ESCLUSIVA – Bruno Giordano: “Lazio-Juve mi incuriosisce sotto vari aspetti. La squadra biancoceleste è stata la mia vita”

Bruno Giordano è stato il calciatore italiano più forte con cui ho giocato. In un Napoli-Lazio, ad ogni calcio d’angolo mi avvicinavo e gli dicevo: ‘Bruno, devi venire a Napoli’. Lui mi rispondeva: ‘Sei matto, se me ne vado da qui mi uccidono’. Parole di Diego Armando Maradona, sempre prodigo di elogi nei confronti del suo ex compagno di quella squadra scudettata che fece impazzire un’intera città. Un attestato di stima inequivocabile, che la dice lunga sul lignaggio di Bruno-gol che, prima di approdare all’ombra del Vesuvio, aveva vestito per circa tre lustri la maglia della Lazio, da sempre la sua squadra del cuore. Una passione forte, la sua, sbocciata precocemente nel popolare rione di Trastevere, palestra per la carriera luminosa di uno degli attaccanti più importanti della storia biancoceleste. Giordano è stato bomber vero, uno che segnava in tutte le maniere e per anni fu autentico spauracchio per le difese avversarie e per i malcapitati portieri (celebre vittima un certo Dino Zoff in un altrettanto famoso Lazio-Juve di fine anni Settanta). I suoi acuti, tantissimi e pregevolissimi, erano figli di un bagaglio tecnico straordinario, quasi inconsueto per gli attaccanti di oggi che, fatta qualche lodevole eccezione, non reggono il paragone con Bruno gol. Figlio di un altro calcio, quello dal sapore più antico e fascinoso, che Giordano, gentilmente concessosi ai nostri microfoni alla vigilia di Lazio-Juve, rievoca con una certa nostalgia.

Giordano, domenica la Lazio sarà di scena contro la nuova Juve di Pirlo: che sfida si aspetta all’Olimpico?

“Lazio-Juve è la classica partita di cartello, la gara mi incuriosisce sotto molti aspetti, la Lazio è reduce da un ottimo pari in Champions, dove sta facendo bene, e vuole risalire in campionato dopo il rocambolesco successo contro il Toro. Compito sicuramente non facile per la squadra di Inzaghi che, oltre alla possibile emergenza legata al Covid, sarà alle prese con una Juve che, nonostante le prime uscite non esaltanti, resta, a mio giudizio, una delle principali candidate per la vittoria finale”.

Immobile è in dubbio per le note vicende delle ultime ore e a guidare l’attacco biancoceleste sarà probabilmente il redivivo Caicedo, l’uomo della provvidenza: che giudizio ha di lui?

“Felipe è un giocatore importante, che ha sposato il progetto Lazio con entusiasmo. Stava sul punto di partire, è vero, ma la profonda stima di Inzaghi ha fatto sì che rimanesse ancora in maglia biancoceleste. E’ un attaccante funzionale alla squadra, capace di aprire spazi per gli inserimenti dei centrocampisti e ha lo straordinario merito, inoltre, di non mollare mai, di crederci sempre, come dimostrano i gol della passata stagione, a tempo scaduto, contro Sassuolo e Cagliari fino al Toro, sua ultima vittima. Alla Juve, se non vado errato, fece già male la scorsa stagione e ho l’impressione che anche domenica farà una grande partita”.

E  Muriqi?

“Finora ha giocato col contagocce, non lo conosco benissimo, ma se la società ha fatto questo importante investimento ci sarà un motivo. Il kosovaro ha una struttura fisica imponente, è reduce dal problema del Covid, si è allenato poco con il gruppo. Credo che Inzaghi faccia bene ad aspettarlo ancora, quando avrà trovato la condizione fisica migliore e la giusta intesa con i colleghi di reparto e gli uomini di centrocampo vedremo, a mio avviso, il miglior Muriqi”

Dall’attacco alla difesa… La Lazio dietro continua a palesare difficoltà: figlie, secondo lei, anche della campagna acquisti estiva?

La società ha operato delle scelte, condivisibili o meno, ritenendo più opportuno spendere in attacco in vista delle tre competizioni. In difesa la situazione è rimasta pressochè invariata, è tornato Hoedt in luogo di Bastos, mentre sulle fasce qualcosa si è perso viste le contemporanee partenze di Lukaku e Jony; è arrivato Fares, è vero, l’ex Spal l’ho visto bene finora, ma la coperta, come si dice, è sempre corta. Inoltre la Lazio pratica un calcio molto propositivo e qualcosa inevitabilmente concede agli avversari. Non credo sia tanto un problema di modulo quanto di un calo di attenzione come dimostrano le ultime due sfide contro Toro e Zenit”.

Bruno Giordano è stato la Lazio: che ricordi ha della sua lunga avventura con l’aquila sul petto?

“Momenti bellissimi che porterò sempre nel cuore, la Lazio del resto è stata la mia vita, ha scandito il mio percorso di uomo e calciatore, devo tanto alla società di cui sono tifoso fin da bambino. Di ricordi ne ho tanti, su tutti l’emozione del mio esordio a Genova contro la Samp (ottobre 1975), quando nel finale siglai la rete decisiva e io, ragazzino debuttante, scoppiai in lacrime… Poi la doppietta a Zoff con quel pallonetto delizioso e la corsa sfrenata sotto la Nord, la vittoria del campionato Primavera (1975): sono passati oltre quarant’anni ma se ci ripenso mi vengono ancora i brividi”.

Libero Marino

Esperienze lavorative: Provincia, Ciociaria Oggi, CittaCeleste e LazioPolis

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