ANSA / ETTORE FERRARI / FRR-PAL

Si ritira l’uomo della “liberazione”, buona fortuna Pazzo!!!

Ci sono giocatori che pur non avendo mai indossato la maglia della Lazio hanno un posto nel cuore di ogni tifoso biancoceleste perchè in qualche maniera hanno contribuito con le loro gesta sportive a ridisegnare la storia calcistica della Capitale. I primi nomi che vengono in mente sono Alessandro Calori, Alan Kennedy, Jiri Vavra e soprattutto Giampaolo Pazzini. Non è poi così difficile ritrovare i motivi di tale affetto incondizionato nei confronti di questo attaccante che ha giocato in diverse squadre e sempre si è fatto apprezzare per le sue doti tecniche e per la sua professionalità. Il “Pazzo” così era il suo soprannome ha anche segnato gol importanti contro la Lazio come ad esempio nella finale di Coppa Italia del 2009 quando pareggiò l’iniziale vantaggio di Zarate, e realizzò anche il calcio di rigore nella serie finale, ma ahimè in quel frangente non riuscì a portare a casa l’ambito trofeo che rimase a Roma andando ad impreziosire la bacheca di una Lazio non certo scintillante.

Ed infatti l’anno successivo la squadra di Ballardini prima e Reja poi fece un campionato che definirlo pericoloso è poco. Era la notte del 24 aprile 2010 quando a Roma si respirava un’aria densa di contraddizioni dovuta al mischiarsi delle paure biancocelesti con la classica e storica boria giallorossa. Proprio in quelle ore c’era iniziava un delle giornate più frenetiche a livello emotivo che un tifoso laziale abbia mai vissuto, seconda solo al 14 maggio del 2000. La derelitta Lazio va a giocarsi nel pomeriggio la salvezza sul campo del Genoa di Gasperini mentre nel posticipo serale a Roma è attesa la Sampdoria di Del Neri che è in lotta per un posto in Champions.

Inizia la gara di Genova e Palacio porta in vantaggio i padroni di casa. Nella Capitale già suonavano le grancasse che ipotizzavano una memorabile doppietta (scudetto+ retrocessione) e sicuramente qualcuno aveva già preparato sciarpe o maglie commemorative. Quanta paura e quanta ansia in quegli attimi, ma per fortuna proprio nei momenti più bui e difficili la storia biancoceleste cambia. Come l’araba fenice che dalle sue ceneri rinasce più forte di prima i gol di Dias e Floccari ci riconsegnano al mondo reale e ci donano quel minimo di dignità necessaria per affrontare la serata. Il pensiero, infatti, andava inevitabilmente a cosa sarebbe accaduto di li a poco.

Inizia la gara di Roma con molti di noi che siamo in macchina o in treno di ritorno da Genova e questa credo fu la salvezza dei più deboli di cuore. Alla radio si sente una sinfonia giallorossa, con Giulio Delfino che descrive azioni offensive a non finire nemmeno fosse una squadra di Zeman, ma non vederle certe cose è stato di sicuro meglio. Segna il numero 10 della squadra che ad oggi non vince trofei da 4561 giorni e la fine, il baratro e quasi vicino. Non ci rimane che sperare in qualcosa di etereo più che in qualche giocatore perchè la Sampdoria era una buona squadra, ma di certo in quelle condizioni, era difficile prevedere chi avrebbe potuto salvarci da un destino quasi scritto. Ma proprio quando si arriva ad un bivio che ti può cambiare la vita arriva qualcuno che cambia e scombussola i destini di tutti noi. Chi vi scrive era al bivio di Orbetello e decidendo se tornare a Roma o dirigersi altrove continuò dritto verso casa con l’assoluta certezza che avrebbe anticipato il lockdown di 10 anni.

Per tutti gli laziali arrivò lui a quel bivio che ci prese per mano e ci portò in paradiso per un notte intera ed alla vita normale dal giorno dopo. Lo stacco di testa su cross di Cassano di Giampaolo Pazzini è come una foto di Anna Falchi che ogni volta che la vedi anche anni dopo ti riporta quel sorriso perchè ne apprezzi ancora l’eterna bellezza. Il secondo gol in scivolata su cross di Mannini invece è come l’incredulo urlo “Ho vinto… C’ho un cavallo che ha vinto” dell’Avvocato De Marchis in Febbre da Cavallo quando Soldatino vince la sua corsa, mentre il grande Gigi Proietti da buon romanista aveva già presagito tutto esclamando un “Sò rovinato”. Eh già ma non è stata la celeberrima tris di Gabriella a rovinare l’atavico destino dei giallorossi, ma fu proprio la doppietta del Pazzo!!!

Nella giornata di ieri si è ritirato ufficialmente dal calcio giocato Giampaolo Pazzini e non possiamo esimerci dall’augurargli le migliori fortune personali e professionali. A noi piace salutarlo e ricordarlo quando in una notte di primavera divenne più apprezzato dello spogliarello di Anna Falchi nel 2000 e distrusse più sogni di un brocco alle corse dei cavalli.

Buona fortuna Pazzo dai tifosi della S.S. Lazio 1900!!!

Augusto Sciscione

Nato a ottobre del 1977 sotto il segno della bilancia. Laureato in Giurisprudenza esercita la professione di avvocato. Ama lo sport in generale, ma le sue grandi passioni sono la pallacanestro e la Lazio. La prima gara vissuta da spettatore allo Stadio Olimpico è stata Lazio-Taranto che terminò 3-1 e riporto la Lazio in Serie A. Ha vissuto gli anni d'oro della Lazio di Sven Goran Eriksson ed il giocatore a cui è rimasto più legato è il Cholo Simeone. Ama i cani ed al momento ne possiede uno di nome Gazza.

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