Un incontro ogni tre giorni e le “nuove” 5 sostituzioni. La panchina è sempre più protagonista

Manca sempre meno alla ripresa del campionato, finalmente il calcio giocato sta per tornare, e con esso tutte le novità figlie di un periodo che ha segnato in maniera determinante l’inizio di questo 2020. Complice la necessità di giocare un gran numero di partite in un lasso di tempo relativamente ristretto, per di più nel mese di luglio, una delle modifiche apportate al regolamento dall’IFAB (International Football Association Board), su proposta della FIFA, riguarda l’incremento del numero di sostituzioni nell’arco di una singola partita, passate da 3 a 5, pur mantenendo però soltanto 3 slot a disposizione per poterle effettuare, il tutto fino al termine della stagione in corso.

Viene da sé che per giocare ogni tre giorni, in un mese caldo come luglio ed avendo a disposizione la possibilità di poter schierare ben 16 giocatori ad incontro, lo stato di forma della rosa completa di ogni società diviene fondamentale e la “panchina” acquisisce un’importanza tale da essere considerata potenzialmente uno dei protagonisti principali di questo finale di stagione.

PANCHINA CORTA, MA DETERMINANTE

Due aspetti che hanno contraddistinto la Lazio in questa prima parte del campionato, sono stati senza dubbio la consapevolezza di avere una rosa più corta rispetto a quelle che si sono rivelate poi le sue dirette concorrenti, Juventus ed Inter su tutte, ma anche la certezza del fatto che chiunque è stato chiamato in causa da Mister Inzaghi, ha finora ben figurato, contribuendo in maniera più che attiva al cammino effettuato dai biancocelesti in queste prime 26 giornate di campionato.

E’ stato letteralmente fondamentale ciò che hanno espresso sul campo le cosiddette “riserve”, ed il virgolettato è d’obbligo in questo caso, perché aveva ragione chi ad inizio campionato sosteneva che la Lazio poteva contare almeno su 12/13 titolari. Spesso e volentieri le scelte di Inzaghi in corso d’opera si sono rivelate vincenti, basti pensare ad esempio al rendimento di Caicedo (probabilmente l’attaccante ecuadoregno ha interpretato al meglio il ruolo da “titolare aggiunto”), Luiz Felipe (diventato a tratti pedina inamovibile dello scacchiere biancoceleste), Cataldi, o come poter dimenticare la determinazione di Patric, l’inesauribile tenacia di Parolo e gli ingressi di Jony, Bastos e Marusic, i quali hanno saputo tutti rispondere a gran voce “Presente!” nel momento del bisogno. Si spera poi possano dire la loro al rientro anche Vavro, Lukaku e capitan Lulic, quest’ultimo ancora alle prese con i postumi dell’intervento alla caviglia.
La bravura di Inzaghi consisterà nel riprendere e mantenere vivo questo equilibrio che si era generato e consolidato fino allo stop, tra i titolari e quelli che almeno sulla carta sono partiti ad inizio stagione come gregari. Per riuscire in quest’intento inoltre, la società ha tentato di rinforzare ogni reparto, promuovendo in prima squadra Alia, Armini, Falbo e Moro, 4 giovani dai quali ci si aspetta entusiasmo e voglia di far bene come per chi è subentrato finora, nel caso in cui dovessero essere anche loro chiamati in causa.

LA LAZIO RIUSCIRA’ A RIBALTARE UN PRONOSTICO SCONTATO?

 

Non sarà facile il cammino che resta da percorrere ai biancocelesti per realizzare un sogno che ad inizio stagione appariva come neanche lontanamente accostabile alla società di Lotito, ed il vantaggio di cui la formazione capitolina poteva disporre nel finale di stagione, è andato sfumando con l’emergenza Covid. La Lazio ha fatto paura a molti, oltre per quanto fatto vedere sul campo, perché nella volata finale sarebbe stata l’unica squadra tra quelle di testa a non disputare partite di coppa, giocando di fatto solo una volta a settimana ed avendo modo di preparare al meglio ogni incontro. A questo punto però, il destino ha voluto che le carte fossero rimescolate. Come storicamente accade infatti, ogni conquista a tinte biancocelesti è stata sempre sudata il doppio, sofferta, penata, il tutto però a rendere ancora più dolce e gratificante il traguardo una volta raggiunto. E chissà che la storia non ridica gloria, chissà se Davide non riesca nuovamente a battere Golia, chissà se una rosa, per molti inferiore sulla carta tra quelle di vetta, non riesca a ribaltare di nuovo un pronostico scontato, glorificando un gruppo di uomini che almeno fin qui ha saputo stupire davvero tutti.

Di fatto, un buon punto di partenza per poter sopperire alle differenze con le rose avversarie, potrebbe essere quello che è stato uno dei cardini dei biancocelesti fin qui, ovvero restare compatti. Non è più una sorpresa per nessuno infatti che uno dei segreti principali della banda di Inzaghi sia stato proprio il suo saper essere gruppo, anzi, meglio ancora, come viene spesso ribadito anche sui social dagli stessi giocatori, l’essere una vera e propria Famiglia.

Roberto Viarengo

Sono di Roma, classe 1981, Laziale da sempre. Laureato in Scienze e Tecnologie della Comunicazione presso l'Universitá la Sapienza di Roma, e con qualche esperienza di giornalismo sportivo alle spalle, sono attualmente impiegato presso una pubblica amministrazione. Le mie passioni a livello sportivo sono da sempre il basket Nba (sponda Lakers) ed ovviamente la Lazio. Prima volta allo stadio il 27/08/1986, l'inizio della stagione dei -9, con l'aquila sul petto della squadra di mister Fascetti e del bomber Fiorini, per sfidare Maradona e l'ex Giordano, da lì in poi è stato solo immenso Amore.

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