Hernanes in esclusiva su ZonaFrancoLive: “Il 26 maggio l’emozione più grande della mia carriera. Reja è stato fondamentale per me.” E quell’esultanza…

Nella giornata di ieri, l’ospite della consueta puntata, sulla pagina Facebook di “NoiBiancocelesti”, di “Zona Franco Live” è stato Hernanes. Il Profeta, grazie alle domande di Franco Capodaglio e Augusto Sciscione, ha avuto modo di ricordare i suoi trascorsi con la maglia della Lazio, dal suo arrivo a Roma in poi. Sottolineando, tra le altre cose, l’importanza di aver vinto la Coppa Italia contro l’altra squadra capitolina, che lui stesso definisce come il trofeo più importante della sua carriera, nonostante un palmares di tutto rispetto, con ben quattro campionati vinti (due in Brasile e due in Italia), tre coppe nazionali (due con la Juventus e una, per l’appunto, con la Lazio) e una Confederation Cup (con la nazionale del Brasile). Riviviamo, quindi, di seguito, i passaggi più importanti di questa interessante chiacchierata in diretta live.

L’ARRIVO IN ITALIA

“Ho tanto piacere di parlare con voi, perchè l’Italia è la mia seconda casa. Mi hanno accolto benissimo. Soprattutto a Roma, la mia prima destinazione. Quando sono arrivato avevo paura che nessuno mi conoscesse, invece i tifosi della Lazio mi hanno accolto immediatamente, chiamandomi fin da subito con il mio soprannome: “il Profeta”. E’ stato molto diverso da quello che avevo immaginato, mi sono sentito subito a casa. E poi ero a Roma. La storia: una cosa è studiarla a scuola, una cosa è vederla dal vivo, con i suoi monumenti bellissimi, come il Colosseo. Mi sono innamorato subito. Ero contentissimo della scelta che avevo fatto. L’impatto con il calcio italiano è stato molto positivo perché ho avuto la fortuna di trovare un ambiente ideale. Inoltre Reja ha avuto un ruolo fondamentale per me, perché con il San Paolo io giocavo un po’ più arretrato, mentre lui mi ha schierato subito in posizione più avanzata, come mezza punta. E quindi ho iniziato a segnare e a tirare in porta, facendo cose importanti. E questo ha facilitato il mio ambientamento.”

LA COPPA ITALIA

“Il 26 maggio è stato l’emozione più forte che ho vissuto nel calcio, perché fin dal primo giorno che sono arrivato a Roma ho imparato cosa fosse un derby e cosa significasse. Ho vissuto un’emozione fortissima quel giorno. Aspettavo quella partita da tempo perché pensavo che grazie a quel derby avrei potuto fare qualcosa di storico e memorabile per la Lazio. La settimana precedente alla partita eravamo a Norcia, perché venivamo da alcuni risultati non brillanti in campionato e Lotito decise di mandarci in ritiro. E ci siamo preparati molto bene. Pensa che mi sono allenato così tanto che il giorno prima della finale, mentre provavamo i calci di rigore, ho sentito come un pizzico all’altezza del quadricipite. Ho avuto tanta paura, ma non ho detto nulla a nessuno perché non volevo rischiare di essere estromesso dalla partita. E poi quando abbiamo vinto, un’emozione bellissima. La più bella della mia carriera. In campo abbiamo esultato tantissimo, sotto la Curva Nord, così come sul bus che ci ha portato al ristorante. Un giorno memorabile.”

L’ADDIO ALLA LAZIO

“Sono andato via dalla Lazio perché mi aspettavo di poter lottare per vincere uno scudetto o per giocare una Champions League. E poi, dopo la conquista della Coppa Italia con la Lazio, io volevo andare via lasciando un bel ricordo. Non ho avuto screzi con la società. Lotito, Tare e Calveri: sono tutte persone alle quali voglio un bene dell’anima. Andare via è stata una mia decisione. Quando però sono andato all’Inter, c’è stata un’affermazione, da parte loro, che io ho interpretato in un certo modo. E mi sono risentito. E per questo ho fatto delle cose (l’esultanza al gol contro la Lazio, ndr) di cui mi sono pentito subito dopo. Io sono una persona sincera e se ho avuto quella reazione li, è stato perché avevo interpretato in un determinato modo alcune parole nei miei confronti. Ma ho capito subito di aver sbagliato e che non avrei dovuto farlo.”

I COMPAGNI PIU’ IMPORTANTI E L’AVVERSARIO PIU’ OSTICO

“Andrè Dias è stato molto importante per me, perché quando sono arrivato alla Lazio, lui c’era già e mi ha aiutato moltissimo. Mi ha dato delle dritte importanti. Mentre all’Inter un compagno di squadra a cui sono stato molto legato è stato senza dubbio Handanovic, con il quale giocavamo spesso a scacchi. E poi andavamo molto d’accordo. L’avversario più noioso e più forte che ho incontrato, invece, è stato un centrocampista che giocava nel Bologna e nell’Inter: Mudingayi.”

SOGNI E CARRIERA

“Sono soddisfatto della mia carriera, ma mi aspettavo di più. Per questo sto ancora continuando a giocare. Perché io continuo a sognare di poter raggiungere cose importanti e memorabili. Mi sento bene, anche fisicamente. Quindi finché mi sento così, voglio continuare a sognare e continuare a fissarmi degli obiettivi da poter raggiungere. Ho avuto comunque delle soddisfazioni bellissime nel corso della mia carriera, ma fino a quando il mio fisico mi permetterà di giocare, io voglio continuare a sognare. E il sogno adesso è quello di lottare fino in fondo per vincere la Copa Libertadores con il San Paolo.”

Daniele Caroleo

Giornalista pubblicista. Tifoso della Lazio. Mi piace lo sport (con una particolare predilezione per il calcio), scrivere e fotografare.

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