ESCLUSIVA – Antonio Buccioni, nel giorno del suo compleanno: “Per me è un onore rappresentare la Polisportiva biancoceleste.”

Un laziale doc ai nostri microfoni. Nel giorno del suo 63esimo compleanno abbiamo raccolto le impressioni di Antonio Buccioni, presidente della polisportiva più grande e antica d’Europa. Una missione (come la definisce lui) che svolge da ormai tre lustri quando, nel 2005, raccolse l’eredità di un altro grandissimo laziale come Renzo Nostini. La lazialità di Buccioni è testimoniata da tanti anni di prezioso lavoro a beneficio di una polisportiva capace di dare lustro, attraverso le sue numerose attività, al sodalizio più antico della Capitale. Un movimento in grado di partorire campioni del calibro di Piola, Coppi, Pedersoli e Nostini, del quale Buccioni è profondamente orgoglioso.

Signor Buccioni, auguri e grazie per la disponibilità. Come vive il ruolo così prestigioso che riveste ormai da anni?

“Grazie a lei. Per me è un onore rappresentare una polisportiva vastissima come la nostra che oggi annovera circa 80 discipline. Una famiglia nata dall’idea di nove giovani appartenenti al proletariato e alla piccola borghesia romana; all’inizio del secolo scorso quei ragazzi gettarono quel seme che noi tempo dopo abbiamo raccolto. Oggi come ieri abbiamo il dovere di portare avanti una vera e propria missione sempre ligi all’antico motto “concordia parvae res crescunt”.

Come nasce la sua passione per la Lazio?

“Tutto merito di mio padre, grande laziale. Era il 19 settembre del 1965 quando mi portò allo stadio Flaminio dove la Lazio ospitava il Varese per la terza giornata del girone di andata. I biancocelesti, all’epoca guidati da Mannocci, si imposero per la cronaca per due reti a uno. Da lì è iniziato un lungo percorso che mi portò, nel 1980, a occuparmi stabilmente del settore giovanile della Lazio; poi mi sono occupato di molteplici attività riconducibili alla società sportiva fino a diventare presidente del circolo Canottieri, prologo alla mia nomina di massimo responsabile della polisportiva dopo la scomparsa di Renzo Nostini”.

Chi è stato Nostini?

“Renzo è stato la figura più luminosa dello sport italiano di tutto il Novecento. Ha mietuto diversi e prestigiosi allori nel corso della sua lunga attività agonistica. Grandissimo schermitore, ha vinto sette volte il titolo mondiale e quattro medaglie d’argento alle Olimpiadi; è stato, inoltre, campione italiano di nuoto e avrebbe dovuto partecipare come pentatleta alle Olimpiadi di Berlino del 1936; è stato anche un buon giocatore di rugby: uno sportivo a 360 gradi. Nelle vesti di dirigente ha sempre svolto un lavoro egregio per i colori biancocelesti (Lazio scherma e rugby, ma anche rugby e scherma Roma), per due diversi periodi è stato anche vice-presidente del Coni e presidente onorario. Tutto questo con la Lazio nel cuore. Noi ancora ci abbeveriamo alla sua fonte”.

Torniamo all’attualità, al calcio: ammesso che si torni a giocare, come vede la Lazio in ottica scudetto?

“C’è un forte rammarico, lo splendido cammino della nostra Lazio si è interrotto proprio sul più bello per effetto del coronavirus: un brutto scherzo dell’anno bisestile. I ragazzi di Inzaghi ci avevano regalato quattro mesi da sogno, una squadra ammirata da tutti per il bel gioco e per la coesione del gruppo. Purtroppo lo sport di fronte a una tragedia come questa ha dovuto fermarsi; gli interessi che gravitano attorno al calcio ora impongono di ripartire. Quanto al calcio giocato, non mi faccio troppe illusioni: riprendere il cammino interrotto non sarà facile, spero che i ragazzi siano all’altezza fino alla fine, così come mi auguro che venga assegnato il titolo del 1915”.

Libero Marino

Esperienze lavorative: Provincia, Ciociaria Oggi, CittaCeleste e LazioPolis

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