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ESCLUSIVA – Renzo Garlaschelli: “La festa? La rimandiamo al prossimo anno.” E sullo stop del campionato…

Renzo Garlaschelli non ha bisogno di presentazioni. Chi ha vissuto la Lazio degli anni ’70 e ’80 non può aver dimenticato le sue dieci stagioni in biancoceleste in cui ha dato e visto tutto: dallo Scudetto del ’74 allo scandalo del calcioscommesse. Spalla di Giorgio Chinaglia prima e di Bruno Giordano poi, Garlaschelliha fatto impazzire i tifosi biancocelesti con le sue giocate. Celebre la sua finta sulla fascia destra con ultimo passaggio sempre a cercare Chinaglia – si dice su “consiglio” di Tommaso Maestrelli che, al suo arrivo, gli disse: “So che sei bravo ma passa sempre la palla a Chinaglia, che è un rompiscatole”.

Professionista impeccabile in campo, grande frequentatore della Roma notturna. Garlaschelli era solito trascorrere le serate tra i locali di della “dolce vita” romana degli anni ’70, salvo poi farsi trovare sempre pronto al campo di allenamento la mattina successiva. Il “Garla” oggi compie 70 anni e la S.S. Lazio non ha mancato l’appuntamento con gli auguri ad uno dei protagonisti della Lazio di Maestrelli.

L’ex attaccante biancoceleste, in occasione del suo compleanno, ci ha concesso una piacevole chiacchierata, scorsa inevitabilmente tra la minaccia del Coronavirus ed i ricordi con l’aquila sul petto. E quel paragone tra Maestrelli ed Inzaghi…

Buongiorno Renzo, innanzitutto ti faccio tanti auguri per il tuo compleanno a nome di tutta la redazione di NoiBiancocelesti e, riprendendo le tue dichiarazioni dello scorso anno, in merito alla grande festa per i tuoi 70 anni, ti chiedo come stai vivendo questo compleanno con questo clima surreale.

“Vi ringrazio tantissimo per gli auguri. La grande festa la rimandiamo all’anno prossimo, se ci saremo ancora, Io ormai ho raggiunto il picco, come il virus (ride ndr.). Però questa sera festeggeremo con la mia compagna; una piccola torta, giusto per ricordarmi che compio 70 anni. L’atmosfera qui non è delle migliori. Fortunatamente, nel paese dove viviamo abbiamo pochi casi di contagiati, ma il clima è surreale ovunque. Speriamo di venirne fuori alla svelta, anche se non sarà semplice.”

Parlando un po’ del tuo passato a Roma, qual è il ricordo più bello che conservi dei tuoi anni in biancoceleste?

“I miei ricordi alla Lazio, tranne gli ultimi due anni, sono tutti meravigliosi. Il ricordo più bello resta lo scudetto che è il massimo che un giocatore possa raggiungere, specialmente uno come me; un giocatore normale, arrivato a Roma da sconosciuto e arrivato insieme al resto della squadra a fare tanto. Sinceramente, però, devo dire che ci siamo divertiti tantissimo in quegli anni. Era una squadra che, nonostante le scarpate e le discussioni (ride ndr.) era molto unita.”   

La Banda Maestrelli, quindi…

“Si, assolutamente. È stata definita così, eravamo un gruppo molto unito. Qualcuno di noi era forse un po’ esagerato nei modi, ma già dal martedì quando riprendevamo gli allenamenti, era un divertimento. Erano altri tempi, si viveva in modo diverso. La scazzottata faceva parte del gioco. Eravamo tutti ragazzi molto simpatici. Abbiamo avuto qualche attrito all’inizio, dovendo rifondare completamente la squadra, con i ragazzi che arrivavano dalla Serie B. Poi tutto è andato per il meglio ed abbiamo raggiunto i traguardi che tutti sappiamo.”

A proposito di Banda Maestrelli, si sente sempre di più parlare di Banda Inzaghi. Credi sia possibile paragonare la tua Lazio a quella di Simone?

“Non saprei. Non conosco personalmente Inzaghi e credo sia passato troppo tempo per poter fare un paragone tra i due. È cambiato il calcio, sono cambiati i personaggi ed è cambiato anche il modo di lavorare rispetto agli anni ’70. Ciò non toglie che Inzaghi sta lavorando molto bene, ma fare un paragone con Maestrelli non mi sembra corretto. Quello che posso dire è che Maestrelli allenava una Lazio che non esiste più e non potrebbe esistere oggi, con tutti i cambiamenti che ci sono stati.” 

Lo stop del campionato arriva in un momento di grande forma per la squadra biancoceleste, come pensi di ritrovarla al rientro in campo? E soprattutto, come vedi l’eventuale ripresa del campionato?

“Lo stop è un vero peccato perchè la Lazio stava andando molto bene. Una squadra in salute che giocava anche sulla scia dell’entusiasmo. Non so come la ritroveremo dopo la sosta. Sulla ripresa non so cosa dirti perchè è una situazione mai vissuta prima alla quale neppure i grandi capi riescono a trovare una soluzione. Sto per dire una cosa forse impopolare, ma io sono per la sospensione della competizione. La situazione nazionale è abbastanza seria, qui muoiono delle persone, quasi 1.000 al giorno. Se è vero che a Bergamo il contagio è esploso con la partita dell’Atalanta contro il Valencia, io sarei molto attento a programmare una ripresa. Per come stanno andando le cose adesso, io chiuderei tutto. È una mia opinione personale, ci mancherebbe, ma parlare di ripresa adesso è difficile. Qui in Lombardia la situazione è molto difficile, ed ammesso che passi, si sta lentamente spostando anche al sud. Non ci sono zone sicure al momento. La soluzione più giusta è continuare a monitorare la situazione con la massima attenzione. Difficilmente torneremo alla normalità in breve tempo. Sicuramente il calcio soffre questo stop, ma il mio pensiero va alle aziende che stanno chiudendo e alle persone che fanno fatica a mangiare, più che alle squadre di calcio. Con tutto il dovuto rispetto per tutti, le priorità al momento sono altre.”

Chiudiamo la conversazione con una simpatica parentesi sul rinvio della sua festa di compleanno, dandoci appuntamento il prossimo anno allo Stadio Olimpico per festeggiare tutti insieme. Come si faceva negli anni ’70, ognuno con la pagnotta ed il fiasco di vino. Nel frattempo, tutta la redazione di NoiBiancocelesti rinnova gli auguri al mito di generazioni di tifosi laziali, con l’augurio di lasciarsi alle spalle questo triste momento e poter organizzare la grande festa che merita. Buon compleanno Renzo!

Micaela Monterosso

Social Media Manager appassionata di calcio, musica e scrittura. Cresciuta con il mito di Beppe Signori e Sinisa Mihajlovic all'ombra dell'Alberone, fino a quando non è crollato. Oggi vivo in Valdichiana, senza miti e con tanti alberi.

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