ESCLUSIVA – Marco Calabresi (DAZN): “La strada per riprendere è quella giusta. La Lazio di Inzaghi? Una squadra straordinaria”

Telecronista di DAZN e firma autorevole del Corriere della Sera e de La Gazzetta dello Sport: il giornalista romano, Marco Calabresi, ha accettato molto volentieri di rispondere ad alcune nostre domande, partendo inizialmente dall’attuale situazione del calcio in Italia ed in Europa. Cronista di indubbia competenza e preparazione, ma allo stesso tempo molto alla mano e disponibile, il suo modo di porsi ed il suo innato ottimismo, che è senz’altro fondamentale in giorni come questi, hanno contribuito a rendere questa intervista, in esclusiva per NoiBiancocelesti, come un’approfondita e piacevole chiacchierata, dalla quale sono scaturiti diversi spunti di riflessione piuttosto interessanti.

Iniziamo dal presente, cioè dall’attuale situazione che sta vivendo il calcio a causa del Coronavirus. Tra polemiche, posizioni contrapposte, interessi e recriminazioni, il pallone, seppur solo sui campi di allenamento, sta lentamente tornando a rotolare. Che idea ti sei fatto in merito e qual è la tua opinione sulla ripresa, o meno, della Serie A?

“Si sta provando a ripartire sicuramente per interessi economici, ma non solo. Si riparte anche per ridare la normalità al mondo del calcio e alla vita di tutti i giorni. E penso che la strada che si sta seguendo sia la migliore: cioè quella di effettuare test e tamponi al fine di individuare le persone positive, magari asintomatici e portatori del virus. Sono contrario a quello che si sta leggendo in questi giorni, cioè al fatto che molti si chiedono come si possa ripartire con tutte queste positività riscontrate. Secondo me invece la prospettiva del discorso è totalmente opposta: proprio per riprendere in tutta sicurezza, si sta scegliendo di seguire il protocollo e quindi di isolare gli eventuali individui positivi. E’ quello che, di fatto, accade in ogni ambito lavorativo: se in quella determinata azienda c’è un caso positivo, non è che si chiude tutto. Se fossimo costretti ad aspettare i casi positivi pari a zero e i contagi pari a zero, rischieremmo di non ripartire più o di rimanere fermi chissà per quanti anni. Secondo me quindi, con le dovute misure e precauzioni, si deve provare a riprendere. Anche perché, se il Governo ha deciso di iniziare, gradualmente, a farci uscire di casa e ha stabilito di far iniziare nuovamente gli allenamenti, non lo ha fatto di certo per darci il contentino, ma solo perché, alla base, c’è stato un parere medico e scientifico di cui si è tenuto ovviamente conto.”

In Germania intanto la Bundesliga ha stabilito, ufficialmente, una data per la ripartenza del campionato. L’Inghilterra dovrebbe seguire a ruota e si vocifera che addirittura la Francia, che nei giorni scorsi aveva dichiarato la chiusura della stagione, stia pensando ad un clamoroso dietrofront. La sensazione è, comunque, quella che all’estero ci sia una maggiore consapevolezza sulla necessità di dover riavviare il calcio. Tu sei un telecronista che ha avuto modo di seguire, in moltissime occasioni, i maggiori tornei internazionali: quanto pensi sia reale questa percezione e perché?

