Sergio Cragnotti e la sua Lazio: le vittorie, gli investimenti, i campioni, insieme all’amarezza per quel grande sogno mai conquistato

Dopo aver rivissuto i momenti e le sensazioni del secondo scudetto biancoceleste, quello del 14 Maggio 2000, riteniamo senza dubbio opportuno evidenziare anche le parole rilasciate in un’intervista da Sergio Cragnotti. Nello speciale del Corriere dello Sport del 14 Maggio 2020, infatti, l’allora presidente della Lazio, ha avuto modo di rispondere a diverse domande, lasciando trapelare però, più volte, il rammarico, per una potenziale Champions League mai conquistata durante i suoi anni da patron biancoceleste.

Il rammarico, a fronte dell’organico di quegli anni, risulta, per altro, essere più che giustificato. Premesso che non siamo di certo qui a fare confronti con l’attuale Presidente, Claudio Lotito, sminuendo o esaltando l’uno o l’altro, ma è giusto evidenziare che parliamo comunque di un presidente che ha stravolto la storia della Lazio.

Sergio Cragnotti, grande imprenditore, fu tra i primi ad applicare al calcio quei principi economici che ora sono i capisaldi delle grandi società. La sua visione, e quella del suo gruppo imprenditoriale, aiutò molto a raggiungere certi traguardi. L’obiettivo primario era riuscire ad entrare nel novero, fino ad allora esclusivo, delle grandi società del Nord. Far divenire quindi Roma una piazza appetibile anche dai più grandi nomi in circolazione. Tutto incentrato al fine di dare l’impronta internazionale e globale che mancava alla Lazio. Questa operazione iniziò nel 1992, con l’acquisto di Paul Gascoigne, che lui stesso così definisce: ”Più che calcistica, fu un’operazione di marketing favolosa: portò il nostro nome in tutto il mondo.”

Costretto a lasciare nel 2003, per il default del gruppo Cirio, nel decennio di presidenza ha arricchito, e non poco, lo scarno palmarés che fino ad allora vantava la prima squadra della Capitale., facendola diventare, quasi certamente, la squadra più forte di quel determinato periodo storico. I trofei, conquistati in quegli anni, sono sette: 1 Scudetto (1999-2000), 2 Coppe Italia (1997/1998 e 1999/2000), 2 Supercoppe Italiane (1998 e 2000); in più, come se così non bastasse, a Roma arrivarono, per la prima volta, i trofei di matrice internazionale: l’ultima edizione della Coppa delle Coppe (1998/1999) con la finale disputata al Villa Park di Birmingham e, infine, di certo non per importanza, la SuperCoppa Europea (1999) conquistata nel Principato di Monaco, ai danni del Manchester United di Sir Alex Ferguson. Lo stesso Cragnotti ricorda quell’evento nell’intervista: “La mia più grande soddisfazione è stata quella di aver vinto la finale di SuperCoppa Europea battendo il Manchester United. Quella partita, nel mio cuore, ha un po’ sostituito la Champions.”

Anche in queste frasi continua a trasparire l’amarezza e la delusione per quel grande sogno, che era sicuramente alla portata, ma che non è stato mai raggiunto. Quel sogno che, in pratica, si è infranto a Valencia, in quel maledetto quarto di finale perso malamente. Si potrebbe recriminare in qualsiasi modo, e con il senno di poi sarebbe ancora più facile. Si potrebbe addirittura parlare di un’eventuale mancanza di investimento nell’ambito prettamente dello staff tecnico. O si potrebbe ridurre tutto semplicemente alla sfortuna, per una partita certamente alla portata, ma che si è conclusa nel peggiore dei modi.

Ma a noi, sinceramente, tutto questo non interessa. Da Laziali, ci piace ricordare quegli anni come il periodo più bello della storia biancoceleste: quello più vincente, quello più importante. Al di là dell’amarezza, pienamente condivisibile, per il trofeo dalle grandi orecchie mai alzato al cielo, quella squadra era temuta ed apprezzata in tutta Europa. Era la grande Lazio, di Sergio Cragnotti.