“Long John”

Sono passati otto lunghi anni da quando Giorgio Chinaglia ci ha lasciati. Un uomo che si potrebbe ricordare in tanti modi e non soltanto per una vita che lo ha visto occupare ruoli diversi e caratterizzata da scelte a volte opinabili.
A me piace ricordarlo esclusivamente come calciatore. E, così, riaffiorano ricordi di partite vissute in modo incredibile con prestazioni indimenticabili.
La prima volta che lo vidi indossare la maglia della Lazio provai quell’emozione che si prova soltanto per i veri trascinatori, per gli uomini squadra. E questo lo si percepì subito. Come emersero subito, in quegli anni, le divergenze con i tifosi più grandi che avevano vissuto l’epoca di Silvio Piola.
Il paragone veniva quasi spontaneo.
Divenne un confronto generazionale. Io tifavo per Giorgio, mio padre e mio nonno per Piola.
“Piola era un’altra cosa” mi sentivo dire.
Questo non lo so ma so bene quanto quel calciatore che veniva dall’Internapoli fosse entrato nel cuore di tutti. Un centravanti, un combattente, un trascinatore. Non aveva paura di niente e di nessuno. Entrava in campo come per andare in battaglia. Inarrestabile non soltanto fisicamente, riuscì a ridare al tifoso laziale quella dignità, quella sfrontatezza, quell’orgoglio che solo i grandi riescono a trasmettere.
Gli aneddoti da raccontare sarebbero tanti.
Da un gol incredibile contro l’Inter all’Olimpico dove prese la palla a centrocampo, se ne andò sulla fascia sinistra smembrando di fatto una difesa e segnando all’incrocio di pali con il portiere che, per cercare una parata impossibile, finì quasi fuori dal campo. Per giungere ad una vittoria nel derby dove, alla fine della partita, invece di essere scortato e protetto dalla polizia, lascia il campo spostando di lato gli agenti perché non voleva nessuna protezione tra gli oggetti che volavano in campo. Passando per quegli interminabili minuti prima di calciare quel rigore decisivo contro il Foggia.
Il famoso gesto contro Valcareggi ai mondiali di calcio in Germania dopo essere stato sostituito a testimonianza del poco peso specifico della Lazio in Lega.
Potremmo stare qui a scrivere e raccontare una storia che meriterebbe le pagine di un libro intero ma vorremmo ricordarlo con una frase semplice e chiara.
“Giorgio Chinaglia è la Lazio”
Certo, non soltanto lui ma sicuramente Long John ha scritto pagine memorabili e uniche.
Ed è, senz’altro, in ottima compagnia.

Pierpaolo Gentili

Scrittore, sceneggiatore e regista. Organizza laboratori di scrittura creativa. Tra le sue pubblicazioni più recenti: “La luna, inevitabilmente, e la vita”, “A testa alta” con Paolo Arcivieri, “Banco...Mat”, “L'amore rende belli” con Fabiola Cimminella, “Calcio d'inizio”. Tra gli incarichi assunti: Responsabile dell’ Ufficio Stampa del Notegen Club, del Teatro al Borgo e dell’ Associazione Culturale “Giano Bifronte”, redattore delle riviste culturali “Orizzonti”, “Versicolori”, Direttore Editoriale della rivista “Supertifo” con Daniele Caroleo. Conduttore radiofonico e opinionista presso emittenti locali, fondatore della rivista “Diffidare dalle Imitazioni”. Regista del film “Quel coniglio è un predatore”, scritto con Federico Rinaldi. Premi vinti: quattro volte segnalato al Premio Internazionale Eugenio Montale, il “Città di Giungano”, il “Premio Tritone”. Il “Premio Mondatori” nel 2018. Fa parte della Giuria del “Premio di letteratura calcistica Gabriele Sandri”.

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