Ora più che mai, forza Lazio!

Serve attenzione e discrezione in questi giorni, qualsiasi cosa si voglia raccontare o riportare.  

Non è facile scrivere di calcio quando, solo in Italia, muoiono una media di 800 persone al giorno, e più si va avanti più magari passa la voglia di farlo. Il rispetto per deceduti e familiari, e quello per tutti coloro che stanno lottando contro questo virus, non è il solo punto in questione, perché l’emergenza sanitaria, per quanto già terribile, sembra solo l’anticamera di un’altra emergenza, che rischia di attraversare l’intero Paese. E non è facile neanche intrattenere con una notizia sportiva chi vive momenti di insicurezza e angoscia per la situazione che è e per quella che purtroppo sarà. Eppure è fondamentale, ed è una grande sfida.  

Non tutti infatti hanno la fortuna di vivere questa quarantena in compagnia di due o tre persone, e non tutti possiedono i mezzi economici per viverla serenamente. È importante allora sfruttare questa passione che ci accomuna per la nostra squadra del cuore, per distrarre chi in questo momento si sente solo, o per tenere occupato chi non ha più la sua occupazione. In un contesto come questo, sono tantissime le sfumature di disagio che si possono vivere e i pensieri che possono balzare alla testa, e la cura non può essere per tutti la stessa.  

A parlarci di quello che sta accadendo sono già in tanti, forse pure troppi, a snocciolarci numeri e a fare previsioni ipotetiche su come e quando ne usciremo. Ma la verità è che ancora siamo nel pallone, ancora non abbiamo una soluzione. Da qualche giorno ci viene detto che i dati sono incoraggianti, eppure la sensazione, all’inizio della settimana che ci porta alla Pasqua, è che per risorgere ce ne vorrà ancora un bel po’. 

Non c’è quindi da sentirsi in colpa nel continuare a vivere la nostra Lazio e nello sperare, sotto sotto, che si torni a giocare il prima possibile, per concludere questa stagione straordinaria e per provare a realizzare un sogno che, prima di questo momento buio, stava assumendo colori sempre più vivi. Una speranza che alla fine non fa altro che coincidere con quella di tornare alla normalità. Perché solo quando questo incubo sarà finito potremo tornare a sorridere, riempire lo stadio e abbracciarci insieme (altrimenti non c’è gusto), e ricominciare a sognare.