“Tornerà tutto come prima?”

Tutto ripartirà. Questo è sicuro. Ma la domanda da porsi è semplicemente una. Una sola. “Tornerà tutto come prima?”. Io credo di no. Ma, allo stesso tempo, non riesco ad immaginare un mondo diverso. Non immagino un mondo migliore o peggiore. Diverso. Lo immagino diverso. Semplicemente, diverso. Eppure, allo stesso modo, uguale, perfetto, miracolosamente identico a quello di prima. Gli onesti da una parte, i disonesti dall’altra. I sensibili seduti da un lato, gli insensibili dall’altro. I falsi non diventeranno sinceri e i sinceri non diventeranno falsi. Tutto tornerà come prima. Uguale. Perfetto.
E, allora, cosa cambierà? Ecco, probabilmente tutto e niente. Dipende dal punto di vista, da dove vogliamo collocarci, da quale posizione, da dove ci siamo lasciati durante il mese di marzo di un 2020 che mai dimenticheremo. Mai.
E saremo lì, allora. Ci ritroveremo nella stessa posizione di prima. Pensando, riflettendo sulla vita, sulla politica assente, sull’economia vacillante, sulla società occupata a chattare con un cellulare trascurando il vero contatto umano. Proprio quel contatto umano che, oggi, stranamente ci manca, quasi lo imploriamo. Gli abbracci che diventano gomiti appoggiati, i sorrisi che non si vedono più nascosti dietro un pezzo di stoffa, i baci tranquilli, decisi, insaziabili che non ritorneranno.
Quelle passeggiate innocenti lungo le rive di un mare apparentemente calmo ed ora in burrasca, quelle mani sensuali esplorare percorsi sulla pelle di chi abbiamo vicino ora sembrano pesanti, marmoree e timide.
Quel senso di paura che diventa panico, ossessione ossessiva a causa di una sigla che ricorda una malattia dietro l’angolo e che colpisce senza senso e senza distinzione. Ricchi, poveri, emarginati, intelligenti e stupidi, furbi, miseri e miserabili. Una malattia che non chiede la dichiarazione dei redditi bussando alla porta e non seleziona prima di colpire. Una malattia che alcuni pensano che il genere umano l’abbia meritata. Ed allora andatelo a chiedere a coloro che hanno perso il padre, il figlio. “L’hanno meritata, questa peste?”. Se avete il coraggio domandatelo.
E, così, ascolteremo il tempo che è passato, il tempo che si è dilatato trasformando un mese in un anno, due mesi in dieci anni. Perse le certezze, quelle poche rimaste, dopo la Grande Fuga della memoria. Rimarrà il ricordo.
Lo terremo stretto a noi.

Pierpaolo Gentili

Scrittore, sceneggiatore e regista. Organizza laboratori di scrittura creativa. Tra le sue pubblicazioni più recenti: “La luna, inevitabilmente, e la vita”, “A testa alta” con Paolo Arcivieri, “Banco...Mat”, “L'amore rende belli” con Fabiola Cimminella, “Calcio d'inizio”. Tra gli incarichi assunti: Responsabile dell’ Ufficio Stampa del Notegen Club, del Teatro al Borgo e dell’ Associazione Culturale “Giano Bifronte”, redattore delle riviste culturali “Orizzonti”, “Versicolori”, Direttore Editoriale della rivista “Supertifo” con Daniele Caroleo. Conduttore radiofonico e opinionista presso emittenti locali, fondatore della rivista “Diffidare dalle Imitazioni”. Regista del film “Quel coniglio è un predatore”, scritto con Federico Rinaldi. Premi vinti: quattro volte segnalato al Premio Internazionale Eugenio Montale, il “Città di Giungano”, il “Premio Tritone”. Il “Premio Mondatori” nel 2018. Fa parte della Giuria del “Premio di letteratura calcistica Gabriele Sandri”.

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