ESCLUSIVA – Stefano Andreotti: “Assegnare lo scudetto alla Juventus è una soluzione ridicola. Papà non era malato di calcio come me, ma era romanista.” E sulla Lazio di Inzaghi…

Stefano Andreotti e la Lazio, un amore lungo oltre mezzo secolo. Il secondogenito di Giulio Andreotti non ha mai nascosto la sua grande passione per i colori biancocelesti, certificata da anni di abbonamento allo stadio Olimpico. Un amore sbocciato prestissimo, ad appena cinque anni, e coltivato intensamente fino ai nostri giorni quando Stefano, sciarpetta al collo, scortato dal figlio Giulio, siede in Tribuna Tevere Top, da dove assiste alle gare interne della sua Lazio. Andreotti è stato testimone di diverse Lazio, dalla serie B fino ai trionfi più recenti, passando per il primo scudetto della Banda Maestrelli. Un sentimento forte e incondizionato, che traspare nettamente dall’intervista che ci ha gentilmente concesso.

La sua prima volta allo stadio?

“Era un Lazio – Bologna del 1958, la Lazio perdeva di misura ma una doppietta del brasiliano Humberto Tozzi, nel finale, ci consentì di battere i felsinei. Quella fu la gara che mi fece innamorare definitivamente dei colori biancocelesti, l’atmosfera dello stadio mi colpì subito, la prima tessera la feci a dodici anni, da lì non ho mai saltato un abbonamento. L’Olimpico l’ho “girato” praticamente tutto, dalla Montemario alla Curva Nord fino alla Tevere, mia dolce casa ormai da anni”.

I ricordi più belli di tanti anni di militanza allo stadio?

“Ce ne sono diversi. Su tutti, i due scudetti, specie il secondo, maturato in circostanze davvero surreali. Poi, tornando indietro, il gol allo scadere del mio idolo Re Cecconi che decise un palpitante Lazio – Milan del ’74, il 3-0 rifilato alla Juve di Zoff grazie alle prodezze di Bruno Giordano; altre sfide epiche le ho vissute al Flaminio. Poi, ovviamente, lo storico derby del 26 maggio…”

Un laziale cresciuto con un padre non proprio incline ai colori biancocelesti…

“Vero, papà era tifoso della Roma. Da giovanissimo abitava in centro, a due passi da Montecitorio, dove c’era una trattoria dove talvolta si fermavano a pranzo alcuni calciatori giallorossi. Papà mi raccontava che non raramente scambiava qualche palleggio con loro a vicolo Valdina. Poi mi diceva delle partite al mitico Campo Testaccio. Con lui allo stadio ho vissuto anche qualche derby. Durante gli anni di Piombo, per ovvi motivi, si è allontanato dallo stadio per poi rimettervi piede in occasione dei Mondiali del 1990. In ogni caso, non era un malato di calcio come lo sono io, passione che ho trasmesso a mio figlio Giulio”.

Torniamo all’attualità: come sta vivendo questo momento di emergenza?

“Purtroppo la situazione è delicatissima, non le nascondo che sono seriamente preoccupato. Leggere e sentire di tanti morti ogni giorno è straziante, speriamo di uscire al più presto da questo dramma. Io resto a casa e provo a distrarmi rivedendo sulle varie piattaforme le gesta della mia Lazio: che stagione straordinaria, un vero peccato fermarsi sul più bello…”

Ritiene che il calcio, finito l’allarme virus, debba ripartire regolarmente?

“Difficile prendere una decisione in merito, ci sono gli organi preposti e sicuramente non spetta a me che sono un tifoso. A ogni modo credo che il campionato, qualora ci fossero i giusti presupposti, possa riprendere anche nei mesi estivi, complice anche il rinvio degli Europei. Assegnare lo scudetto alla Juve, francamente, mi sembrerebbe una soluzione ridicola come del resto non trovo congeniale la formula dei play-off”. 

Come si immagina la Lazio del futuro?

“La squadra è forte, ha trovato finalmente un equilibrio, ha acquisito quella consapevolezza tipica delle grandi squadre. Inzaghi, tecnico che ho sempre stimato, ha avuto il grande merito di fortificare un gruppo straordinario, la Lazio ormai fa parte dell’elite del calcio italiano, non si vince per caso contro la Juve due volte in appena quindici giorni. Comunque vada la stagione, spero che la società intervenga per ampliare una rosa già molto competitiva. Un paio di pedine nel pacchetto arretrato e un vice – Immobile. La ricetta migliore per incantare anche in ambito europeo, unico neo di una stagione da incorniciare”.

Libero Marino

Esperienze lavorative: Provincia, Ciociaria Oggi, CittaCeleste e LazioPolis

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