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Lazio, il torello della discordia…e dell’ipocrisia

La pandemia continua a mietere vittime non solo negli ospedali, ma anche nelle aziende, nei ristoranti, nei teatri e sì, le redazioni giornalistiche non sono esentate. Specie per chi si occupa di giornalismo sportivo, i tempi di magra dovuti all’improvviso stop del campionato, all’assenza di calciomercato e di notizie con cui riempire i giornali, la necessità di trovare una notizia da sbattere in prima pagina per vendere qualche copia in più (o per qualche visualizzazione web, per essere più moderni) sembra avere la meglio sul codice deontologico di chi dovrebbe basare l’informazione solo su fonti autorevoli e verificate.
La figura del giornalista, purtroppo, è sempre più bistrattata anche a causa di chi, forte di un nome e di una testata (sulla carta) autorevole, approfitta di ogni minima voce di corridoio per spalare quintali di letame contro il bersaglio di turno che, manco a dirlo, è ancora la Lazio.

Questa mattina, sulle colonne del Corriere della Sera, un articolo ha raccontato (condito anche da dettagli che solo chi era presente in campo poteva conoscere, oppure una persona dotata di grande fantasia) una presunta sessione di allenamento con annessa partitella 3 contro 3. Nulla che farebbe notizia, in una condizione normale, ma se l’allenamento si svolge a Formello a quattro giorni dalla riapertura ufficiale degli allenamenti di gruppo, allora sì che anche le pulci si ricordano di avere la tosse ed iniziano a farsi sentire, protette (almeno si spera) dalle mascherine.

L’articolo in questione, rimbalzato su più portali e pagine social nelle ultime ore, racconta nel dettaglio di come Simone Inzaghi abbia diretto delle brevi partitelle tra i pochi giocatori presenti a gruppi durante la giornata di ieri, violando di fatto il DPCM che vieta gli allenamenti di gruppo fino al prossimo 18 maggio. Ad avvalorare la tesi, ci sarebbero delle conversazioni carpite dall’esterno del Fersini e, dettaglio importantissimo, l’utilizzo di un pannello oscurante per “nascondere” la seduta ai giornalisti presenti, come prevedibile, all’esterno.

Delle immagini, però, sembra non esserci traccia. La foto pubblicata in calce all’articolo ritrae sì una sessione di allenamento, ma risalente con molta probabilità allo scorso inverno, se notiamo la tuta invernale indossata dallo staff che difficilmente verrebbe utilizzata con le temperature di questi giorni. Quanto ai dialoghi riportati, potrebbero essere quelli di una qualsiasi sessione di allenamento. Nulla, quindi, che riconduca quanto raccontato alla data di ieri.

Nessuno vuole affermare che si sia scritto il falso, ma chiedere per quale motivo si debbano sempre alzare polveroni quando si parla di Lazio, è forse un quesito lecito a questo punto.
Che Lotito non sia particolarmente simpatico agli addetti ai lavori (e non solo) ne abbiamo avuto ampia dimostrazione durante tutto il periodo della quarantena, quindi posare l’accento su questo aspetto sembrerebbe a tratti anche retorico.

La domanda che mi pongo è perchè una tale fame di verità non sia stata soddisfatta in occasione degli allenamenti di pasquetta a Casal Palocco dove, seppure in presenza di prove fotografiche e di evidenze innegabili, si è preferito lasciar correre. I più audaci hanno commentato con un laconico “eh, vabbè… le tute sono quelle vecchie, chissà di quando è il filmato”.

Volendo smaliziare l’articolo dal possibile fraintendimento campanilistico, possiamo guardare a Torino, città dalla quale sono letteralmente scappati tutti i giocatori. Cristiano Ronaldo, ad esempio, a Madeira non passava certo le giornate a guardare serie tv, conoscendo la sua fissazione maniacale per gli allenamenti.

Ammettendo comunque che sia vero, che la Lazio abbia effettivamente violato il DPCM ed abbia iniziato in anticipo la preparazione di gruppo, siamo così ipocriti da credere che siano i soli? In un paese che non è stato in grado di rispettare la minima restrizione e dove dal 4 maggio siamo diventati tutti improvvisamente parenti di qualcuno? La risposta la conosciamo tutti, ma non si dice perchè non siamo abbastanza onesti.

La FIGC ha comunque attivato un pool ispettivo, al fine di verificare il rispetto delle indicazioni contenute nei protocolli sanitari. Nella speranza che l’ispezione valga per tutti e che non venga differenziata, come spesso accade, solo in base al colore delle casacche.

Micaela Monterosso

Social Media Manager appassionata di calcio, musica e scrittura. Cresciuta con il mito di Beppe Signori e Sinisa Mihajlovic all'ombra dell'Alberone, fino a quando non è crollato. Oggi vivo in Valdichiana, senza miti e con tanti alberi.

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