Goran Eriksson ed il giocatore a cui è rimasto più legato è il Cholo Simeone. Ama i cani ed al momento ne possiede uno di nome Gazza.

Augusto Sciscione ha 5324 articoli e più. Guarda tutti gli articoli di Augusto Sciscione