Dodici anni di battaglie, tra gioie e dolori: per Radu la maglia della Lazio è una seconda pelle

La Lazio e Radu si conoscono nel lontano agosto 2007. I biancocelesti, per entrare nei gironi della Champions League, devono affrontare nel preliminare la Dinamo Bucarest, squadra rumena dove gioca Stefan. Tra le parti scocca subito la scintilla e i dirigenti capitolini acquisiscono le prestazioni del difensore rumeno da gennaio 2008, in prestito.

Radu è nato a Bucarest nel 1986 e all’età di 13 anni giocava già nella Dinamo, la squadra della sua città. Dopo 9 anni non è stato semplice lasciare tutto per andare all’estero, ma al ragazzo il coraggio non manca, ne siamo a conoscenza.

Nell’aprile 2008 la Lazio lo riscatta senza ripensamenti, sarà il nuovo pilastro della futura difesa biancoceleste. Nel 2009 vince il suo primo trofeo, la Coppa Italia, in finale contro la Sampdoria. Radu è un predestinato, oltre a diventare il leader della difesa laziale diventerà una bandiera, di quelle che nel calcio non si vedono più, perchè oggi conta solo il denaro e molti giocatori non capiscono quanto sia importante l’attaccamento alla maglia.

La stagione successiva comincia subito con la vittoria del secondo trofeo, la Supercoppa Italiana. Ballardini sostituisce Delio Rossi alla guida degli aquilotti e l’Inter soccombe ad una Lazio ostica, sempre cinica negli appuntamenti che contano. Il tecnico ravennate, però, avrà vita breve nella capitale, il rischio retrocessione è concreto e la panchina viene affidata a Edy Reja che salva il salvabile.

Nel campionato 2010/2011 Il difensore rumeno diventa sempre più indispensabile, anche nella difesa a quattro dove viene schierato da terzino. Ma l’annata mette a dura prova Radu che purtroppo è colpito da un grave lutto in famiglia con la morte prematura del padre Costantin all’età di 52 anni. Dopo Catania-Lazio del 17 aprile, conclusa 1-4, il ragazzo scoppia in lacrime e Mister Reja corre ad abbracciarlo per confortare il dolore di quella perdita incolmabile. La foto che immortala quel momento è ancora indelebile nei ricordi di molti tifosi laziali. La Lazio sfiora la Champions che svanisce all’ultima giornata complice anche l’infortunio di Stefan che non partecipa al finale di campionato. Stessa musica un anno dopo, ma il rinnovo contrattuale fino al 2016 mitigherà la delusione per non aver centrato l’obbiettivo di partecipare alla massima competizione europea.

Per Radu la maglia laziale diventa una seconda pelle, ogni derby, oltre ad essere affrontato come atleta, viene vissuto come tifoso. Il rumeno de Roma è, a tutti gli effetti uno della Curva Nord, e quando c’è la maglia giallorossa davanti, spesso perde addirittura la testa. Ne sa qualcosa Simplicio e qualche altro malcapitato. Il ghigno di un popolo intero stampato sul viso del rumeno in uno degli ultimi derby, mentre deride Kolarov, diventa virale e la foto che “racconta” l’episodio è la più ricercata nel web dai tifosi laziali.

Il derby più bello per Radu, e per tanti altri, è sicuramente quello del 26 maggio 2013 quando la Lazio si porta a casa la Coppia Italia vincendo contro i cugini per 1-0. Tutti i tifosi sono convinti che il difensore avrebbe fatto carte false pur di aver segnato al posto di Lulic.

Dopo un periodo di alti e bassi, nel 2015, ottiene il rinnovo contrattuale per altri 5 anni, praticamente un contratto a vita. Con l’arrivo di Simone Inzaghi in panchina il ragazzo vive una seconda giovinezza nella difesa a 3 che ne esalta personalità e caratteristiche. Supera le 370 presenze e raggiunge quasi 4500 giorni di lazialità con un palmares di tutto rispetto: 3 Coppe Italia e 3 Supercoppe Italiane.

Questa è la favola di Stefan Radu, una favola appassionante e romantica dove si raccontano le imprese di un ragazzo che affronta ogni gara con gli occhi di chi sta per sbarcare in Normandia. 12 anni di battaglie tra gioie e dolori in difesa della sua Lazio.