Dal 2009 ad oggi, la crescita del progetto Lazio ha un nome: Igli Tare. Tutti i grandi colpi del ds biancoceleste..

Undici anni fa, quando il Presidente Lotito decide di nominare ds Igli Tare, già da un anno in società dopo il ritiro, la Lazio aveva una squadra modesta, da metà classifica, e una società con tante incognite. Oggi possiamo dire che la crescita di questo progetto è iniziata esattamente con quella scelta del patron biancoceleste. Secondo Transfermarkt, attualmente quella biancoceleste è una rosa dal valore di 300 milioni di euro, e soltanto perché la situazione odierna ha fatto sì che la valutazione dei singoli calciatori scendesse del 20%. La Lazio è tutta opera del suo direttore sportivo, che dal 2009 migliora la squadra, passo dopo passo, per cercare di portarla, e farla stazionare, ai vertici.   

L’Agenzia di Stampa della Lazio ha recentemente elogiato il suo operato, sottolineando come l’ossatura della squadra attuale sia tutto merito suo e delle sue intuizioni sul mercato. La calma e l’organizzazione sono i suoi punti di forza, come il saper operare sotto traccia e cogliere di sorpresa anche i media. La capacità di trovare i profili giusti e perfettamente adatti al contesto in cui devono inserirsi, sia dal punto di vista tecnico che da quello morale. Molti pensavano che sarebbe stato impossibile sostituire degnamente giocatori come De Vrij e Biglia, e invece il tempo ha dimostrato che Acerbi e Leiva non hanno fatto rimpiangere questi due giocatori. 

Il lavoro di scouting ha consentito spesso all’ex attaccante albanese di portare a casa grandi talenti con esborsi praticamente nulli. Basti pensare a due elementi base dell’undici titolare dei biancocelesti: Strakosha e Luiz Felipe. Il primo preso per 75 mila euro dalle giovanili del Panionios, in Grecia, mentre il secondo prelevato per meno di un milione dall’Ituano, nella quarta divisione brasiliana. Stesso discorso per Keita Balde, strappato alla cantera del Barca e rivenduto al Monaco per circa 30 milioni. Operazioni che rivelano soprattutto la capacità da parte di Tare di comprendere in anticipo il potenziale di alcuni profili che ancora non sono saliti alla ribalta. 

Luis Alberto è il caso più significativo. Lo spagnolo, oggi considerato uno dei fantasisti più talentuosi in Europa, è completamente un’idea dell’albanese. Tare assiste alle gare del Deportivo La Coruna per studiare l’attaccante Lucas Perez, e rimane stupito invece dalla qualità del trequartista di San Josè del Valle. Decide allora di prelevarlo dal Liverpool per 4 milioni di euro, alla fine della sessione di mercato. Quello di Luis Alberto passa come l’acquisto per sostituire l’allora partente Candreva e ovviamente i tifosi non ne sono entusiasti. Dopo i problemi iniziali e lo scarso minutaggio è lo stesso Tare a dirsi curioso di vedere in campo con più continuità lo spagnolo. Nessuno credeva nelle sue qualità, neanche il giocatore stesso, che ha confessato di aver meditato il ritiro prima della rinascita.  

Senza dimenticare il grande pregio di riuscire ad anticipare la concorrenza su giocatori di indubbio talento muovendosi con i tempi giusti e riuscendo a convincerli della bontà del progetto Lazio, dal già citato De Vrij a Felipe Anderson e ovviamente al panzer Klose. A volte anche con trattative lunghe ed estenuanti come quella che ha portato a Roma il fiore all’occhiello della rosa biancoceleste di adesso, ovvero Milinkovic Savic, con il serbo ad un passo dalla firma con la Fiorentina. Anche molti flop, ovviamente, ma inevitabili dato il basso budget con cui ha sempre dovuto lavorare. Soprattutto le operazioni in Sud America non si sono quasi mai rivelate vincenti, ad eccezione ovviamente di quella importante fatta con Hernanes, preso dal San Paolo per 13.5. 

Quest’estate Tare ha dimostrato il grande attaccamento a questa società e a questi colori rifiutando la proposta del Milan, per continuare a portare avanti un bellissimo progetto che, ora più che mai, sta dando i suoi frutti.