ph Marchisciano/One+Nine Images Torino 28-02-2018- Juventus vs Atalanta TIM CUP 2017-2018 nella foto: MICHAEL FABBRI

Caos arbitri, non siamo gli scemi del villaggio!!!

Sono passati solamente undici giorni da quel 27 giugno quando l’arbitro Fabbri ha concesso il rigore a Caicedo contro la Fiorentina, ma il direttore di gara romagnolo è passato dall’essere una pedina dello scacchiere arbitrale mossa da Lotito ad arbitro presumibilmente scadente.

Il paventato macroscopico errore commesso nel commesso nel concedere il panalty alla Lazio ha creato un clima di “santa inquisizione” nei confronti dei biancocelesti che nelle tre giornate successive hanno dovuto fare il conto con degli arbitri ben più preparati che in maniera subdola hanno colpito la dove si poteva fare una squadra già in grande difficoltà. Il fumo negli occhi che certa stampa e certi poteri cercano di gettare per offuscare il netto cambiamento del trend arbitrale non ha di certo mascherato quanto di strano sta accadendo nelle ultime settimane.

La cosa che balza agli occhi subito è la incredibile celerità e sicurezza che i direttori di gara Massa, Calvarese e Maresca hanno avuto nel concedere dei calci di rigore per falli di mano contro la Lazio. Al di là del regolamento e della sua interpretazione, che possono lasciare zone d’ombra dove i fischietti annidano ancora il loro potere, è decisamente inconsueto vedere un arbitro essere così risoluto e repentino nel prendere determinate decisioni. In effetti l’ausilio della tecnologia concede in questi casi un margine di errore facilmente correggibile. Dal punto di vista di un profano il concedere o meno dei rigori in queste condizioni è la stessa cosa, credendo che il Var in qualche maniera può in caso di errore aiutare i direttori di gara. Dal punto di vista tecnico il fischiare o meno il rigore in questi casi fa tutta la differenza del mondo e Massa, Calvarese e Maresca lo sanno ed anche bene. Il protocollo Var, infatti prevede che la modifica della decisione possa avvenire solo in caso di chiaro ed evidente errore, ma la decisione del campo in caso di dubbio rimane quella che ha un peso determinante. In pratica dimostrare al Var che un rigore concesso per fallo di mano non è corretto è impresa assai più complicata che dimostrare che un tocco di mano in area sia degno della massima punizione. Tutto sarebbe filato quasi liscio per questa classe arbitrale se a giro di pochi giorni siamo passati dal rigore concesso al Lecce, con Patric che in scivolata colpisce il pallone prima con la coscia e poi con il braccio che segue una posizione naturale del corpo, a quello non concesso alla Lazio contro i salentini con Falco che con il gomito alto si gira ed aumentando il volume del corpo colpisce il pallone. Molti direbbero che “a pensare male si fa peccato“, ma cosa cambia tra il tocco di mano di Radu in Lazio-Milan e quello di Falco? Una interlocutore incautamente veloce direbbe: “Niente“. Ma in sostanza come si fa a non pensare che la differenza sta nei colori della maglia indossata?

Le magagne di un sistema che il buon Rizzoli cerca di tenere incollato con dichiarazioni cerchiobottiste come quella effettuata il giorno dopo Lazio-Fiorentina quando rispondendo ad una domanda “ad hoc” aveva affermato che il 99% degli arbitri avrebbe fischiato rigore in favore del Panterone, stanno venendo pian piano fuori grazie ancora al buon Fabbri.

La mancata concessione del calcio di rigore al Parma per fallo di mano di Mancini ha fatto andare su tutte le furie i dirigenti crociati. L’evidenza palese di un sistema arbitrale troppo influenzabile dai rumori delle grancasse mediatiche mosse dai soliti potentati sta venendo fuori sempre di più. Non bisogna essere ortopedici per capire che Mancini colpisce il pallone con l’omero e non con la spalla. Non bisogna nemmeno avere dieci decimi di vista, ma cosa poteva fare l’irreprensibile Fabbri dopo che Caicedo s’era buttato e il Parma aveva già usufruito di un calcio di rigore nel primo tempo che lui nemmeno in quel caso aveva visto. Questo caso, presumibilmente sarà archiviato prestissimo, e l’assoluta ininfluenza della classifica aiuterà a far calare l’oblio su un errore che ha compromesso molto più che l’esito finale di Roma-Parma.

Cosa farà Rizzoli ora?  Negherà l’evidenza o farà spallucce come con Totti quando per tre volte le consigliò di andare in lidi più caldi di Udine ad aprile? Di certo quello a cui stiamo assistendo non restituirà credibilità ad una classe arbitrale che al momento è vittima della mancanza di personalità e della voglia di sottostare agli umori dei potenti.

In questo momento così convulso sposiamo in pieno le parole del DS del Parma Lucarelli e le rivolgiamo a tutto il mondo arbitrale: “Non siamo gli scemi del villaggio”.

Augusto Sciscione

Nato a ottobre del 1977 sotto il segno della bilancia. Laureato in Giurisprudenza esercita la professione di avvocato. Ama lo sport in generale, ma le sue grandi passioni sono la pallacanestro e la Lazio. La prima gara vissuta da spettatore allo Stadio Olimpico è stata Lazio-Taranto che terminò 3-1 e riporto la Lazio in Serie A. Ha vissuto gli anni d'oro della Lazio di Sven Goran Eriksson ed il giocatore a cui è rimasto più legato è il Cholo Simeone. Ama i cani ed al momento ne possiede uno di nome Gazza.

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