ESCLUSIVA – Angelo Di Livio: “Lazzari è il valore aggiunto di questa Lazio. Spero si possa tornare a giocare presto”

Il suo spirito indomito sarebbe piaciuto alla gente laziale a dispetto della sua estrazione romanista. Un’ala d’altri tempi, capace di svolgere con la stessa disinvoltura entrambe le fasi, prezioso in copertura e abile nei cross. Un motorino perpetuo e inesauribile lungo la corsia esterna di competenza, dove imperversava con quel suo caratteristico incedere. Parliamo di Angelo Di Livio, classe 1966, uno dei protagonisti di quella Juve targata Marcello Lippi che a metà degli anni Novanta dominò in Italia e in Europa fino ad alzare, proprio sotto il cielo di Roma, l’ultima coppa dei Campioni bianconera (1996). Di Livio è l’esempio mirabile che a volte i sogni si avverano: partito dalla periferia romana, è riuscito a imporsi con merito nel calcio che conta. Roberto Baggio (non uno qualsiasi…) lo ribattezzò “soldatino”, soprannome che lo ha accompagnato per tutta la sua luminosa carriera, a testimonianza dell’abnegazione con la quale si batteva sul rettangolo verde.

Partiamo dall’attualità: secondo lei è giusto che il calcio riparta?

“Il momento è molto delicato, l’allarme virus non è ancora cessato, sono molto scettico, è difficile oggi pensare alla ripresa dell’attività. Spero ovviamente che si possa tornare a giocare presto, ciò significherebbe aver superato uno dei periodi più bui della nostra vita. Non sarà facile, bisognerà ripartire con la massima cautela prestando molta attenzione ai protocolli: gli staff medici saranno chiamati a un lavoro straordinario”.

Qualora il torneo dovesse riprendere, come vede la corsa scudetto tra Juventus e Lazio?

“Difficile fare un pronostico. Sarà una sorta di mini torneo, quindi bisognerà giocare con molta attenzione cercando di risparmiare energie visto che si giocherà ogni tre giorni. La rosa più ampia a disposizione mi indurrebbe a dire Juve ma, a mio avviso, il grande entusiasmo della Lazio potrà fare la differenza: la squadra di Inzaghi, se non ricordo male, ha un calendario forse più ostico dei bianconeri ma Immobile e soci hanno dimostrato di giocarsela alla grande su tutti i campi”.

Chi le piace di più della squadra biancoceleste?

“La Lazio è una grandissima squadra che annovera gente come Immobile, Acerbi, Luis Alberto e Milinkovic. Ma il valore aggiunto della formazione di Inzaghi si chiama Manuel Lazzari. L’ex giocatore della Spal, nonostante un avvio un po’ in sordina, si è rivelato indispensabile per questa Lazio. Ha una bella corsa, è intelligente tatticamente, difetta ancora un po’ nell’ultimo passaggio, ma sono certo che presto diventerà un esterno straordinario”.

Lei si è ritirato nel 2005: quali sono le differenze tra il suo calcio e quello attuale?

Non me ne vogliano i giocatori di oggi, ma ai miei tempi c’era più qualità. L’Udinese per esempio aveva Bierhoff e Amoroso, il Bologna annoverava Signori e Andersson, lo stesso Parma era una gran bella squadra… C’erano stranieri molto più forti, l’Italia era la prima scelta e arricchivano il nostro torneo. A ogni modo il mondo del football è molto cambiato rispetto a quando giocavo io, sono stati introdotti strumenti come la Var, ci sono i social…”

A proposito di stranieri: quanto sono importante oggi i vivai nostrani?

“Sono indispensabili, rappresentano il valore aggiunto per una grande società. Prendiamo il Barcellona, un club storico che pesca spesso dal suo vivaio giocatori importanti. Lo straniero, una volta arrivato il Italia, deve fare la differenza, altrimenti preferisco puntare sul giovane, lavorarci bene e farlo crescere come si deve. La Lazio con Inzaghi sta lavorando egregiamente da questo punto di vista”.

Lei ha indossato anche la maglia della Nazionale: come vede il nuovo corso targato Mancini?

“Ci sono dei giovani molto interessanti che insieme a qualche veterano stanno ricreando il giusto entusiasmo per centrare grossi obiettivi; l’unica cosa che mi preoccupa è il dopo Chiellini, giunto ormai al tramonto. In ogni caso ritengo che la squadra di Mancini sarà protagonista ai prossimi Europei”.

Libero Marino

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