ESCLUSIVA – Stefano Fiore: “Sarei voluto rimanere più anni alla Lazio. Inzaghi ha dimostrato di essere uno dei migliori allenatori in Italia”

Nell’estate del 2001, insieme al suo compagno di squadra, Giuliano Giannicchedda, dall’Udinese arriva alla Lazio, Stefano Fiore. Impiegato, dai vari allenatori che si sono succeduti sulla panchina della formazione capitolina, per lo più come come trequartista o mezzala di inserimento, con la maglia biancoceleste, fino al 2004, collezionerà ben 139 presenze e 32 reti.
Fiore, inoltre, ha vestito, nel corso degli anni, anche le maglie di Parma, Fiorentina, Valencia e Torino, per poi chiudere la sua carriera a Cosenza, squadra della sua città natale, dove, per altro, aveva anche esordito nel calcio professionistico. Al suo attivo, inoltre, bisogna anche conteggiare le 38 presenze e le 2 reti con la Nazionale italiana.
La redazione di Noibiancocelesti, quest’oggi, ha inteso contattarlo, per un’intervista in cui ripercorre momenti e ricordi vissuti con la maglia della Lazio (e non solo), come la Coppa Italia vinta 16 anni fa, senza ovviamente dimenticare di affrontare anche temi di più stretta attualità.

Stefano, ieri ricorrevano 16 anni dalla vittoria nella doppia finale di Coppa Italia contro la Juventus. Il tuo fu il goal che decretò il trionfo della Lazio nella coppa nazionale.

“Si, ricordo benissimo quella notte, fu una partita tiratissima. Dopo aver vinto l’andata per due a zero, ci facemmo sorprendere dalla Juventus che fece due goal, portando la situazione in parità. Ma noi non ci abbattemmo, e abbiamo continuato a giocare, come era nell’indole di quella squadra. E con il goal di Corradi ed il mio, quasi allo scadere, portammo la Coppa a Roma. Fu un emozione grandissima, che mi porterò dentro per sempre.”

Che ricordo hai di quella Lazio, che rimarrà nella mente dei tifosi come la “Banda Mancini”? Vedi delle analogie con la squadra biancoceleste attuale?

“Eravamo una squadra giovane, che si divertiva in campo e penso che questa sensazione venisse trasmessa anche alla gente. Giocavamo un bel calcio d’attacco e se devo trovare un’analogia con la squadra attuale penso sia proprio questa: entrambe creano tante occasioni e, di conseguenza, fanno tanti goal. La differenza sostanziale è che nella mia squadra le reti erano distribuite tra gli attaccanti (Corradi, Lopez, Muzzi e Inzaghi) e noi centrocampisti. Mentre nella Lazio attuale c’e un vero bomber, che è Ciro Immobile. E’ un giocatore fenomenale e segna buona parte dei goal mentre il resto della squadra contribuisce, con la qualità, a creare occasioni.”

Hai passato tre anni a Roma, puoi descriverci le emozioni di aver indossato questa maglia?

“Gli anni passati a Roma sono stati stupendi e indelebili nella mia carriera. A parte il primo anno, appena arrivato, in cui giocavo poco, in seguito ho saputo farmi apprezzare. Ho avuto allenatori come Zoff e Mancini che hanno saputo tirare fuori il meglio delle mie qualità. Il mio dispiacere è stato proprio questo: sarei voluto rimanere più anni alla Lazio”

Nella tua lunga carriera, hai indossato maglie prestigiose e avuto i migliori allenatori del panorama italiano: Zoff, Mancini, Spalletti, Scala, Malesani, Ancelotti, citati in ordine sparso. Chi ricordi con maggiore affetto e perché?

“Non riesco a fare una classica. Tutti in momenti diversi hanno saputo darmi qualcosa di importante. Nevio Scala lo considero una sorta di secondo padre. Ho avuto Spalletti a Udine: era giovanissimo ma già molto capace. E con Mancini alla Lazio mi sono divertito tanto, arrivando in semifinale di Coppa Uefa. Se proprio devo fare un nome, però, dico Zoff: l’ho ritrovato in Nazionale, dopo il breve periodo nella Lazio. Mi ha fatto debuttare con la maglia azzurra a Palermo, davanti ai miei parenti, ed è stato un mister fondamentale per la mia carriera”

Tornando alla Lazio,come giudichi la squadra attuale? Ti rivedi in qualche giocatore che compone questo centrocampo stellare?

