ESCLUSIVA – Pino Insegno: “Laziale da quando avevo 8 anni. Il campionato andrebbe concluso nei mesi estivi. Incredibile come un virus ci abbia reso così vulnerabili”

Un comico versatile, un uomo divertente, capace di far ridere così come di interpretare ruoli drammatici come doppiatore di grandissimi attori internazionali. Parliamo di Giuseppe Insegno, meglio noto come Pino, attore, doppiatore, regista e conduttore, romano di nascita e laziale fino al midollo. Insegno, che non ha fatto mai mistero delle sue simpatie per la squadra biancoceleste, non si sottrae alla nostra breve intervista riuscendo a strapparci anche un sorriso in un momento decisamente delicato come questo.

Come sta vivendo questi giorni particolari?

“Sono incredulo, faccio fatica a pensare che nel 2020 la gente debba stare rinchiusa in casa; mi sembra impossibile che stia accadendo tutto ciò in un momento storico come questo dove la scienza e la tecnologia hanno raggiunto livelli altissimi. Eppure un virus è riuscito a renderci così vulnerabili…”

Proviamo a sdrammatizzare un po’: come nasce l’Insegno laziale?

“Avevo 8 anni, e in parrocchia a Monteverde Vecchio io giocavo nelle fila dei “Galletti Rossi” (sorride, ndr) quando nacque un alterco tra un ragazzo della Roma e uno della Lazio: io non esitai a difendere le ragioni del secondo e da allora divenni laziale. Un amore sbocciato definitivamente nella stagione magica del primo scudetto: avevo 15 anni e ricordo tutto…”

Ci voleva il Coronavirus a fermare la straordinaria corsa della Lazio…

“Non saremmo laziali, siamo temprati alle avversità, la sofferenza del resto ha sempre fatto parte del nostro dna; un vero peccato, a mio avviso questa squadra avrebbe potuto regalarci davvero un grande sogno… “

Se fosse presidente della Federcalcio quali decisioni adotterebbe per il campionato in corso?

“Se la situazione dovesse migliorare, come tutti ci auguriamo, ritengo un’ ipotesi non peregrina concludere la stagione in corso nei mesi estivi; l’alternativa sarebbero i play off, che restituirebbero linfa vitale a molti club, ma questa soluzione a mio giudizio sarebbe la meno praticabile per diversi motivi. Aspettiamo fiduciosi, l’importante è uscire al più presto da questo incubo, poi si vedrà”.

Come si immagina la Lazio del futuro?

“Una squadra senza dubbio diversa, la società farebbe bene a ripartire da questa base granitica facendo investimenti intelligenti intervenendo laddove è necessario; non puoi affacciarti a un palcoscenico europeo importante senza valide alternative, svecchiare l’organico è funzionale al raggiungimento di certi obiettivi. Lo spogliatoio è unito, il gruppo che Inzaghi (che insieme ad Acerbi, a mio giudizio, è il segreto della splendida cavalcata di quest’anno) ha plasmato va rinforzato: sono convinto che la Lazio sarà sul pezzo per tanto tempo ancora”.

Libero Marino

Esperienze lavorative: Provincia, Ciociaria Oggi, CittaCeleste e LazioPolis

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