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ESCLUSIVA – Massimo Barchiesi: “Su Immobile dette cose assurde. In Champions mi piacerebbe…”

Abbiamo avuto il piacere di ascoltare le opinioni di Massimo Barchiesi, una delle voci principali di “Tutto il calcio minuto per minuto”, che martedì scorso ci ha raccontato il successo europeo dei biancocelesti contro i russi dello Zenit. Il radiocronista RAI, che commenterà anche il match di domenica tra Lazio e Udinese, ci ha detto la sua sul percorso degli uomini di Inzaghi fino a questo momento e sul caos mediatico di questi ultimi giorni. Barchiesi ci ha poi raccontato anche qualche curiosità sul suo mestiere, dalle radiocronache di basket e della sua Lazio, alle difficoltà in questo periodo di pandemia. 

Si aspettava una Lazio protagonista in Champions e dove pensa passa arrivare? 

“Sinceramente no. È stata una sorpresa soprattutto per la capacità di adattarsi a giocare una competizione che non disputava da 13 anni. Merito principale è dell’allenatore, il quale ha trasmesso la mentalità giusta ai giocatori nel corso del tempo. La squadra è arrivata a giocarsi questa chance al momento giusto, dopo aver raggiunto la piena maturazione, e anche se i giocatori non hanno tanta esperienza nella competizione la qualità dei singoli è alta. Dura fare pronostici in questa stagione, l’obiettivo intanto è quello di arrivare agli ottavi. Mi piacerebbe che la Lazio possa essere l’Atalanta della scorsa edizione”. 

Che idea si è fatto della situazione mediatica attorno al mondo Lazio, dai tamponi al caso Immobile? 

“Sono state dette tantissime inesattezze negli ultimi giorni. Ho notato un forte accanimento contro la Lazio. Per quanto riguarda i tamponi ora aspettiamo che la procura di Avellino completi le indagini, però su Immobile sono state dette cose veramente assurde. Questo ragazzo non le merita, anzi, può insegnare a molte persone il significato della parola professionalità”. 

Che campionato le sembra? Chi prenderà il largo? 

“Come ho detto, questa è un’altra stagione davvero impronosticabile. A mio avviso nessuna squadra prenderà il largo, con molta probabilità lo scudetto lo deciderà il Covid. Chi riuscirà a gestire meglio la situazione alla fine prevarrà. Un po’ tutte le squadre sono già state colpite, la speranza è che sia finita qui ma non credo, e temo che la situazione rimarrà questa fino a maggio. C’è quindi un gruppo di squadre che si giocherà il titolo fino alla fine, e tra queste va inserito anche il Sassuolo. Ovviamente anche la Lazio può dire la sua fino alla fine, se la fortuna si ricordasse di passare dalle parti di Formello ogni tanto, perché questa squadra ha tutti i mezzi per puntare allo scudetto. È importante che i biancocelesti rimangano attaccati al gruppo di testa”. 

Lei è stato prima voce di “Tuttobasket” e sostiene di preferire questo sport. Che differenze ci sono tra raccontare il calcio e il basket? 

“Per come la vedo io il basket è lo sport più complicato da raccontare, perché non ci si ferma mai. Si viaggia su ritmi altissimi dall’inizio alla fine, proprio perché è il gioco che detta questa regola. Per una radiocronista è impossibile scendere di tono, per cui penso che sia molto più difficile raccontare una partita di basket piuttosto che una di calcio”. 

Il mestiere del cronista ai tempi del Covid. Cambia qualcosa? 

“È cambiato parecchio. Come per molte altre persone ora anche il mio lavoro si svolge in smartworking, eccezion fatta per le partite. Ma anche lì c’è una grossa differenza perché ora trasmettiamo da studio e non dallo stadio, tranne che per quelle dell’Olimpico. Per fortuna la tecnologia ci supporta e quindi possiamo svolgere da casa le stesse mansioni che solitamente svolgiamo in redazione. Chiaramente dallo stadio si ha la possibilità di vedere molte più cose”. 

Dopo molti anni, che sensazioni le dà oggi raccontare la Lazio per una trasmissione storica come “Tuttoilcalcio”? 

“Noi abbiamo un compito delicato, perché ci ascoltano dalla Val d’Aosta alla Sicilia. Io non ho problemi a dire che la Lazio gioca male, come è capitato recentemente con la Sampdoria. Allo stesso tempo, per un gol importante la spinta emotiva interna mi porta ad andare un gradino più in su di tono. Il tutto deve comunque avvenire nella massima imparzialità, e in quei novanta minuti è d’obbligo spogliarsi dei panni del tifoso”.