“Ogni nazione ha un proprio ordinamento e un proprio sistema sanitario. Che per certi versi, differisce, ovviamente, dall’Italia. Sono certo però che anche nel nostro paese ci sia la speranza e la convinzione di poter riprendere. Nessuno ovviamente vuole sbilanciarsi, anche perché, ovviamente, il fattore principale che può determinare la ripresa è uno solo: ed è il numero dei contagi del virus. E lui che ci comanda in questo momento. Personalmente non ho condiviso, ad esempio, quello che ha fatto la Francia, perché secondo me quella di chiudere anticipatamente il campionato è stata una decisione affrettata. L’Italia invece sta dimostrando un atteggiamento totalmente differente, con le squadre che sono tornate ad allenarsi, nonostante ancora non ci sia una data per la ripartenza. La data arriverà quando ci saranno le condizioni di sicurezza per poter ricominciare. Non vedo questa necessità, da parte delle istituzioni sportive o del governo, di poter dire un si o un no definitivo alla ripartenza. Oggi in Italia si può finalmente sperare di riprendere e se, tra quindici giorni, i dati determinati dalla fase 2 non saranno positivi, così come i giocatori hanno ripreso ad allenarsi, allo stesso modo potranno lasciare nuovamente i centri sportivi. Se invece le condizioni saranno favorevoli, a stilare un nuovo calendario non ci si mette assolutamente nulla. L’importante è che non vengano alimentate false speranze, ma si agisca con chiarezza. Penso che tutti quanti, ormai, abbiamo capito che quest’anno ci sarà, in un modo o in un altro, un’estate surreale. Sia che si giochi e sia che non si giochi. Non bisogna illudersi e non bisogna illudere. Dobbiamo solo aspettare, senza prendere decisioni affrettate, e capire se e quando ci potranno essere i presupposti per ricominciare”.

Oltre al calcio tu sei anche un profondo conoscitore, nonché telecronista affermato, del Calcio a 5. Una disciplina sportiva affiliata alla Federazione a livello dilettantistico, e che quindi avrà sicuramente risentito, in maniera sostanziale, di questo stop forzato. Quali potrebbero essere le ripercussioni future in questo, così come in tantissimi altri sport più o meno dilettantistici in Italia, causati dall’annullamento e dal rinvio delle competizioni e delle attività sportive?

“La stagione è finita. Non ci sono le possibilità per poter riprendere anche perché la divisione del Calcio a 5 dipende direttamente dalla Lega Dilettanti. All’interno della quale, considerata anche la vastità dell’universo dilettantistico, la sospensione definitiva dei campionati è l’unica via d’uscita possibile. Io penso che quando si ripartirà, lo si farà sicuramente con budget più bassi. Le società del calcio a 5 sono squadre che basano la propria sopravvivenza su piccole sponsorizzazioni e non hanno di certo il potere economico che possono avere i grandi club calcistici. Io credo che in questa fase ci sarà una sorta di selezione naturale. Penso, ad esempio, al fatto che nel calcio a 5 sono anni che si parla di dover incentivare l’utilizzo dei giovani all’interno delle squadre e la cura dei settori giovanili. E adesso, che ci sarà ancora meno possibilità di spendere rispetto a prima, emergeranno senza dubbio le realtà che meglio hanno lavorato in questo determinato contesto. E’ chiaro che sarà tutto molto più difficile, ma spero soprattutto che la stima fatta dalla Lega Dilettanti, che prevede la sparizione del 30% delle squadre dilettantistiche, non sia veritiera. Perché il calcio è un fenomeno sociale importante, capace di togliere i bambini dalla strada. E se veramente dovessimo avere questo ridimensionamento, con circa trecentomila società in meno che operano sul territorio, significherebbe anche avere centinaia di migliaia di bambini che rischiano di non trascorrere più i propri pomeriggi su un campo di calcio, ma chissà dove. Diventa un vero e proprio problema sociale, e per evitarlo dovremo tutti quanti rinunciare a qualcosa. Ma anche da questo punto di vista io sono molto fiducioso.”

Tornando al calcio giocato, le tue ultime telecronache per DAZN, esattamente due mesi fa, prima dello stop, sono state, se non erro, Juve Stabia-Spezia e Perugia-Salernitana. E proprio da questi ultimi vorrei ripartire, per ovvie ragioni, visto che la rosa a disposizione di Ventura annovera diversi giovani calciatori provenienti o di proprietà ancora della Lazio. Penso ai vari Kiyine, Dziczek, Gondo, Lombardi, Karo, Maistro. Oppure lo stesso Jallow, spesso accostato ai biancocelesti. Ti chiedo dunque: che impressione ti ha fatto la squadra campana e, in generale, che giudizio daresti a questi calciatori?

