Patric, emblema di una Lazio che non c’è più?

Il lockdown ha schiantato definitivamente i sogni di gloria dei biancocelesti, trovatisi improvvisamente a disputare un mini torneo estivo che ha poco, se non nulla, del sapore di un campionato di Serie A.
Da Atalanta ad Atalanta, verrebbe facile riassumere. Dove tutto è iniziato e tutto è finito (tranne la frustrazione di Gasperini… quella è sempre presente e vivissima, stando alle sue ultime dichiarazioni).

La Lazio non c’è più. I pochi punti che ci separano dal vero obiettivo stagionale, non dimentichiamoci di separare il sogno dal reale, sembrano un’utopia, allo stato attuale.
Degli 11 leoni che scendevano in campo e macinavano punti e buon gioco, sembra sia rimasta solo una brutta copia, stanca e malconcia, assolutamente inadatta anche a contrastare una neo promossa come il Lecce.

Cerchiamo alibi negli arbitraggi, che sì sono scandalosi, ma non si può imputare al Maresca di turno la colpa del non saper più fare due passaggi ed imbucare palloni che, fino a febbraio, sarebbero entrati in porta da soli. Altri danno la colpa alla panchina corta, i famosi rosacortisti. E sarebbe ipocrita non dargli, se non in parte, ragione. La squadra non è stata costruita per giocare ogni tre giorni. Non lo è mai stata. Questa è una delle poche certezze che abbiamo.

Ce lo aspettavamo, ci siamo lasciati cullare dall’illusione che dopo la quarantena sarebbe ripartito tutto da dove era stato interrotto. Purtroppo, però, la realtà è ben diversa dall’illusione del reale. Quello che si sta disputando in queste settimane non è un campionato, è più un tritacarne dove a pagare sono le squadre che non hanno possibilità di respiro, La Lazio su tutte, purtroppo.

Aver rinunciato all’Europa League per affrontare una gara a settimana ci avrebbe portato a restare in scia della Juventus ancora per qualche giornata, e forse, a centrare quello che no, non era l’obiettivo ma il sogno stagionale. In un momento in cui tutte le squadre sono alla pari, inevitabilmente le differenze abissali tra noi e i 200 milioni del parco giocatori della Juventus sono venute a galla e la colpa non è certo imputabile ai soli giocatori. Nè tantomeno crediamo sia giusto puntare il dito contro la preparazione, gli infortuni, la luna ed altri fattori imponderabili. E non per difendere nessuno, anche perchè non ne hanno bisogno, ma perchè nessuno sa cosa sia effettivamente successo. A cosa o chi si debba imputare la colpa di un crollo verticale apparentemente inspiegabile.

La reazione di Patric, sullo scadere della gara contro il Lecce, è la rappresentazione perfetta di quello che sta accadendo ai biancocelesti: nervosismo, stanchezza, rabbia e delusione, la sua ancor prima della nostra. E forse è troppo, ma è da lì che bisogna gettare le basi per ripartire. Trasformare la rabbia in fame, quella che abbiamo perso. Manca pochissimo al traguardo e chi se frega se non vinciamo lo Scudetto! Non siamo lì per quello, non è per noi.

Non è ancora finita. In 7 giornate tutto può ancora essere scritto, nel bene e nel male.
Ma nel male, rischiamo di buttare al vento una stagione intera e no, questo non ce lo possiamo permettere.

Micaela Monterosso

Social Media Manager appassionata di calcio, musica e scrittura. Cresciuta con il mito di Beppe Signori e Sinisa Mihajlovic all'ombra dell'Alberone, fino a quando non è crollato. Oggi vivo in Valdichiana, senza miti e con tanti alberi.

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