Lazio, dalla Samp alla Juve: un tour de force in emergenza, vissuto con un gran cuore

Che quella in corso sarebbe stata una stagione impegnativa lo si sapeva, specie in relazione all’anno che si sta vivendo, e visti i numerosi impegni che attendevano la Lazio, si era a conoscenza anche del fatto che il dispendio di energie sarebbe stato tanto. Proprio ragionando su quest’aspetto infatti, più di qualcuno ha storto la bocca al termine della sessione di mercato estiva, in cui il tanto atteso colpo ad effetto in casa Lazio non è arrivato. La mossa intelligente della società però è stata quella di non vendere le pedine migliori e soprattutto di provare a rinforzare la panchina, anche a seguito delle prestazioni viste in campo post-lockdown.

Dopo le prime tre gare di questo campionato c’è stata la prima sosta per le nazionali, durante la quale la Lazio si preparava ad affrontare il suo primo tour de force, ovvero una serie di partite in fila tra Serie A e Champions League in cui gli uomini di Inzaghi hanno dovuto giocare un totale di 7 partite in un arco temporale complessivo che è andato dal 17 ottobre all’8 novembre, ovvero, di media, disputando una gara ogni tre giorni, di cui 4 partite di campionato e 3 di coppa.

L’inizio di questa tranche stagionale probabilmente non è stato dei migliori, in una gara che ha visto gli uomini di Inzaghi cadere a Genova sotto i colpi di una Sampdoria che è riuscita ad annichilire i biancocelesti, autori di una prestazione pessima a Marassi. La Lazio, priva del suo bomber Immobile, che ha saltato il match per squalifica a seguito dell’espulsione rimediata contro l’Inter, ha effettuato un solo tiro in porta con Luis Alberto, senza risultare mai davvero pericolosa. Lo stesso Inzaghi, al termine della gara, ha definito grave l’atteggiamento dei suoi senza appellarsi a nessun alibi per la brutta sconfitta subita.

La scossa ricevuta in Liguria però è servita senz’altro ai biancocelesti ad invertire la propria rotta immediatamente. Tre giorni dopo la Lazio ha vissuto il suo tanto atteso ritorno in Champions League, ospitando in casa il Borussia Dortmund e la squadra di Inzaghi non è sembrata neanche lontana parente di quella affossata pochi giorni prima dai blucerchiati. Un perentorio 3-1, con il ritrovato Immobile ad aprire le marcature, non ha dato scampo ai tedeschi che non hanno letteralmente saputo reagire in alcun modo ai colpi inflitti dai padroni di casa. Un autogol di Hitz e la rete di Akpa Akpro a chiudere il conto hanno reso inutile anche la possibile riapertura del match al 71’ di Haland.

Quattro giorni dopo, il 24 ottobre, ancora tra le mura amiche dell’Olimpico, la Lazio ha ospitato il Bologna di Sinisa Mihajlovic. Partita in totale controllo con Luis Alberto ed Immobile che regalano il doppio vantaggio ai biancocelesti, rendendo vana nel recupero la rete dell’ex De Silvestri, per il 2-1 finale del match.

Mercoledì 28 ottobre poi la seconda partita del girone di Champions, in Belgio, contro il Bruges. La Lazio è in piena emergenza per l’inizio della diatriba tamponi, visto che quelli effettuati dall’Uefa sembra abbiano riscontrato risultati diversi rispetto a quelli effettuati da alcuni calciatori in Italia. Si parla inizialmente di parametrazioni diverse, fatto sta che la squadra di Inzaghi viene letteralmente decimata e diversi titolari tra cui Immobile, Strakosha, Luis Alberto, Lazzari e Leiva sono costretti a restare a casa. I biancocelesti non demordono e riescono inizialmente anche a portarsi in vantaggio con Correa, contenendo peraltro gli avversari in tutto e per tutto. Solo al 42’ i padroni di casa riescono a pareggiare su rigore, portando il risultato sull’1-1, il quale poi non cambierà fino al triplice fischio del direttore di gara.

Il primo novembre la Lazio vola a Torino per la sesta giornata di campionato, dove ad attenderla c’è la squadra granata del presidente Cairo, in cerca di punti vista la sua triste situazione di classifica. La partita è di quelle all’ultimo respiro in cui succede davvero di tutto. La Lazio è ancora priva di Luis Alberto e Lazzari, con Immobile partito dalla panchina, nonostante questo sono proprio i biancocelesti a portarsi in vantaggio con Pereira al quarto d’ora. In meno di dieci minuti però il Torino riesce a ribaltare il risultato, pareggiando con Bremer e segnando su rigore con Belotti. Nella ripresa Milinkovic su punizione riporta la situazione in parità, su un 2-2 che dura fino a tre minuti dal termine, quando Lukic mette a segno il gol del 3-2 per i padroni di casa. Con la gara che sembra volgere al termine succede in realtà di tutto. In pieno recupero viene assegnato un rigore alla Lazio che Immobile, da ex ma anche da bomber vero con la freddezza che lo contraddistingue, mette a segno riportando il risultato in parità (3-3) ma non finisce qui. Si continua a giocare e tre minuti più tardi, Caicedo, con una giocata delle sue in area di rigore, insacca il gol del finale 3-4, regalando la vittoria ai suoi e lasciando a bocca aperta Cairo, Giampaolo e chiunque avesse già dato la Lazio per spacciata.

