Ledesma a ZonaFrancoLive: “Come si fa a non mangiarsi il campo con la stima e l’affetto dei tifosi laziali?” E quella volta con Tagliavento…

Giovedì sera, in occasione del consueto appuntamento sulla pagina Facebook di “Noi Biancocelesti” con “Zona Franco Live”, è intervenuto come ospite l’ex calciatore della Lazio, Cristian Ledesma. Nel corso della puntata, tra una battuta e diversi aneddoti, l’italo-argentino ha avuto modo di rispondere a diverse domande, poste da Franco Capodaglio e Augusto Scissione, ripercorrendo alcuni episodi fondamentali della sua carriera in maglia biancoceleste. Abbiamo quindi pensato di riproporvene alcuni.

ESSERE LEADER

Franco Capodaglio: Tu eri un perno fondamentale di quella Lazio. Una sorta di leader. Ti sei mai sentito realmente responsabilizzato al punto di essere così importante per questa squadra?

Cristian Ledesma: In questi giorni stavo leggendo il libro di Simeone e mi ritrovo molto in quello che dice lui. Non di certo perchè io sono uno che si vuole dare delle arie. E sopratutto perchè non è che uno un giorno arriva nello spogliatoio e dice “io sono il leader”. Leader lo diventi quando vieni riconosciuto per l’esempio, per quello che fai. Ed io si, mi sentivo riconosciuto dai miei compagni, sotto quell’aspetto.  Perché mi viene naturale essere così. Quindi sì, mi sentivo un leader, come hai detto bene te, ma mi sentivo soprattutto responsabile. Tu dammi delle responsabilità, perchè io mi trovo bene in quell’ambito. Perché sono nato così, e così mi piace. Mi sentivo cosi, anche grazie ai compagni. Inizialmente ero stato scelto come vice-capitano. La fascia toccherebbe a Tommaso Rocchi, ma lui, quando va a giocare con l’Italia, si fa male e quindi finisce che il capitano lo faccio io per quasi tutta quella stagione. Anche nella finale di Coppa Italia, sono io il capitano, ma durante i festeggiamenti, dopo che ormai avevamo vinto, mi sono tolto la fascia e sono andato da lui. E gli ho detto: sei tu il capitano, sei tu che devi alzare la Coppa”. E in quell’occasione vengo quasi preso per i capelli dagli altri miei compagni che mi hanno detto che era giusto che io fossi andato da Tommaso, ma era anche giusto che fossi anche io ad alzare la coppa.” Ed è li che vieni ricambiato, con quella stesse lealtà. Quella dei miei compagni. E l’essere leader si vede anche in queste occasioni.

IL RITORNO NELLA SFIDA DI PARMA

Franco Capodaglio: Ricordo quell’anno con la Lazio che andava a picco. A Parma, sulla panchina della Lazio, esordisce Edy Reja. Ed in quella partita, magicamente, torna anche Ledesma titolare. La Lazio vince, meritatamente, per 2 a 0. Poi la Lazio continua a vincere, ed in campo c’è ancora Ledesma. Che era tornato, in una stagione dove c’era da lottare e da soffrire.

Cristian Ledesma: Annata rischiosa, abbiamo rischiato di brutto. Se mi chiedono qual è stato il momento più bello? Scelgo sempre quel momento. In quelle domeniche, in cui ero a casa sul divano a guardare le partite, quando capitava di girare per Roma, mi sono sentito amato e sostenuto dal tifoso laziale. C’era stima vera. Amore vero. Poiché nonostante non giocassi, ricevevo solo parole di stima. In quei momenti conosco il vero tifoso laziale. Come facevo a non lottare in campo? Come si fa a non mangiarsi il campo con questa stima e l’affetto della gente?

BALLARDINI

Franco Capodaglio: Guarda, ti racconto un aneddotto. Eravamo in trasferta, con Guido De Angelis. Sulla panchina della Lazio c’era Ballardini, e si perdeva spesso. Lui si attribuiva le responsabilità di queste sconfitte. In quel giorno ero seduto vicino a lui, e quindi gli rivolgo una domanda: ”Mi scusi mister, ma veramente lei ha scelto di tenere fuori Ledesma, Pandev, ecc… E’ stata una sua scelta tecnica, e non un imposizione societaria?”. E lui mi ha risposto: ”Io non mi faccio imporre niente, sono io che faccio le scelte, ho deciso io”. Ed io, dato che sono uno schietto, ho replicato: ”A lei dovrebbero prendere il patentino d’allenatore e farci i coriandoli!

LEDESMA E TAGLIAVENTO

Cristian Ledesma: Quando ci sono dei torti arbitrali, senti che ti stanno togliendo qualcosa. Ma allo stesso tempo stiamo facendo sport. In quella occasione ho sbagliato, e l’ho detto. Per quanto tu pensi che un arbitro ti possa remare contro, è sbagliato trattarlo in quel modo. Sono stato espulso perché ho perso la testa e ho sbagliato. Una partita, per quanto sentita, deve essere messa sul giusto piano. Col passare degli anni ci siamo incontrati con Tagliavento, e gli ho chiesto scusa. Ci siamo chiariti. Per la reazione in campo non c’è molto da fare, perché ti senti ferito.

LA VITTORIA DI NAPOLI PER LA CHAMPIONS LEAGUE

Augusto Sciscione: Tante partite con la Lazio. Mi piace ricordare quando sei entrato a Napoli all’ultima giornata. Poi vincemmo  4 a 2 e andammo ai preliminari di Champions League. Secondo tempo: Lazio in 10, esce Felipe Anderson entra Cristian Ledesma.

Cristian Ledesma: Quella partita è stata dura, come per tutto il campionato. Un giocatore avverte i propri limiti: non ero più un ragazzino. Sapevo che era difficile entrare a partita in corso. Invece in quella partita, sentivo che sarei entrato e mi sono detto “questa è la mia partita”. Dentro di me sapevo che era la mia ultima partita. Partita assurda: espulsioni, rigori sbagliati. Poi entro, uno dei primi palloni che tocco procuro subito un espulsione. Cartellino rosso per Ghoulam. La botta me l’ha data, anche se ho accentuato un po’ (ride, ndr). Poi porto palla, che finisce ad Onazi, per il gol. Era la chiusura di un cerchio perfetto. Nonostante la tristezza dentro di me, in campo non l’ho portata. Ma volevo lasciare il segno, e dopo la partita ho pensato, sono arrivato alla Lazio, concludendo la stagione da terzi con conseguenti preliminari, ed ora con questa vittoria, siamo terzi e dovremmo fare i preliminari. Ero triste per l’ultima partita, ma allo stesso tempo felice però, per quella sensazione di dovere compiuto, che mi piace sentire quando gioco. Soprattutto nella Lazio.