ESCLUSIVA – Stefano Mauri: “La Coppa Italia contro la Roma è stata la vittoria più importante della mia carriera nella Lazio”

“Mauri, fa viaggiare ancora Candreva, è partito il traversone, Lobont e poi… mette dentro Lulic”! La voce di Gianni Cerqueti, telecronista Rai, raccontò l’indimenticabile pomeriggio di sette anni fa quando la Lazio alzò al cospetto dei rivali di sempre la sesta Coppa Italia della sua storia. Una finale da brividi, indimenticabile, che a distanza di anni continua a far godere il popolo laziale. L’istantanea dell’ormai celebre e decisiva rete del bosniaco Lulic è ben scolpita nella mente dei tifosi biancocelesti: sugli sviluppi di un calcio di punizione, Mauri raccoglie la sfera sulla trequarti giallorossa, lato tribuna Tevere, serve sulla corsia di destra Candreva il cui cross basso Lobont devia proprio sui piedi di Lulic che, all’altezza del secondo palo, col piattone destro deposita in rete nella porta ormai sguarnita. Corre il minuto 71 e il numero 19  ha appena segnato, proprio sotto la curva Nord, il gol più importante della storia dei derby romani. A dare il “la” all’azione decisiva fu, dunque, capitan Stefano Mauri, da poco subentrato a Ledesma. Il trequartista lombardo nel suo decennio in maglia biancoceleste ha spesso fatto male ai cugini con gol e assist al bacio (uno dei suoi marchi di fabbrica). Con lui, che molto volentieri si concede ai nostri microfoni, riviviamo quella magica domenica del 26 maggio 2013, una data consegnata agli archivi del club più antico e vincente della Capitale.

Mauri, sette anni fa la sua Lazio alzava al cielo l’ennesima coppa Italia a spese di Totti e compagni: che ricordi ha di quella storica finale?

“Non ero nelle migliori condizioni fisiche, infatti partii dalla panchina. In avvio di ripresa, un po’ a sorpresa, Petkovic mi avvicendò con Ledesma rendendo più spregiudicato il nostro assetto tattico. Ci fu un doppio scambio con Candreva, Antonio fu bravo a mettere al centro un pallone forte e insidioso che, complice la deviazione di Lobont, capitò sui piedi del nostro Lulic che a porta vuota siglò la rete decisiva. Nel finale, sugli sviluppi di un contropiede, Klose mi offrì anche la palla del possibile raddoppio ma, davanti all’estremo difensore giallorosso, calciai troppo centralmente: peccato, avrei potuto mettere il mio sigillo a quella storica sfida, per fortuna qualche istante dopo giunse il triplice fischio finale a sancire una vittoria meritata, indubbiamente la più importante della mia lunga esperienza in biancoceleste”.

Lei raramente steccava il derby: che partite erano le stracittadine?

“Inizialmente ritenevo che la sfida contro la Roma fosse una partita normale ma, poco dopo il mio arrivo a Roma, capii subito che non era così. Il derby è una gara completamente diversa dalle altre, è una sorta di campionato nel campionato, è la partita per antonomasia attesa con ansia spasmodica da entrambe le tifoserie; io, per fortuna, ho avuto il privilegio di giocarne diversi da protagonista. Ricordo con molto piacere la mia prima rete (marzo 2012) quando, ben servito da Ledesma, beffai sottomisura Lobont decidendo un derby molto equilibrato; poi il sigillo del 3-1 sotto la curva Nord su assist involontario del giallorosso Piris (novembre 2012) e la rete del momentaneo vantaggio nella sfida del gennaio 2015. Una gara speciale che regala emozioni uniche”.

Torniamo all’attualità: il campionato si avvia verso la ripresa, come vede la corsa scudetto?

“Credo francamente che la Juve sia favorita, la squadra di Sarri dispone di una rosa più ampia rispetto a quelle di Lazio e Inter con quest’ultima che, a mio avviso, potrebbe rientrare nella lotta per il titolo. Il vantaggio dell’organico più numeroso non è trascurabile, non dimentichiamo che si giocherà spesso e quindi i bianconeri potrebbero trarre vantaggio da questo punto di vista. Sarà molto importante l’approccio iniziale dopo il lungo periodo di inattività, la Lazio sarà di scena subito a Bergamo e un risultato positivo potrebbe darle uno slancio importantissimo in vista della volata finale; una sconfitta, viceversa, potrebbe complicarle fatalmente i piani. La squadra di Inzaghi, se non ricordo male, ha un calendario meno agevole delle rivali, ma ha il dovere di provarci fino alla fine: lo scudetto è difficile ma non certo impossibile”.

Che idea si è fatto della bella Lazio di Inzaghi?

“La squadra ha costruito negli anni precedenti i presupposti per centrare obiettivi importanti. Simone in realtà ha fatto sempre bene da quando siede sulla panchina biancoceleste: è stato bravo a infondere le giuste motivazioni a un gruppo già collaudato, che quest’anno si è rinforzato in virtù dell’arrivo di Lazzari, pedina preziosa che mancava ai biancocelesti. Il mister inoltre ha avuto la felice intuizione di spostare Luis Alberto a centrocampo e Correa sulla trequarti: il pareggio interno contro l’Atalanta è stato fondamentale, ha dato ai ragazzi la definitiva consapevolezza della loro forza”.

Lei ha indossato la maglia biancoceleste per un decennio: i suoi ricordi più belli?

“Ce ne sono tanti, dalla Supercoppa Italiana vinta a Pechino con il mio assist a Rocchi, alla prima Coppa Italia contro la Sampdoria nella lunga lotteria dei rigori, fino ovviamente al 26 maggio 2013. Quanto ai gol, il più bello, senza dubbio, quello realizzato in rovesciata contro il Napoli nella serata struggente dedicata a Giorgio Chinaglia, scomparso alcuni giorni prima: un gol da antologia che fa parte dei ricordi più belli della mia carriera da calciatore”.

Gioie a parte, Stefano Mauri ha qualche rimpianto?

“Nessuno, ho lo consapevolezza di avere dato sempre il massimo nella mia lunga carriera dove ho giocato con campioni come Baggio e Klose. Il primo, al crepuscolo della sua straordinaria carriera, lo incrociai durante la mia esperienza a Brescia. Con Miro ho condiviso anni fantastici alla Lazio: due campioni diversi, ma accomunati da un’umiltà fuori dal comune. Un pizzico di rammarico è legato alla Nazionale, il rapporto con la maglia azzurra non è stato fortunato per via dei vari infortuni, ma ho avuto la fortuna di indossarla con Lippi, Donadoni e Prandelli: un privilegio riservato a pochi”.

Libero Marino

Esperienze lavorative: Provincia, Ciociaria Oggi, CittaCeleste e LazioPolis

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