Torino-Lazio, diario della trasferta

Il calcio post Covid-19 è diverso da quello che ci ricordiamo e che vorremmo poter tornare a vivere al più presto. Nella malinconia di una gara senza tifosi, il mio approccio alla prima trasferta è stato ancora di più emotivamente coinvolgente. Il privilegio di poter assistere alla gara dal vivo, l’assenza della mia fidanzata e del mio compagno di telecronache Franco e la consapevolezza di dover raccontare con ancora maggior enfasi una gara decisiva per il finale di stagione della Lazio hanno causato in me un mix di emozioni difficilmente spiegabili.

Eppure il rituale è stato il solito con la sveglia alla mattina presto, il controllo di tutti i documenti e delle attrezzature audio e video, una fugace colazione e via sulla strada direzione Torino.

Il viaggio d’andata con l’amico e collega Alessandro Vittori, scorre tranquillo ed anche il poco traffico ci aiuta ad arrivare a Lavagna, in Liguria, dove avevamo prenotato l’Hotel con l’intenzione dopo la partita di ripartire da Torino e di riavvicinarci a casa per fare un ritorno più comodo la mattina successiva. Il pranzo è fugace e nemmeno tanto memorabile, con Alessandro che prende una pizza bianca mentre io mescolo un bibitone proteico per smaltire i bagordi del lockdown. Alle 15 si parte dall’Hotel con direzione Stadio Olimpico di Torino e mancando 215 km pensavamo che un paio di ore fossero più che sufficienti. Macchè… Genova e dintorni sono un cantiere continuo, in autostrada si viaggia ad una corsia ed anche il navigatore comincia a fare le bizze prevedendo percorsi alternativi stile Parigi-Dakar. Nonostante tutto arriviamo a destinazione con un’ora e mezza di anticipo, giusto il tempo di misurarci la temperatura e consegnare le autocertificazioni che arriva il pullman della Lazio ed iniziamo a fare il nostro lavoro di cronisti.

Raggiunta la postazione approntiamo i primi collegamenti e nello stadio vuoto rimbombano le note di canzoni delle quali non capiamo la necessità visto che non c’è il pubblico. Inizia la gara ed il rigore di Belotti cambia immediatamente il nostro umore. La Lazio stenta un pò nei primi minuti e sembra a corto di brillantezza. Nello stadio si sentono solo le voci lontane dei giocatori e quella mia e di Alessandro che facciamo la telecronaca. Ad interrompere il torpore generale di una gara a ritmo basso e di una Lazio non certo entusiasmante arriva un “urlo” che rimbomba fragoroso in uno stadio surreale…. “SALIIIII….”. I colleghi piemontesi si guardano sorpresi, chi sarà mai? Io ed Alessandro non ci scomponiamo perché riconosciamo inconfondibile il timbro del Mister che come una sveglia alle 3 del mattino fa sobbalzare i calciatori della Lazio che cominciano a macinare gioco ed occasioni. Immobile sbaglia due colpi facili, Acerbi segna ma è in fuorigioco e finisce il primo tempo con tanta rabbia per delle situazioni poco chiare a livello arbitrale. Inutile però pensare alle assenze di Immobile e Caicedo col Milan se non si vince oggi.

Inizia la ripresa e finalmente arriva il pareggio della Lazio, Luis Alberto pennella per Immobile che segna un gol non banale. Alzo il timbro della voce anche io anche perchè il Mister urla più di me, i calciatori in campo alzano il ritmo e nonostante mille difficoltà legate al caldo infernale non lasciano uscire il Torino dalla propria metà campo. E’ un assedio a 30 gradi, con dei giocatori del Torino che sembrano intimoriti da tanta fame degli avversari. Segna Parolo è apoteosi in campo e fuori. Io urlo, il Mister a momenti sfonda la porta in campo tutti si abbracciano. Il Toro è “matato” e non crea mai nulla per impensierire Strakosha.

Finisce la gara ed cominciamo un nuovo lavoro in cerca di dichiarazioni e notizie. Mi apposto al cancello di uscita dei calciatori e mentre aspetto i protagonisti faccio due chiacchiere con dei dirigenti del Torino che non nascondono come questa sconfitta a loro non interessi più di tanto e sperano vivamente che il nostro sogno si realizzi. Passa Farris e gli chiedo chi giocherà in attacco contro il Milan. Lui mi risponde sorridendo: “Io posso fare 15 minuti”.

