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Ciao Paolo…

Forse sarà stato per il nome. Di una semplicità sconvolgente. Già chiamarsi Rossi la dice lunga ma poi Paolo. L’Italia è piena di Paolo Rossi. Anche per questo possiamo dire che eri uno di noi. Un nome ed un fisico normale, normalissimo. Avresti potuto fare il ragioniere, l’impiegato di banca. Facevi il calciatore. Di te ricordo la velocità, il fiuto del gol, la tua capacità di realizzazione che iniziava dagli ultimi quindici metri. I tuoi gol sembravano tutti uguali. A vederli così, in modo approssimativo. A tre metri dalla porta, un tocco, un anticipo, un pallone accarezzato di testa.
Segnavi chiedendo scusa. Sembrava chiedessi scusa. Come se fossi passato lì per caso.
Possedevi quella dote che soltanto i grandi attaccanti possiedono. Riuscire a capire prima degli altri dove andrà a finire il pallone. L’anticipo mentale, poi quello fisico. Dove c’eri tu, c’era il pallone.
Quel sorriso convinto, quella gioia sempre contenuta dopo un gol e mai oltre le righe.
Ti voglio ringraziare per ciò che ci hai regalato, per la vittoria di un Campionato del Mondo ma, specialmente, per averci fatto comprender come, a volte e raramente, la semplicità di un personaggio, il desiderio di non apparire diventa determinante per la valutazione dell’uomo.
Forse sarà stato per il nome. Di una semplicità sconvolgente.
Ciao Paolo Rossi.

Augusto Sciscione

Nato a ottobre del 1977 sotto il segno della bilancia. Laureato in Giurisprudenza esercita la professione di avvocato. Ama lo sport in generale, ma le sue grandi passioni sono la pallacanestro e la Lazio. La prima gara vissuta da spettatore allo Stadio Olimpico è stata Lazio-Taranto che terminò 3-1 e riporto la Lazio in Serie A. Ha vissuto gli anni d'oro della Lazio di Sven Goran Eriksson ed il giocatore a cui è rimasto più legato è il Cholo Simeone. Ama i cani ed al momento ne possiede uno di nome Gazza.

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