“Tre indizi, una prova”

L’azzurro non ama il biancazzurro. Sembrerebbe una contraddizione in termini. Invece, in fin dei conti, non lo è.
Il 15 giugno del 1974, durante i Mondiali in Germania, uscendo per una sostituzione a dir poco fantasiosa, il centravanti della Lazio, Giorgio Chinaglia, manda “a fare un viaggio a sfondo erotico” il ct Valcareggi.
Durante i Mondiali in Brasile, Beppe Signori, viene costretto dal ct Sacchi a ricoprire il ruolo di terzino vedendo umiliate le sue potenzialità realizzative e sacrificate per un gioco “totale”.
Quello che sta accadendo a Ciro Immobile in questa fase dei “finti” Europei rimane la cosa più deprimente e dissacrante alla quale potevamo essere costretti ad assistere.
Non sto qui a riportare tutti i record battuti in questi anni, i primati nelle classifiche come capocannoniere, addirittura la conquista della Scarpa d’Oro che lo ha visto quest’anno protagonista assoluto in Europa. Osannato in tutti i campi di calcio europei, acclamato da giocatori di livello e protagonisti nel calcio che conta. Ma tutto ciò non basta.
Relegato a comparsa. A comprimario di seconda fascia come un qualsiasi centravanti da dieci gol a campionato.
Questa è la politica del calcio nazionale. Questa è la vera e sola emarginazione.
Una comunicazione connivente con le regole dell’approssimazione, dell’accantonamento volontario e programmato, il silenzio ad orologeria che mette in ombra calciatori solo perché colpevoli di vestire la maglia con il simbolo dell’Aquila.
L’assoluta mancanza di riprodurre la verità. Le zone d’ombra dove collocare vittorie, record, coppe considerando tutto ciò un aspetto da non evidenziare e da tenere il più possibile nascosto.
Chinaglia, Signori, Immobile.
Domani chissà a chi toccherà trovarsi a giocare in un campo con i riflettori spenti volontariamente. Chi sarà l’oggetto del contendere grazie al quale la menzogna viene legittimata.
Si è avuto il coraggio di rimproverare Immobile per un gol sbagliato che sarebbe costato i tre punti all’Italia.
Bene. Ed è qui che si trova la firma della malafede.

Pierpaolo Gentili

Scrittore, sceneggiatore e regista. Organizza laboratori di scrittura creativa. Tra le sue pubblicazioni più recenti: “La luna, inevitabilmente, e la vita”, “A testa alta” con Paolo Arcivieri, “Banco...Mat”, “L'amore rende belli” con Fabiola Cimminella, “Calcio d'inizio”. Tra gli incarichi assunti: Responsabile dell’ Ufficio Stampa del Notegen Club, del Teatro al Borgo e dell’ Associazione Culturale “Giano Bifronte”, redattore delle riviste culturali “Orizzonti”, “Versicolori”, Direttore Editoriale della rivista “Supertifo” con Daniele Caroleo. Conduttore radiofonico e opinionista presso emittenti locali, fondatore della rivista “Diffidare dalle Imitazioni”. Regista del film “Quel coniglio è un predatore”, scritto con Federico Rinaldi. Premi vinti: quattro volte segnalato al Premio Internazionale Eugenio Montale, il “Città di Giungano”, il “Premio Tritone”. Il “Premio Mondatori” nel 2018. Fa parte della Giuria del “Premio di letteratura calcistica Gabriele Sandri”.

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