“La Salernitana è davvero una buona squadra. Una squadra che prima dello stop poteva anche pensare seriamente all’ipotesi playoff. Una squadra che aveva maturato una mentalità molto più offensiva e propositiva rispetto a quanto aveva fatto vedere ad inizio campionato. D’altronde Ventura, al di là della sfortunata parentesi in Nazionale con la mancata qualificazione ai mondiali, è un allenatore che ha sempre lavorato bene ed è sempre stato molto stimato dai suoi giocatori. In merito ai calciatori che giustamente hai elencato, molti di questi potrebbero certamente avere una chance. E’ chiaro che la differenza tra la Serie A e la Serie B è enorme. Anche quando si parla di Strakosha e Luiz Felipe, che vengono presi ad esempio per aver già compiuto positivamente il percorso Lazio-Salernitana-Lazio, bisogna ricordare che all’inizio nessuno avrebbe mai immaginato che il difensore brasiliano sarebbe diventato un obiettivo del Barcellona o che l’estremo difensore albanese sarebbe stato il portiere meno battuto della Serie A. E’ stato bravo Inzaghi a valorizzarli. In questo senso, allora, potremo pensare a Kiyine, che è un calciatore molto duttile che gioca in un centrocampo a 5, proprio come quello biancoceleste. Non è un crossatore, ma è uno che si accentra tanto, e potrebbe dunque avere la sua occasione. Magari non Jallow, perché mi sembra ancora piuttosto indietro rispetto ai giocatori che compongono il reparto offensivo della Lazio e quindi non lo vedo ancora pronto per il salto di categoria. Discorso diverso per Dziczek, del quale si parla molto bene: lui fino a novembre era relegato in panchina per poi diventare titolare inamovibile. Si parla inoltre molto di Micai come possibile vice di Strakosha: ecco, ad esempio, per uno come lui, dopo quattro o cinque campionati da protagonista in Serie B, il ruolo da vice in una squadra come la Lazio sarebbe un’occasione più che giusta. Io penso comunque che il fatto che molti giovani appartenenti alla società biancoceleste vengano girati e facciano esperienza in una squadra come la Salernitana, sia una risorsa importantissima per entrambe le squadre. Fermo restando però, e questo è indiscutibile, che il salto dalla Serie B alla Serie A sia comunque molto grande e le differenze tra le due categorie siano notevolissime.”

Restando sempre in Serie B, al di là dello strapotere del Benevento guidato da Pippo Inzaghi, se non ci fosse stato lo stop ed il campionato fosse continuato normalmente, quali altre squadre avrebbero ambito realmente alla promozione in Serie A? Il Frosinone di Alessandro Nesta? Il Crotone di Stroppa? (entrambi gli allenatori sono ex calciatori della Lazio tra l’altro, ndr). O chi altro? E quali sono state la vera rivelazione e la vera delusione, come squadre intendo, del campionato cadetto?

