Malagò, Speranza, Rezza: a pensar male si fa peccato, è vero. Ma spesso…

Forse ci siamo! L’incubo Covid-19 che ha cambiato per sempre la nostra vita, con la sua scia di morte e di paura, par stia affievolendo la sua forza, anche se, al momento, i contagi rimangono comunque numerosi in Lombardia e nelle regioni del Nord Italia, mentre restano ancora chiuse le fabbriche, le scuole e i negozi.
Il 3 maggio dovrebbe essere la data fatidica. Quella che potrebbe rimanere nei libri di scuola come il giorno in cui l’Italia è tornata a vivere. Quella della fine della quarantena.
Forse torneremo ad uscire dalle nostre case, continuando però ad indossare i dispositivi di sicurezza, mentre i ristoranti, sempre più simili a sportelli di una banca, riapriranno. E noi potremo riunirci con gli amici davanti alla tv, per assistere ad una partita di calcio.
Oppure no, questo forse no… Non tanto perché non si potrà più stare con gli amici, ma, più che altro, perchè sembra che qualcuno il campionato di calcio, in Italia, non voglia farlo riprendere. La Juventus è prima, la Lazio è in seconda posizione, ad un punto di distanza e con ben dodici giornate appassionanti ancora da giocare e da vivere tutte in un fiato.
Ma diversi personaggi, noti e meno noti, appartenenti al mondo della politica, della sanità o dello stesso sport, hanno avuto modo di esprimere, insistentemente, la propria opinione in merito: “questo campionato non può riprendere”. Adducendo, a questa opzione, diverse motivazioni: il rispetto per i defunti, la gente che ancora lotta negli ospedali, la paura di nuovi contagi tra i calciatori, ecc..
Ma siamo davvero sicuri che siano questi i motivi di tale posizione?
Il presidente del CONI, Giovanni Malagò, intervenuto ai microfoni de Il Secolo XIX a proposito della ripresa del campionato di calcio ha detto: “I Presidenti federali degli altri sport mi hanno comunicato che avrebbero interrotto la stagione, è nei loro diritti. Sono il primo a riconoscere la specificità del calcio e il diritto/dovere di cercare ogni strada per chiudere la stagione. Ma non hanno mai pensato a un’alternativa. Non assegnare lo scudetto sarebbe un gesto importante? Non mi permetto di parlare di etica. Ma è palese il bisogno di lasciare un segnale, è un sentimento molto diffuso tra la gente”.
Un sentimento pienamente condiviso anche dall’attuale Ministro della Salute, Roberto Speranza, che ha avuto modo di dichiarare, per altro a più riprese: “Con più di 400 morti al giorno, la ripresa della serie A è l’ultimo problema di cui possiamo occuparci”.
Come non ricordare, poi, la battuta del Dottor Giovanni Rezza, esponente dell’Istituto Superiore di Sanità, detta, tra l’altro, sorridendo, a margine della consueta conferenza stampa della Protezione Civile, in cui si elencavano i numeri quotidiani delle vittime per il Coronavirus, sulla probabile ripresa del campionato: “da tifoso romanista manderei a monte tutto”. Sottolineando, tra l’altro, la medesima fede calcistica che lo accomuna, guarda caso, con i già citati Malagò e Speranza. E questo fa presupporre che la possibilità che la Lazio di Simone Inzaghi possa continuare a lottare per lo scudetto (e magari anche rischiare addirittura di vincerlo) non sia proprio piacevolissima per loro. D’altronde, è lo stesso Rezza ad averlo ampiamente sottolineato, con la sua uscita infelice, per poi precisare frettolosamente: “da tecnico darei un parere negativo, ma a decidere sarà la politica”.
Si sono poi schierati contro la ripresa della Serie A, con la conseguente cristallizzazione della attuali posizioni in classifica, anche alcuni presidenti di squadre del massimo campionato nostrano. Alla fine se ne sono contati circa otto, tra i quali spiccano, senza dubbio, i nomi di Ferrero, proprietario della Sampdoria, di Cairo, Presidente del Torino, Preziosi, patron del Genoa, e Cellino (che nel contempo è risultato anche positivo al Coronavirus), presidente del Brescia. E tutti loro, come ricordato più volte dal portavoce della Società Sportiva Lazio, Arturo Diaconale, in questi giorni, sono a loro volta accomunati dal fallimento stagionale della propria squadra, essendo pienamente invischiati nella lotta per non retrocedere. E per loro quindi, il mancato completamento del campionato, sarebbe solo tanto di guadagnato.
Eppure, sempre nel rispetto delle vittime di queste drammatiche settimane, questo è ovvio, e anche alla luce della recente Assemblea della Lega Serie A, il calcio deve riprendere. A livello economico, esso è la terza industria in Italia, inutile ricordarlo, oltre ad essere un motivo di svago per milioni di persone, che non aspettano altro che tornare a vivere la propria quotidianità.
Tutti noi, infatti, vorremmo vederci restituita la normalità di un tempo, anche per poter tornare a tifare la nostra squadra del cuore, uniti da quel filo invisibile che è la passione per questo sport. E perchè no, un giorno magari varcare nuovamente i tornelli di uno stadio, per assistere dal vivo, alle gesta dei nostri beniamini, con la sciarpa della nostra squadra intorno al collo.
Proprio come il signor Malagò, il Ministro Speranza o il Dottor Rezza, uniti dalla fede, che non hanno mai nascosto, per la seconda squadra capitolina. Siamo altresì convinti, però, che quella stessa sciarpa, quella giallorossa, sarebbe opportuno che venisse riposta, una volta per tutte, soprattutto quando si occupano ruoli di così alto rilievo e si devono affrontare questioni di così ampia importanza.
Perché a pensar male si fa peccato, è vero. Ma spesso ci si indovina.