Il Pagellone della settimana: le Dee non amano la Lazio. 376 volte Radu, ma la panchina…

Come ogni lunedì torna l’appuntamento col nostro Pagellone. Settimana amara per i biancocelesti che vedono, forse, dissolversi il sogno scudetto. La sfortuna e la panchina corta la fanno da padrone: 0-3 contro il Milan e Juventus ora distante ben sette punti. Bicchiere mezzo vuoto se pensiamo che prima dello stop forzato, la Lazio era ad un solo punto dai bianconeri; bicchiere mezzo pieno se torniamo ad inizio campionato, quando il vero obbiettivo della banda-Inzaghi era il piazzamento in Champions, ora distante solo quattro punti per la matematica.

VOTO 2 alla DEA (S)BENDATA
Se la fortuna è cieca, la iella ci vede benissimo. Avevamo parlato la scorsa settimana della miriade di infortuni che avevano colpito la Lazio nel post-Covid. Come se non bastasse, a Torino sono arrivate le ammonizioni dei diffidati Caicedo e Immobile. Morale della favola? Lazio priva di attaccanti contro il Milan e giocatori contati in ogni reparto. Lo 0-3 contro i rossoneri porta anche un’ulteriore iattura: l’infortunio di Correa che mette il punto ad un reparto già decimato. E qualcuno sosteneva che la Lazio fosse fortunata…

VOTO 5 alla DEA DI GASPERINI
Che non corra buon sangue fra la Lazio e l’Atalanta è ormai cosa nota. Soprattutto da poco più di un anno, da quando i bergamaschi hanno iniziato ad avere una sorta di complesso nei confronti della formazione romana. Le recenti dichiarazioni del mister Gasperini, che ha voluto sottolineare come l’Atalanta sia da tempo seconda solo alla Juventus, hanno fatto emergere ancor di più l’ansia da confronto con la Lazio. Basterebbe ricordare all’ex allenatore dell’Inter (di cui a Milano non conservano certo un buon ricordo) che lo scorso anno la squadra di Inzaghi alzò la Coppa Italia proprio a discapito dell’Atalanta. Oltre al fatto che in una stagione, i biancocelesti hanno vinto entrambi gli scontri diretti con la Juventus, portandosi a casa anche una Supercoppa Italiana. Onore alla splendida stagione dei nerazzurri, ma il volersi sempre paragonare alla Lazio di certo non giova al loro processo di crescita.

VOTO 7,5 a CIRO IMMOBILE
Quando un giocatore fa la differenza te ne accorgi ancor di più quando è assente. Gol da vero bomber contro il Torino, ammonizione con squalifica in vista del Milan, Lazio che cade senza creare il minimo pensiero in 90 minuti a Donnarumma. Il capocannoniere della serie A è un uomo imprescindibile per i capitolini. E pensare che c’è ancora qualcuno che lo critica… Senza Ciro Immobile la Lazio perde quell’essenza che l’ha portata in questi mesi a sognare ad occhi aperti. Lui è il nostro fuoriclasse, sia a livello tecnico che di leadership. Che Dio ce lo preservi. A vita!

VOTO 5 alla PANCHINA CORTA
Partiamo da un presupposto: nessuno ad inizio stagione si aspettava che la Lazio potesse competere per lo scudetto. Arriviamo a gennaio e guardiamo in faccia la realtà: giocando una volta a settimana, il gruppo di Inzaghi aveva dimostrato di tenere botta alla grande. Lecito quindi non forzare la mano in sede di mercato per non toccare un gruppo fino a marzo inappuntabile. Purtroppo la pandemia con conseguente stop hanno rotto quel meccanismo perfetto. La Lazio, ad oggi, non ha una rosa per poter giocare ogni tre giorni. La speranza è che, con la Champions ormai in tasca, si prenda consapevolezza di questo per migliorare in modo importante la rosa in vista di una nuova stagione che si prevede a dir poco intensa.

VOTO 376 a STEFAN RADU
Non è ovviamente una valutazione, ma un encomio a Stefan Radu che nella partita contro il Milan ha firmato la presenza numero 376 (di cui 300 in A) con la maglia biancoceleste, agguantando Paolo Negro al terzo posto nella graduatoria dei giocatori più presenti di sempre. Capitano non di forma ma di fatto, quel ragazzo arrivato da Bucarest nel 2008 è diventato ormai a tutti gli effetti uno dei simboli della storia della Lazio. Egregio difensore ma soprattutto tifoso in campo, Stefan vuole puntare in alto ed entrare ancor di più negli annali: gli obbiettivi rispondo ai nomi di Pino Wilson (394 presenze) e Giuseppe Favalli (401). Chissà che Radu, tra questa e la prossima stagione, non possa diventare il re delle presenze con l’aquila sul petto.

Dante Chichiarelli

Nato a Roma, il 26 agosto del 1984, inizia ad appassionarsi al calcio a non ancora 6 anni, durante i Mondiali di Italia '90, quelli delle Notti Magiche e di Totò Schillaci. Di lì a poco tempo diventerà tifosissimo della Lazio, la squadra nel DNA di tutta la famiglia. Il suo bisnonno, Silvio Blasetti, giocò nella prima squadra della Capitale nei primi decenni del '900 e da quel momento tutta la famiglia iniziò ad appassionarsi ai colori biancocelesti. Al calcio affianca un'altra grande passione, quella per la scrittura e per il giornalismo. Dopo le scuole, frequenta la facoltà di Scienze della Comunicazione presso "La Sapienza" di Roma e nel 2009, dopo aver collaborato per oltre due anni con "Sportlocale", settimanale sul calcio dilettantistico e giovanile, diventa giornalista pubblicista. Sempre in quegli anni inizia a frequentare il corso di giornalismo sportivo curato da Guido De Angelis e di lì a breve diventerà uno dei redattori della rivista "Lazialità". Nel corso del tempo numerose sono le collaborazioni con periodici on-line e cartacei. Nel 2011, per circa un anno, diventa Direttore Responsabile del mensile "Futuro Giovani Magazine". Ad oggi, nonostante gli impegni lavorativi, continua a coltivare le sue due grandi passioni che lo accompagnano sin dai primi passi della vita.

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