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“La stagione delle scelte”

Non intendo affrontare il problema del coronavirus sotto l’aspetto politico, cioè delle scelte effettuate, dei controlli, degli atteggiamenti, delle decisioni che riguardano esclusivamente le responsabilità oggettive della classe politica.
Nemmeno, almeno per adesso, mettere qualcuno sul banco degli imputati. Questo è esercizio difficile e prematuro.
Nemmeno analizzare il comportamento della comunicazione nelle sue linee generali, le opinioni, i punti di vista, le scelte programmate negli interventi sui media, social media, negli spazi dedicati a questo enorme problema.
Il mondo dello sport ha reagito, e questo è del tutto evidente, mostrando un disinteresse completo sulle problematiche legate al contagio, allo spostamento di persone, alla volontà vera di essere collaborativi. Possedere quello spirito di collaborazione che avrebbe consentito quella chiarezza da tutti richiesta e, purtroppo, non intercettata.
In particolare il mondo del calcio perde, di fatto, l’ennesima occasione per mostrarsi compatto, unito, attento nel cercare di trovare soluzioni che risultino mediate e concordate con obiettività.
Troppi gli interessi in gioco, troppe le parole forti, troppi gli atteggiamenti aggressivi. Troppo il potere ed il peso specifico delle società.

Ma seppur volessimo, in qualche timido modo, trovare giustificazioni o accettare supinamente le scelte effettuate dal governo del calcio non potremo interrogarci su un fatto accaduto ieri.
Un evento che non soltanto pone forti dubbi sull’operato della lega calcio, ma getta interrogativi seri a conferma di ciò che intendevamo in precedenza.
Gli interessi al di sopra di tutto.
Ebbene, qualcuno ci spieghi come mai si è giocata una giornata del Campionato di Serie B che ha visto coinvolto l’intero paese sotto l’aspetto geografico a dispetto di un Campionato di Serie A che sembrerebbe bloccato dagli stessi organi.
Vorremmo, almeno in queste circostanze particolari, un’uniformità di giudizio e di scelte che dimostrerebbe unità di intenti al fine di risolvere situazioni difficili.
La Serie A e la Serie B.
Un po’ come la vita.

Augusto Sciscione

Nato a ottobre del 1977 sotto il segno della bilancia. Laureato in Giurisprudenza esercita la professione di avvocato. Ama lo sport in generale, ma le sue grandi passioni sono la pallacanestro e la Lazio. La prima gara vissuta da spettatore allo Stadio Olimpico è stata Lazio-Taranto che terminò 3-1 e riporto la Lazio in Serie A. Ha vissuto gli anni d'oro della Lazio di Sven Goran Eriksson ed il giocatore a cui è rimasto più legato è il Cholo Simeone. Ama i cani ed al momento ne possiede uno di nome Gazza.

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