Tre giorni dopo la rocambolesca partita di Torino, la Lazio è di nuovo impegnata in Champions e di nuovo in piena emergenza per i problemi nei quali si era già imbattuta prima della trasferta di Bruges. Inzaghi riesce a portare con se in Russia solo 21 giocatori di cui 6 della primavera, con Immobile, Leiva, Lazzari, Strakosha e Luis Alberto, tra gli altri, ancora fuori. La gara con lo Zenit risulta abbastanza equilibrata e non regala grandissime emozioni, se non quella dei biancocelesti di riuscire a ben figurare nonostante le tante assenze e anche a non perdere, visto l’1 a 1 finale, nel quale al gol di Erokhin nel primo tempo, ha risposto Caicedo nel secondo, subentrato a Muriqi al 14’ della ripresa.

L’8 novembre, nel lunch-match della settima di campionato, la sfida di cartello contro la Juventus di Pirlo. Tra le fila biancocelesti si rivede finalmente Radu, in cabina di regia torna Luis Alberto ed in panchina Lazzari, ma dopo una vigilia piuttosto movimentata, Inzaghi deve continuare a fare a meno di Immobile e Leiva sempre per il discorso legato alla situazione tamponi. La Lazio dimostra fin da subito di essere in partita e di voler chiudere al meglio questo segmento di stagione prima della sosta per le nazionali, nonostante il vantaggio Juve che arriva al 15’ con il solito Cristiano Ronaldo. I biancocelesti non demordono riuscendo a contenere gli avversari in ogni modo non mollando fino all’ultimo ed anche oltre. A poco meno di un quarto d‘ora dalla fine una serie di sostituzioni che cambiano la partita, o che comunque influiscono parecchio sull’andamento delle due formazioni. Per la Juve esce Cristiano Ronaldo, per la Lazio invece subentrano Pereira ed Akpa Akpro che nel finale danno quella spinta in più ai padroni di casa per tentare arrembaggio e, nello stesso tempo, garantirsi una sicurezza nella propria metà del campo che non gli permetta di rischiare troppo. Al quinto ed ultimo minuto di recupero Marusic, indirizzato da Inzaghi verso l’area di rigore avversaria, batte un fallo laterale nella metà campo juventina, Correa riceve la palla ed in dribbling supera 4 avversari prima di servire a Caicedo l’assist per il gol del pareggio. Il numero 20 biancoceleste blocca il pallone col sinistro, si gira velocemente su se stesso e fa partire un destro che fulmina Szczesny e scatena la gioia dei suoi che accorrono tutti ad abbracciarlo in massa, Inzaghi in primis. 1 a 1 e triplice fischio dell’arbitro a sancire un pareggio più che meritato dai biancocelesti.

Sette gare complessive per la Lazio e solo una sconfitta in questa tranche stagionale in cui la formazione di Inzaghi è stata chiamata a fare gli straordinari nel vero senso della parola. Il k.o., peraltro, quello con la Sampdoria, è arrivato subito dopo la precedente pausa per le nazionali, poi 6 risultati utili consecutivi tra cui 1 vittoria e 2 pareggi in Champions League, e 2 vittorie ed un pareggio in campionato. Non male quindi per una formazione che ha giocato quasi sempre in condizioni di emergenza assoluta, motivo in più per apprezzare quanto fatto dai biancocelesti fin qui, nella speranza però che nelle prossime due settimane l’organico possa tornare a lavorare al completo ed a pieno regime, in previsione della ripresa.

Roberto Viarengo

Sono di Roma, classe 1981, Laziale da sempre. Laureato in Scienze e Tecnologie della Comunicazione presso l'Universitá la Sapienza di Roma, e con qualche esperienza di giornalismo sportivo alle spalle, sono attualmente impiegato presso una pubblica amministrazione. Le mie passioni a livello sportivo sono da sempre il basket Nba (sponda Lakers) ed ovviamente la Lazio. Prima volta allo stadio il 27/08/1986, l'inizio della stagione dei -9, con l'aquila sul petto della squadra di mister Fascetti e del bomber Fiorini, per sfidare Maradona e l'ex Giordano, da lì in poi è stato solo immenso Amore.

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