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“Vincere a Bergamo”

Vincere a Bergamo.
Sotto certi aspetti, la vittoria di ieri mi ha ricordato quella nel derby di poche settimane fa. Una squadra dove la parola d’ordine è stata rimanere uniti qualsiasi cosa accada. Una compattezza d’organico che lascia ben sperare per il futuro.
E tutto ciò è stato ben visibile dall’approccio anche tattico alla partita. Un esempio su tutti: lo scambio di ruoli tra Immobile e Correa. Quest’ultimo in posizione più avanzata e con Immobile a ripiegare aiutando il centrocampo e, a volte, anche la difesa.
Potremmo dire davvero, la vittoria di tutti. Specialmente delle seconde linee. Non a caso il terzo gol nasce sull’asse Pereira-Muriqui che sembravano avere difficoltà ambientali ma che, probabilmente, faranno un girone di ritorno importante. Come l’esordio di Musacchio in difesa. Un calciatore dalla grande esperienza messa in mostra in pochi minuti. Ha toccato pochi palloni facendo cose semplici e questo, di solito, dimostra la sicurezza e la capacità del giocatore di livello.
Ma, ancora una volta, Simone Inzaghi ha rappresentato la capacità di leggere la partita, il riuscire a prevedere le mosse e dominare l’incontro fino alla fine. Un tecnico che potrà commettere anche degli errori parziali ma che è diventato, solo grazie alle sue grandi capacità e potenzialità, uno degli allenatori più importanti nel panorama nazionale e non solo. La speranza è che si leghi alla Lazio per moltissimi anni.
Incomprensibile, a proposito, l’intervista rilasciata nel dopo partita da Gasperini che evidenzia un’Atalanta padrona del campo e racconta come i tre gol della Lazio siano frutto del caso. Evidentemente l’allenatore bergamasco è vittima di un colpo di sonno o di un bieco accecamento dovuto alle scorie di una finale di Coppa Italia persa quando tutta l’Italia avrebbe voluto la sua squadra vincitrice. A sfavore di una Lazio sempre nell’occhio del ciclone mediatico.
Ecco come si creano conflitti, rivalità non soltanto sportive che il Laziale non cerca, non vuole e nemmeno se ne cura più di tanto.
Avanti Lazio, avanti Laziali!

Augusto Sciscione

Nato a ottobre del 1977 sotto il segno della bilancia. Laureato in Giurisprudenza esercita la professione di avvocato. Ama lo sport in generale, ma le sue grandi passioni sono la pallacanestro e la Lazio. La prima gara vissuta da spettatore allo Stadio Olimpico è stata Lazio-Taranto che terminò 3-1 e riporto la Lazio in Serie A. Ha vissuto gli anni d'oro della Lazio di Sven Goran Eriksson ed il giocatore a cui è rimasto più legato è il Cholo Simeone. Ama i cani ed al momento ne possiede uno di nome Gazza.

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