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“La trappola dei playoff”

Ho sempre ritenuto i playoff e playout un esempio di poca attenzione verso il pubblico, verso i tifosi e di tanta, tantissima antisportvità. Si dirà: ma è una regola che viene applicata in tanti sport, perfino in serie b. Si ma ciò non vuol dire che sia l’atteggiamento migliore. E poi, se ci si vuole riferire al basket, una squadra raggiunge i 70 punti a partita con estrema facilità e il risultato finale non è davvero condizionato da un calcio d’angolo, da un gol fortunoso, da una parata determinante.
Infine, il fatto che si applichi in serie b la dice lunga su come viene considerata questa categoria e quindi sarebbe non una giustificazione ma un’ aggravante.
Pensare che una squadra possa vincere qualcosa trovandosi anni luce dietro alla prima in classifica diventa un esercizio difficile da comprendere e da accettare.
Per tutti coloro che si ritengono degli sportivi.
Nessuno, e figuriamoci noi Laziali, pensa di poter continuare un campionato senza mettere in sicurezza la squadra, gli addetti ai lavori, i tifosi stessi.
Ma se il prezzo da pagare fosse quello di vedere assegnato uno scudetto a chi oggi occupa posizioni di classifica marginali sarebbe una tragedia sportiva.
E, di tutto questo, nessuno ha davvero bisogno. Non ne ha bisogno lo sport, non ne ha bisogno il calcio, i tifosi, la gente.
Probabilmente ne hanno bisogno i poteri forti, quell’apparato nascosto ma molto intuibile quando si tratta di gestire a proprio piacimento le scelte scellerate dalle quali si possono ricavare milioni e milioni di euro.
Tutto questo è lontano dalla nostra mentalità. Tutto ciò è lontanissimo dal significato vero ed unico di cosa rappresenti la Lazialità.
Ricordo, per i più giovani, che fummo noi quelli che, quando erano in corso le indagini per il calcio scommesse che ci vide coinvolti, dicemmo a chiare, chiarissime note: chi sbaglia deve pagare, se abbiamo sbagliato è giusto retrocedere.
E retrocedemmo in serie b con serenità pur sapendo che fummo il capro espiatorio di una città intera. Ma retrocedemmo.
Perciò sulla nostra sportività, sul nostro modo di essere, sul nostro dna nessuno può assolutamente dubitare.
Volete continuare a fare i vostri sporchi giochi? Fatelo pure.
Ma i playoff giocateveli voi!

Augusto Sciscione

Nato a ottobre del 1977 sotto il segno della bilancia. Laureato in Giurisprudenza esercita la professione di avvocato. Ama lo sport in generale, ma le sue grandi passioni sono la pallacanestro e la Lazio. La prima gara vissuta da spettatore allo Stadio Olimpico è stata Lazio-Taranto che terminò 3-1 e riporto la Lazio in Serie A. Ha vissuto gli anni d'oro della Lazio di Sven Goran Eriksson ed il giocatore a cui è rimasto più legato è il Cholo Simeone. Ama i cani ed al momento ne possiede uno di nome Gazza.

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