ESCLUSIVA – Roberto Muzzi: “La trasferta a Cagliari duro esordio per la Lazio. Sono tifoso biancoceleste fin da bambino. E quel giorno a Trigoria…”

La redazione di NoiBiancocelesti ha inteso contattare l’ex calciatore della Lazio, Roberto Muzzi, per un’intervista nel giorno del suo compleanno.

Roberto Muzzi nasce a Roma il 21 Settembre del 1971 e, dopo aver fatto la trafila nelle giovanili della Roma, esordisce in Serie A nella stagione 1989-90. Da sempre tifoso laziale, la sua carriera è caratterizzata dalle stagioni a Cagliari e a Udine, dove supera costantemente la doppia cifra in termini di reti. Nelle sue due stagioni alla Lazio indossa la casacca biancoceleste per 39 presenze, segnando 4 reti.

Roberto buongiorno e tanti auguri, l’anno prossimo fai cifra tonda 50 anni.
“Grazie sto diventando vecchio! (ride, ndr)”

Hai appena preso il patentino da allenatore: com’è Roberto Muzzi in panchina?
“Si, dopo l’esperienza sulla panchina di Empoli in serie B lo scorso anno, ho preso il patentino insieme a Pirlo questa estate. Collaboro con la dirigenza dell’Arezzo adesso, la stessa della Lupa Frascati, una società seria. Mi piace praticare un calcio offensivo, partendo dal basso con tanto possesso palla. Ho imparato molto anche dalle mie esperienze da secondo allenatore.”

Sabato ci sarà Cagliari-Lazio la tua partita del “cuore”….
“È vero giocheranno le squadre che più mi porto dentro. La Lazio è la squadra per cui tifo fin da bambino mentre il Cagliari è stata l’esperienza più bella, senza dubbio, della mia carriera da calciatore.”

Che partita sarà?
“Il Cagliari si è molto rinforzato durante il calciomercato: è una bella squadra, sarà un duro esordio per la squadra di Inzaghi. Ma allo stesso tempo la Lazio è una big del campionato, dovrà fare attenzione e avrà il vantaggio di giocare in uno stadio con soli mille spettatori. Lo stadio di Cagliari è sempre un catino bollente di entusiasmo, ti sa dare qualcosa in più.”

Cosa ricordi dell’esperienza in terra sarda? Ti hanno anche incluso nella loro Hall of Fame.. 
“E’ un orgoglio per me. Gli anni a Cagliari sono stati fondamentali, mi hanno fatto crescere come calciatore e come uomo. La gente sarda mi ha trattato come un figlio in quegli anni, e rimarrà per sempre nel mio cuore.”

La tua carriera è stata anche una sorta di conflitto tra la tua fede calcistica, la Lazio, e la Roma, che ti ha portato al grande calcio.
“Sarò sempre grato alla Roma perché mi ha dato la possibilità di diventare un calciatore di Serie A, ma sin da piccolo il mio cuore è biancoceleste. A sette anni mio zio mi portò allo stadio: era la Lazio di Laudrup e Giordano. Mi innamorai di quei colori, a casa mia erano tutti della Roma…”

L’aneddoto di quando entrasti nello spogliatoio della Roma con l’aquilotto al collo è da raccontare…
“La Roma mi chiamò a casa per la prima convocazione in prima squadra. Corro con il borsone a Trigoria, accompagnato da mio padre. Nella fretta mi scordo ti togliere la catenina con l’aquila, che avevo sempre al collo. Arrivo sulla porta dello spogliatoio e trovo Bruno Conti, che non mi fa entrare. ‘Non entri se non ti levi quella…’. Dietro di lui c’erano Sebino Nela e un altro bestione: non ho potuto rifiutare…”

Una bella accoglienza…
“Dopo quell episodio non mi hanno detto più niente. Hanno apprezzato il mio impegno e la professionalità, nonostante tutti conoscessero la mia fede.”

Anche con i tifosi giallorossi non hai avuto problemi?
“Nessun tipo di problema quando ho vestito la loro maglia, gli unici problemi li ho avuti quando ero sulla loro panchina il 26 maggio: ero il secondo di mister Andreazzoli. Ma li posso capire in quel caso, mi vedevano come il nemico…”

Hai rimpianti per la tua esperienza alla Lazio?
“Sicuramente ne ho tanti di rimpianti: ho sempre sognato di indossare la maglia del mio cuore. Sono arrivato in una stagione difficile e a causa di brutti infortuni ho giocato poco, purtroppo. Anche se, comunque, ho avuto modo di giocare la Champions e di vincere una Coppa Italia con la mia squadra.
Contro il Palermo ho anche segnato il goal della matematica salvezza, nella prima drammatica stagione del presidente Lotito, dopo aver rischiato il fallimento.”

Come giudichi il mercato della Lazio a cinque giorni dall inizio del suo campionato?
“Credo che il presidente e Tare rinforzeranno questa squadra. Con qualche innesto mirato la Lazio può  anche puntare allo Scudetto. Sarà una stagione importante e ci sarà pure la Champions League da onorare. Mister Inzaghi ha fatto le sue richieste e andrebbe accontentato…”

Avresti previsto una carriera da allenatore così brillante per il tuo ex compagno di squadra, Simone Inzaghi?
“Simone era un fenomeno, si studiava tutti i difensori che lo avrebbero marcato la partita successiva, conosceva tutti. Sicuramente non me lo sarei aspettato a questi livelli, visto che rompeva le scatole a tutti gli allenatori che abbiamo avuto! (ride, ndr)

Come giudichi la riapertura degli stadi seppur minima?
“Il calcio senza tifosi è niente, sembra finto. Anche i ritmi delle partite ne risentono, si assiste a partite lente, con le emozioni soffocate. È un bene che abbiano deciso un graduale ritorno alla normalità.”

Ti piacerebbe tornare alla Lazio come allenatore tra qualche tempo?
“Certo che mi piacerebbe, sarebbe un sogno, anche se adesso mi piace quello che faccio. Mi aiuta a crescere.”

Ti ringrazio per la tua disponibilità.
“Un saluto a tutto il popolo biancoceleste! Forza Lazio sempre!”