ESCLUSIVA – Ernesto Calisti: “Con la Samp sfida non facile. Mi aspettavo qualcosa in più dal mercato della Lazio.” E quel gol al Marassi…

La Lazio riparte da Genova. La squadra di Inzaghi, a dispetto delle tante assenze, proverà a violare il terreno di gioco di Marassi, prodigo di punti nel recente passato. Dopo il blitz di Cagliari, la Lazio ha collezionato solo un punto, all’Olimpico, tra Atalanta e Inter. Una vittoria contro gli uomini di Ranieri, oltre a muovere in modo significativo la classifica, rappresenterebbe un’ottima iniezione di fiducia in vista del debutto in Champions League contro i tedeschi del Borussia Dortmund. Alla vigilia della sfida contro i blucerchiati, abbiamo raccolto le impressioni di un indimenticato difensore del passato. Stiamo parlando di Ernesto Calisti. Cinquantacinque anni compiuti lo scorso luglio, l’ex calciatore romano è cresciuto calcisticamente nel vivaio della Lazio, dove ha militato dal 1984 al 1987, per poi legare il proprio nome anche a Fiorentina e Verona. Il suo curriculum calcistico si sarebbe poi arricchito di esperienze in altri club importanti fino ad esaurirsi, nel 2004, a Monterotondo.

La sfida con la Doria si avvicina: che Lazio si aspetta sabato pomeriggio a Genova?

“Si annuncia per la Lazio una sfida non facile alla luce delle tante assenze che costringeranno Inzaghi a reinventare il reparto difensivo. La Sampdoria è una squadra che davanti ha qualità e può mettere in difficoltà la Lazio attuale, una squadra forte ma a mio avviso incompleta. Servirà una prova di grande carattere per aver ragione della squadra di Ranieri”.

Si riferisce alla sessione di mercato estiva?

“Evidentemente sì. Mi aspettavo sinceramente qualcosa di più, la società avrebbe dovuto colmare quelle lacune che la parte finale della scorsa stagione ha messo brutalmente a nudo. A questa squadra manca un difensore esperto, un altro Acerbi sarebbe servito a completare un pacchetto arretrato carente, a mio giudizio, anche sugli esterni. E’ stato preso Fares, calciatore buono per carità, ma più votato a offendere che a difendere. Lo stesso ritorno di Hoedt non mi entusiasma più di tanto, l’olandese non sposta gli equilibri, così come sono scettico su Escalante. Chi mi incuriosisce è invece Muriqi, la stagione è lunga e il kosovaro darà il suo contributo là davanti”.

La Lazio ha raccolto un solo punto nelle ultime due sfide: che squadra è stata nelle prime uscite?

“I biancocelesti mi erano piaciuti molto a Cagliari dove hanno esordito in campionato con grande personalità portando a casa tre punti meritati. Il primo esame importante contro l’Atalanta non è stato fortunato, l’1-4 finale è stato troppo severo per la Lazio, punita oltre i suoi demeriti: l’ultima sfida, quella contro la super Inter di Conte, a tratti mi ha anche entusiasmato: sotto di un gol, i biancocelesti mi sono piaciuti sul piano caratteriale e, trovato il gol del meritato pari, hanno finito per dominare fino alla fatale espulsione di Immobile…”

Facciamo un po’ di amarcord. La Samp è stata la sua unica vittima in campionato: ci racconti quel pomeriggio di 36 anni fa…

“Genova mi rievoca bei ricordi, l’impianto ligure, del resto, è stato teatro del mio unico gol in maglia biancoceleste. Era il dicembre del 1984 e la Lazio, allora allenata da Lorenzo, era di scena a Marassi contro la grande Sampdoria di Roberto Mancini, quella che qualche anno più tardi si sarebbe laureata campione d’Italia. I padroni di casa dominarono il primo tempo, chiudendolo in doppio vantaggio in virtù delle reti di Mancini e Salsano. Nella ripresa, dopo aver rischiato di prendere il terzo, la Lazio accorciò sottomisura con il sottoscritto per poi pervenire al definitivo pari di Batista. E pensare che Laudrup, nel finale, sfiorò anche il gol del clamoroso sorpasso…”

Altri tempi, altro calcio…

“Decisamente sì. Ho avuto il privilegio di giocare in serie A quando il nostro era senza dubbio il torneo più affascinante e difficile. Gente come Maradona, Platini, Zico e Falcao illuminavano la scena, oggi il livello è molto più modesto e, fatta qualche eccezione, non ci sono fenomeni in giro. Oggi si raggiunge molto più facilmente la doppia cifra, ai miei tempi appannaggio di pochi calciatori. Complice anche un nuovo modo di interpretare una fase difensiva molto più deficitaria rispetto ai miei tempi, quando il difensore ti concedeva le briciole…”

La sua favorita per lo scudetto?

“Credo che sia l’anno dell’Inter. La squadra di Conte si è notevolmente rinforzata e proverà a intaccare il primato della Juve, che in questo avvio di stagione non mi ha particolarmente convinto. Pirlo è un grande conoscitore di football ma, alla prima esperienza, potrebbe pagare dazio. Alle spalle di nerazzurri e bianconeri vedo il Napoli seguito da Lazio e Atalanta, poco più indietro la Roma, rinforzatasi  con il recente arrivo di Smalling”.

Libero Marino

Esperienze lavorative: Provincia, Ciociaria Oggi, CittaCeleste e LazioPolis

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