TATTICAMENTE PARLANDO: L’analisi del Torino di Giampaolo, prossimo avversario della Lazio

Dopo il travagliato via libera per la partita odierna tra Lazio e Torino, andiamo ad analizzare tatticamente l’avversario dei biancocelesti. I granata, quest’anno guidati da Marco Giampaolo, hanno decisamente cambiato volto, almeno tatticamente, rispetto all’assetto di Walter Mazzarri.

Giampaolo, fautore del 4-3-1-2, è stato definito più volte come un allenatore “dogmatico”, criticato per il suo idealismo, sovente non corrispondente alla realtà dei risultati. Amante dello studio e soprattutto della geometria, in campo vuole ritrovare forme e triangolazioni, che sono le sue combinazioni preferite e da queste prende forma una sua squadra. Molto legato alle sue idee di calcio ed ai suoi principi tattici, ha rivoluzionato il Toro, a partire dalla difesa a 4, punto cardine del suo pensiero, per il quale si ispira a Sacchi. A differenza dell’impostazione “mazzarriana” con il 3-5-2, a sua detta “ha ampiezza, profondità e linee di gioco geometriche, ma manca il riferimento dei quattro uomini della linea difensiva, che va sempre ricostruito”, prediligendo questo assetto in primis per la costruzione dal basso, in secundis per il tipo di concezione difensiva che ha in mente, occupare lo spazio, ma indipendentemente dall’avversario.

L’aspettativa di Cairo, e dei tifosi, era quella di riuscire a rivedere il Giampaolo che ha ottenuto ottimi risultati con Empoli e Sampdoria. Un sistema di gioco attraverso il quale il tecnico, nativo di Bellinzona, mira a guadagnare una superiorità numerica e tecnica nella zona centrale del campo, pur sacrificando leggermente la copertura dell’ampiezza. I terzini sono infatti gli unici esterni di ruolo, con le mezzali e le due punte che si possono allargare a seconda delle situazioni verso la linea laterale del campo. Il vero focus, dell’allenatore nato in Svizzera, è quindi dalla metà campo in su, con l’utilizzo del rombo dei centrocampisti e più precisamente costituito da un mediano, due mezzali d’inserimento ed un trequartista. Mediano in grado di dettare i tempi di gioco della squadra, e dotato tecnicamente, che sappia riprodurre le tanto amate geometrie volute e studiate dal tecnico. Trequartista, anch’esso dai piedi educati che funga da vero e proprio fantasista offensivo, ancor meglio se dotato fisicamente, per poter ricevere spalle alla porta ed effettuare sponde per i propri compagni. Infatti il possesso palla delle sue squadre, sia in costruzione ma ancor più in transizione offensiva, prevede che la palla viaggi in verticale, cercando di guadagnare metri in campo con il lavoro di ricezione spalle alla porta degli attaccanti e del trequartista, che scaricano la palla per l’avanzamento/inserimento dei centrocampisti. Dunque difesa alta, densità centrale, palleggio e triangolazioni che portino a una supremazia territoriale nella metà campo avversaria, attaccanti mobili che vengano incontro per gli inserimenti delle mezzali. Finora dal sistema di Giampaolo, il solo a giovarne sembra sia stato “il Gallo” Belotti, capitano e certezza dei granata, il quale ha messo a segno 5 reti in 4 partite disputate, nelle quali però il Toro ha raccolto 1 punto.

Il progetto tattico di Giampaolo è ambizioso e mira a quello che viene definito “bel calcio”, ma che abbiamo potuto ammirare realmente, purtroppo, come già detto, solamente con Empoli e Sampdoria.