ESCLUSIVA – Vincenzo D’Amico: “Contro il Torino sarà importante esibire lo stesso spirito di Bruges. Confido molto nelle capacità di Inzaghi. ” E su quella stagione in maglia granata…

Versare Vincenzo D’Amico in un solo articolo è come ridurre il mare a una goccia d’acqua. Ad impedirlo, del resto, è il suo corposo curriculum con l’aquila sul petto, tre lustri (scusate se è poco…) inframmezzati solo dalla breve parentesi a Torino. D’Amico è la bandiera che non si ammaina, è stato ed è un’icona del mondo biancoceleste, testimone e mirabile interprete di tante Lazio, squadra cui ha dato tutto senza mai risparmiarsi. A distanza di anni (nel lontano 1986 il suo congedo definitivo) il nome di quel ragazzo venuto da Latina, che con il suo smisurato talento faceva impazzire le difese avversarie, continua a suscitare brividi specie in chi non denuncia più un’anagrafe giovanissima. E’ stato genio e sregolatezza, talento dalla classe cristallina, singolarmente svezzato da quel gruppo di matti capitanato da Chinaglia, capace di vincere lo scudetto cui D’Amico, non ancora ventenne, diede il suo significativo contributo. Poi gli anni bui riscattati dall’orgoglio di chi sente quella maglia come una seconda pelle, con la squadra a un passo dal baratro, scongiurato anche dalle sue prodezze (memorabile la sua tripletta al Varese). Con l’emblema di una lazialità verace, gentilmente concessasi ai nostri microfoni dal Portogallo dove si è stabilito nell’agosto dello scorso anno, proviamo a giocare la sfida di domenica pomeriggio tra Torino e Lazio, le squadre che hanno segnato in modo indelebile la sua lunga e gloriosa carriera.

Salve D’Amico, e grazie per la consueta disponibilità. Domenica si affronteranno due squadre a lei particolarmente care: che gara sarà Torino-Lazio?

“La gara di domani non si annuncia facile per i biancocelesti, alla luce delle tante assenze. Sarà importante esibire lo stesso spirito di Bruges, la Lazio mi è piaciuta molto mercoledì sera contro i belgi. In ogni caso, al di là degli uomini che scenderanno in campo e del modulo che il mister adotterà, credo che la Lazio goda dei favori del pronostico; la squadra di Inzaghi vanta maggiore qualità nei confronti di un Torino in difficoltà; confido molto nella capacità di Inzaghi di interpretare una sfida difficile che la Lazio comunque potrà fare sua.”

Lei ha legato per tantissimi anni il suo nome alla Lazio, ma il suo curriculum annovera anche una stagione con la maglia del Toro: che ricordi conserva di quella breve esperienza?

“Fu un anno molto bello, indossare la maglia di una società gloriosa come il Torino fu molto stimolante. La squadra granata mi spalancò le porte della Nazionale, ebbi inoltre il privilegio enorme di essere allenato da Ercole Rabitti, maestro e gentiluomo, persona d’altri tempi che mi ha insegnato molto: una figura straordinaria che strideva non poco con il mondo del calcio, quello con la C maiuscola per intenderci”.

La Lazio, invece, è stata un po’ la sua seconda casa: quali sono stati i momenti più significativi della sua lunga avventura in maglia biancoceleste?

“Ci vorrebbe un libro per menzionarli tutti, del resto alla Lazio ho trascorso 15 anni, ho dei ricordi bellissimi, dallo scudetto fino alle sfide epiche per non retrocedere. Se proprio devo scegliere un momento, dico il mio esordio con l’aquila sul petto. Era il maggio del 1972, non ero ancora maggiorenne, e stavo per raggiungere con la Primavera il Flaminio quando un dirigente di allora mi comunicò, con mio sommo stupore, la convocazione in prima squadra. Il giorno successivo il mitico Maestrelli (con Chinaglia l’emblema di quella squadra straordinaria) mi fece partire dall’inizio: il mio nome figurava tra i titolari, un sogno che si avverava…”

Torniamo al presente: la campagna acquisti operata dalla società l’ha soddisfatta?

“Sono state fatte delle scelte, qualche investimento c’è stato, non c’è dubbio, ma si è ragionato più in ottica campionato. A mio giudizio, una squadra come la Lazio necessitava di qualche rinforzo in più anche in chiave Champions, ovviamente mi auguro di essere smentito. Per ora, dei nuovi arrivati, mi ha abbastanza convinto Fares, bravo a calarsi subito con personalità nel ruolo del vice – Lulic; Muriqi, che finora abbiamo visto pochissimo, mi incuriosisce, i tifosi si aspettano tanto da lui; bravo anche Akpa Akpro, una delle sorprese di questo avvio, non avrà la stoffa del campione ma ho l’impressione che sarà molto funzionale alla squadra”.

Quanto è cresciuto invece Luis Alberto?

“Sul suo conto non ho mai avuto dubbi. Lo spagnolo è un dieci autentico, capace di giocate straordinarie. E pensare che era venuto a Roma destinato a recitare il ruolo di vice – Candreva. Dopo un primo anno anonimo, complice qualche problema fisico, si è riscattato a suon di assist e gol diventando il faro di questa squadra. Un campione assoluto”.

E’ periodo di compleanni illustri: prima Pelè, poi Maradona: chi è stato il più grande?

“Difficile rispondere, è un giudizio molto soggettivo. Io ho avuto la fortuna di giocare contro entrambi, con Pelè ai tempi del Cosmos di Chinaglia a metà degli anni Settanta e con Maradona un paio di volte qualche anno più tardi. Due fenomeni veri del calcio mondiale, a parlare per loro sono i numeri. Talenti incredibili che probabilmente non rivedremo più. Detto questo, l’idolo indiscusso della mia gioventù è stato un altro grande argentino: Omar Sivori”.

Quanto è cambiato il calcio rispetto ai suoi tempi?

“Il football è una metafora della nostra società. Tutto cambia, si evolve, e il pallone non fa eccezione. Indubbiamente il calcio, rispetto alla mia epoca, ha conosciuto dei cambiamenti radicali sotto tanti punti di vista. La svolta si è registrata a metà degli anni Novanta con la famosa “legge Bosman”, spartiacque tra il calcio antico e moderno. Poi l’avvento delle tv a pagamento ha fatto il resto. Ai miei tempi gli incassi erano rappresentati solo dal botteghino, oggi invece la tv ha fagocitato tutto. Il cambiamento non ha poi risparmiato l’aspetto tecnico del calcio, sempre più votato alla velocità e alla forza fisica. Il calcio continuo a guardarlo, ma il più delle volte mi annoio”.

Libero Marino

Esperienze lavorative: Provincia, Ciociaria Oggi, CittaCeleste e LazioPolis

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