ESCLUSIVA – Rizzolo: “Senza la tragedia del Covid la Lazio poteva vincere il campionato. Mercato? La società opera in modo oculato e ha portato risultati”

La redazione di NoiBiancocelesti ha contattato l’ex calciatore ed attaccante della Lazio Antonio Rizzolo per rivolgergli qualche domanda sul mercato e sulla sua storia nella squadra capitolina.

Antonio Rizzolo è nato ad Orvieto il 22 aprile 1969 e, dopo aver fatto tutta la trafila nel settore giovanile della Lazio, debutta nello storica squadra dei meno 9 nel 1986. Resta alla Lazio per tre stagioni, totalizzando 42 presenze e 6 reti. Nella sua lunga carriera indosserà poi le maglie di Atalanta, Palermo e Lecce tra le altre. Attualmente è allenatore della formazione primavera della Salernitana.

Antonio buongiorno, vorrei iniziare dalla stretta attualità e chiederti come giudichi il mercato della Lazio a pochi giorni all’inizio del campionato…

“Ormai conosciamo come opera la società e questo modo oculato di fare mercato ha portato risultati. Inzaghi e la dirigenza in questi anni hanno costruito questa squadra, aggiungendo ogni anno i pezzi mancanti. Hanno mantenuto intatta  l’ossatura portante del team, non vendendo i pezzi migliori e cercando i giocatori più utili al gioco del mister, in modo da alzare sempre più l’asticella.”

Come giudichi in quest ottica gli innesti di Fares e Muriqi, ufficializzati in questi giorni?

“Fares ha fatto un’ottima stagione con la Spal di mister Semplici due anni fa, quando insieme a Lazzari sono saliti alla ribalta. È un calciatore che fa della velocità e della tecnica il suo biglietto da visita. Per me è un ottimo acquisto. Muriqi invece non lo conosco bene, ma per lui parlano i goal fatti ovunque ha giocato e i soldi spesi per comprarlo. È il secondo acquisto più costoso della gestione Lotito e il Ds Tare quando ha campo libero a livello economico, difficilmente sbaglia un colpo. Sicuramente con la sua stazza aprirà spazi per Ciro Immobile e renderà ancora più completo l’attacco biancoceleste.”

A poco meno di una settimana dall’inizio del campionato, in un’ipotetica griglia di partenza, dove collochi la squadra di Inzaghi?

“Sicuramente se la può giocare con la Juventus, come ha dimostrato di poter fare lo scorso anno. Se non ci fosse stata la tragedia del Covid, la Lazio poteva anche vincere il campionato. Adesso aspettiamo di vedere come e quanto si rafforzeranno le altre squadre concorrenti. Atalanta, Napoli e Inter secondo me, insieme alla Lazio si giocheranno i posti Champions. Un gradino sotto ci sono il Milan e la Roma.”

La Roma dei nuovi proprietari americani pare aver messo le mani su Kumbulla, giovane difensore oggetto dei desideri del mercato biancoceleste…

Capisco il malumore dei tifosi laziali, ma la Roma si deve rafforzare in tutti i reparti e dovrà fare a meno di Zaniolo per tutta la stagione. E’ normale che la nuova proprietà qualche mossa dovesse compierla…”

Antonio parliamo dei tuoi anni alla Lazio: tu arrivi in prima squadra nell’anno della penalizzazione di 9 punti e resti per 3 stagioni, che a loro modo sono storiche per la società biancoceleste…

“È vero, ero giovanissimo e ho fatto parte della squadra, quella dei meno nove, che rimarrà scolpita nella memoria di ogni tifoso Laziale. Eravamo una squadra fortissima per la categoria, infatti senza i punti di penalizzazione avremmo vinto il campionato senza difficoltà. Dovemmo invece combattere fino all’ultimo secondo. I goal di Giuliano Fiorini contro il Vicenza e poi quello di Fabio Poli negli spareggi di Napoli che hanno evitato alla Lazio di sparire. Il secondo anno mister Fascetti ebbe il coraggio di mettere in panchina Galderisi che, nonostante la sua carriera, aveva problemi a vedere la porta, per puntare sul sottoscritto. Lo ripagai con goal decisivi nel finale di stagione. Insieme a quelli di bomber Monelli e di Savino e le giocate di Ciro Muro, conquistammo la Serie A.”

Poi Fascetti andò via e arrivò Beppe Materazzi: come andò il tuo esordio in Serie A?

“Ho fatto benissimo nelle prime giornate: 2 goal contro il Napoli di Maradona ed il Verona. La serie A in quegli anni era piena zeppa di campioni: il mio amico Angelo Gregucci diceva sempre che doveva marcare un pallone d’oro a giornata! Poi la società decise di puntare su Ruben Sosa, Dezotti e su un ragazzo che veniva dalle giovanili come me Paolo di Canio…”

Ci racconti un aneddoto su Paolo di Canio?

“Paolo era un giocatore straordinario, lo dimostra la carriera che ha fatto. Nonostante anche lui fosse appena arrivato in Serie A, era romano e più esuberante di me, faceva spogliatoio, voleva uscire la sera, unire la squadra.”

Hai rimpianti per la tua carriera?

“No assolutamente sono stato un buon giocatore di Serie B e un discreto giocatore di Serie A, che ho fatto per due sole stagioni. Ho giocato in piazze importanti come Bergamo e Palermo, negli anni in cui le rose erano più strette e giocava chi meritava veramente.”

Grazie Antonio per la disponibilità.

“Figurati è sempre un piacere parlare di calcio e di Lazio.”