TATTICAMENTE PARLANDO – Analizziamo la “nuova” Juve di Pirlo, prossimo avversario della Lazio

Nel lunch match di domenica 8 novembre, la Lazio affronterà la Juventus di Andrea Pirlo.

Il neo-tecnico, ex giocatore bianconero, propone una nuova idea di gioco, come mostrato nella sua tesi di 30 pagine per l’esame di allenatore a Coverciano. I suoi principi sono: possesso, attacco, un gioco basato su moduli scomponibili e posizioni variabili. Un sistema complicato, che, fino ad ora, ha destato non pochi dubbi sul “Maestro”. Ovviamente, in poco tempo non era pensabile stravolgere totalmente una squadra, specie come la Juve, complici anche le molte defezioni a livello di organico. La stagione, però, stenta a decollare e l’anno si prospetta di transizione. Sebbene abituata a vincere, e riuscire farlo da 9 anni a questa parte, nel campionato 20/21 sembra sarà difficile ripetersi.

Finora la Juventus ha raccolto 12 punti, di cui 3 derivanti dalla vittoria a tavolino con il Napoli. Bottino non male, calcolato in 5 partite disputate, se non fosse che l’unico avversario degno di nota sia la Roma. Ciò che più realmente colpisce, è la non-identità almeno a livello di modulo di questa Juventus. Provati il 3-4-3, il 3-3-4, il 4-4-2, il 4-2-3-1, il 4-3-3, il 3-5-2, anche il 3-2-5, e domani contro la Lazio sembra orientarsi verso un 4-4-2, per cercare di contenere la forza della Lazio in ampiezza, quindi sulle fasce. Indipendentemente dai moduli Pirlo vorrebbe riuscire ad attaccare almeno sempre con 5 uomini, a ridosso della difesa avversaria. A risentirne maggiormente è l’equilibrio tra i reparti, dove spesso ci sono molti spazi per gli avversari. In fase di costruzione, anche lui predilige la costruzione dal basso, con il coinvolgimento del portiere, insistendo su un movimento continuo e dinamico della palla. Come riportato nella sua tesi: ”creazione del rombo di palleggio attorno al portatore palla, creazione ed occupazione degli spazi liberi, riconoscimento dei codici di gioco”. In parole semplici: aiutare i compagni in fase di costruzione e di palleggio in difficoltà, dettando passaggi per i compagni e liberarli se liberi da pressioni. Sfruttare l’ampiezza, grazie a 2 dei suoi esterni piazzati sempre larghi, sfruttando continui cambi di gioco per far muovere le difese avversarie. Tra i suoi dogmi, infatti: pressing per la riconquista del pallone, con un’intensità “mentale” oltre che fisica. Intensità, appunto, da riproporre in fase di transizione offensiva per colpire le difese avversarie.

Idee studiate ed emulate dai top club europei, che auguriamo a Pirlo, tecnico giovane ed innovativo, di instillare nella sua Juve il più presto possibile.