“Personalmente vedo il Frosinone molto solido. Molto più del Crotone, senza nulla togliere alla formazione calabrese. E’ però la difesa a fare la differenza in Serie B. Ed io ho avuto l’occasione di vedere in azione, molto spesso, la retroguardia frusinate e posso dirti, senza timore di essere smentito, che è davvero molto forte. Quindi, se si riprendesse a giocare, i miei favoriti per il secondo posto, e per la promozione diretta in Serie A, sono i calciatori di Alessandro Nesta. Se parliamo invece di rivelazione, il primo nome che mi potrebbe venire in mente è quello del Pordenone, soprattutto perché è una squadra neopromossa. Ma aggiungerei anche il Cittadella, non tanto perché lo scorso anno ha raggiunto la finale dei playoff, ma perché quest’anno si è rinnovata totalmente e nonostante questo continua ad essere li, a lottare per i piani alti della classifica Non considero sorprese l’Empoli o lo Spezia, perché comunque sono squadre che sono state costruite per lottare per la promozione o comunque per giocare i playoff. Per quanto riguarda la delusione, invece, penso sicuramente alla Cremonese. Perchè è una squadra che, soprattutto in attacco, aveva investito molto su tre giocatori che potrebbero giocare tranquillamente nella categoria superiore, come Ceravolo, Ciofani e Palombi. Senza dimenticare i vari Gustafson e Bianchetti, che l’anno scorso hanno fatto la Serie A con il Verona. Ed invece è invischiata in piena zona retrocessione. Credo comunque che alla fine la Cremonese riuscirà a venirne fuori, anche grazie al cambio di allenatore, con Bisoli, da poco arrivato, ed alla rosa che ha a disposizione.”

Dalla Serie B alla Serie A, la domanda è ovviamente inevitabile: cosa pensi della Lazio di Simone Inzaghi? E quante possibilità ha, davvero, di giocarsi lo scudetto con la Juventus fino all’ultimo, secondo te, nel caso il campionato dovesse riprendere?

“La Lazio è una squadra straordinaria, che si è costruita negli anni non vendendo i pezzi più importanti della propria rosa, ma anzi andando ad arricchirsi con uno o due giocatori per volta. Evitando quindi di snaturarsi o di stravolgere il sistema di gioco principale e l’armonia che si è creata tra Simone Inzaghi e la squadra. Io penso che non possa essere di certo svanito quello che era stato ottenuto a marzo. Io credo che la Lazio, se il campionato dovesse riprendere, sarà pienamente in grado di giocarsi il titolo con la Juventus fino all’ultimo. Anche perché, se è pur vero che i bianconeri hanno potuto recuperare e a maggio e giugno non avranno il doppio impegno del campionato e delle coppe europee, visto che la Champions riprenderà ad agosto, io ho avuto modo di vedere una Lazio troppo dominante nelle ultime dieci-quindici giornate prima dello sosta. E questo fa presumere che la squadra biancoceleste non ha vissuto solo un semplice ‘momento magico’. All’inizio tutti si aspettavano che prima o poi la Lazio si sarebbe fermata. Magari a causa degli infortuni, che avrebbero evidenziato la poca profondità della rosa. E invece sono arrivati anche gli infortuni, perchè la Lazio ha perso Leiva, ha perso Lulic, ha perso Acerbi per qualche settimana, eppure ha continuato a giocare benissimo e a portare a casa gli stessi risultati straordinari di prima. E quindi, onore a Inzaghi e onore alla Lazio, che può giocarsela fino alla fine, senza dubbio.”

Siamo giunti alle battute conclusive. Vuoi aggiungere qualcosa?

“Io vorrei solo dire a tutti noi di aver pazienza. Dobbiamo imparare ad ascoltare solo le voci e le fonti ufficiali, senza farci prendere, magari, dalla voglia, di pancia, di esternare le nostre sensazioni sui social o in qualsiasi altro modo. Seguiamo le linee guida di chi ha studiato e di chi è sicuramente più esperto di noi in materia. Se arriverà la decisione di riprendere il campionato, verrà fatta certamente con giudizio e nel momento più opportuno. Nessuno ci sta dando il contentino. Perché nessuno si assumerà mai la responsabilità di mandare i giocatori allo sbaraglio facendoli rischiare. Ci vuole solo un po’ di pazienza, e poi forse potremo goderci un’estate magari diversa, ma sicuramente bella”.

Daniele Caroleo

Giornalista pubblicista. Tifoso della Lazio. Mi piace lo sport (con una particolare predilezione per il calcio), scrivere e fotografare.

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