Arriva Immobile e gli faccio presente come avesse segnato il gol più difficile. Lui annuisce e con un sorriso mi dice: “A fine primo tempo ero da prendere a schiaffi. Mi sono mangiato due gol ed ho procurato un rigore. Poi sono stato anche sfortunato perchè sono inciampato al piede di Radu ed il braccio mi si è alzato proprio quando arrivava il pallone”. Provo a chiedere le sue impressioni sull’arbitraggio, ma ricevo una risposta diplomatica, ma in cuor mio credo che Ciro come tutti noi non abbia apprezzato l’operato del recidivo Massa di Imperia.

Finito il lavoro dal campo, mangiata una pizza al volo, si torna in macchina per tornare in albergo. A noi si è unito l’amico e collega Valerio Cassetta ed insieme con Alessandro iniziamo una epopea più che un semplice viaggio sulle autostrade italiane. Percorsi circa 140 km in tranquillità arriviamo ad Ovada dove ci obbligano ad uscire dall’autostrada. C’è una pattuglia vicino al casello e chiediamo quale itinerario dobbiamo percorrere per riprendere l’autostrada. L’agente con un pò di sconforto ci dice… “Dovete arrivare a Genova e sono 45 km”. Accendiamo il navigatore e scopriamo che l’arrivo dalle ore 1:30 preventivate ci prefigura un arrivo alle 3:20. Ma dai non sarà vero pensiamo noi… Ed invece… 45 km di sali e scendi attraversando paesini deserti con la carreggiata che sembra più una mulattiera. Le curve però non impediscono a Alessandro e Valerio di negarmi la loro compagnia e di concederla a Morfeo. Arrivo dopo 45′ minuti a Genova, riprendo l’autostrada, ma arrivato all’uscita Genova Aeroporto c’è un altro obbligo di uscita ed a sorpresa siamo costretti a tornare dietro ad Arenzano e fare 15 km in senso contrario. Si svegliano a tratti i miei compagni di viaggio e decidiamo di passare dentro Genova. In questo viaggio ci accompagna uno scooterista che mentre tiene il manubrio con la mano destra, con quella sinistra batte il tempo di non so quale canzone stile batteria. Questo spettacolo ce lo portiamo dietro per circa 10 km fino a quando non riusciamo ad arrivare di nuovo in autostrada e come ci diceva il navigatore l’arrivo in Hotel si è perfezionato alle 3:20.

Il risveglio è stato dei più traumatici ed alle ore 8:15 la sveglia ha riecheggiato nella mia stanza come le urla di Inzaghi nello stadio. Alle 9 siamo di nuovo sulla strada e si parte direzione Roma dopo una onesta colazione. Nel viaggio cerchiamo notizie sugli infortunati, ipotizziamo coppie d’attacco per la gara col Milan fino a quando nei pressi di Orbetello una pattuglia della Polizia Locale frena la nostra andatura sui 100 km/h. Si va a 50 Km/h, la corsia è unica ed io non sorpasso, ma rimpiango di non avere i lancia razzi in dotazione alla mia auto. Arriva finalmente un tratto a doppia corsia, sorpasso il pavido pilota. Ma subito noto che costui aumenta repentinamente la sua andatura e comincia a seguirmi alla folle velocità di 90 Km/h. Io sposto nella corsia di destra, lo lascio passare e via esce dal finestrino la paletta che mi invita ad accostare. Alessandro e Valerio mi invitano alla calma e durante la ramanzina del vigile decido di accettare il loro consiglio. In silenzio ascolto le sue parole in toscano e pensando alla goduria del rigore di Caicedo contro i viola e puntualmente arriva il cenno a poter ripartire.

Arriviamo finalmente a Roma e poco proprio di fronte alla metro ci rendiamo conto con Alessandro e Valerio che non ci siamo messi d’accordo per la trasferta di Lecce…

E’ proprio vero il tempo vola come la nostra Lazio…

Augusto Sciscione

Nato a ottobre del 1977 sotto il segno della bilancia. Laureato in Giurisprudenza esercita la professione di avvocato. Ama lo sport in generale, ma le sue grandi passioni sono la pallacanestro e la Lazio. La prima gara vissuta da spettatore allo Stadio Olimpico è stata Lazio-Taranto che terminò 3-1 e riporto la Lazio in Serie A. Ha vissuto gli anni d'oro della Lazio di Sven Goran Eriksson ed il giocatore a cui è rimasto più legato è il Cholo Simeone. Ama i cani ed al momento ne possiede uno di nome Gazza.

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