“Prima della sosta, la Lazio era la squadra che stava facendo meglio insieme alla Juventus. Secondo il mio parere, ha nel centrocampo la sua forza: uno dei migliori in Italia. Se il campionato dovesse ricominciare, penso se la possa giocare con la squadra torinese. Mi rivedo in Luis Alberto, per le caratteristiche offensive che ha lo spagnolo.”

Hai giocato con Simone Inzaghi, nei tuoi anni alla Lazio. Come lo giudichi nel ruolo di allenatore?

“Sono un amico di Simone, l’ho conosciuto nel mio periodo a Roma. E’ sempre stato un ragazzo simpatico ed un bravo calciatore. Negli anni è cresciuto: il ruolo di allenatore richiede competenza e serietà e Inzaghi è riuscito, in breve tempo, a costruire un gruppo solido, che gioca bene al calcio. E ha dimostrato di essere uno dei migliori allenatori, nel panorama Italiano.”

Stefano Fiore e la Nazionale: uno splendido rapporto, che poteva essere un idillio se la Francia, negli Europei del 2000 in Olanda, non avesse segnato in pieno recupero, vincendo poi quella competizione, che i tifosi italiani erano già pronti a festeggiare…

“Ero in campo quel giorno. Aspettavamo solo il fischio finale per alzare la coppa al cielo, ma negli ultimi secondi della partita segnò Wiltord. Fu una mazzata terribile, ci aspettavano ancora i tempi supplementari, ma quel goal ci aveva fatto male. Segnò Trezeguet e l’arbitro fischio’ la fine del match. Era stato introdotto il golden goal, una regola che venne eliminata dopo quella partita… Per il resto, l’avventura dell’Europeo olandese è stata fantastica, come ogni volta che ho indossato la maglia azzurra.”

Come hai vissuto questo periodo di quarantena? Quali sono le tue impressioni sulla pandemia mondiale di Covid-19 che ha colpito il nostro paese?

“Come tutti ho vissuto questa pandemia nella mia abitazione, con il timore per un virus che non si conosceva. Con il tempo sembra che la situazione stia migliorando: stiamo uscendo da casa e i contagi stanno diminuendo in questo periodo.”

Pensi che il calcio, lo sport nazionale, possa riprendere?

“Penso di sì, mi piacerebbe che tutto possa tornare alla normalità. Le leggi e le condizioni dettate dal governo sono molto stringenti e particolari. Si dice che, se al termine dei ritiri che le squadre dovranno svolgere, dovesse esserci anche una sola positività, si potrebbe bloccare di nuovo tutto. La situazione è particolare, ma credo che le possibilità di ricominciare ci siano. ça Lazio potrebbe giocarsela con la Juventus: solo un punto la divide dalla vetta ed era in forma”

Hai iniziato e finito la tua carriera al Cosenza,la squadra della tua città natale. È stato il coronamento di un sogno?

“Si ho sempre sognato di venire a chiudere la mia carriera nella mia terra, da dove ero partito ragazzino anni prima. Mi sarebbe piaciuto giocare ancora qualche anno, ero in squadra con mio fratello, in serie B. Purtroppo la situazione non era idilliaca: la società era assente, gli stipendi non arrivavano e ci furono assegnati molti punti di penalizzazione. Quella squadra si sarebbe salvata, invece retrocedemmo perdendo nei playout. Un finale amaro. Mi resta il rammarico, ma anche se ora vivo a Roma, ho un rapporto stretto con la Calabria. Ho i miei parenti lì e scendo spesso per le vacanze estive.”

Di cosa si occupa attualmente Stefano Fiore?

“Faccio parte dello staff di Massimo Oddo. Sono collaboratore tecnico. Fino all’esonero, subito qualche mese fa, eravamo a Perugia, in Serie B. Adesso sono in attesa di ripartire, come tutto il calcio.”

Ti piacerebbe tornare in orbita Lazio?

“Certo! A chi non piacerebbe? La Lazio è una grande realtà nel calcio Italiano e poi quei tre anni mi sono rimasti dentro!”

Siamo alle battute conclusive. Vuoi fare un saluto ai lettori di Noibiancocelesti e a tutti i tifosi della Lazio?

“I tre anni alla Lazio, come dicevo, sono per me indimenticabili. Vivo a Roma e continuo a sentire il calore e l’affetto dei tifosi laziali tutti i giorni. Ed è una cosa che ricambio fortemente. Un abbraccio a tutti voi”