ESCLUSIVA – Vincenzo Cerracchio: “Lo sport senza pubblico è una brutta cosa, ma proseguire con le porte chiuse è una scelta saggia”

La Lazio e la lazialità raccontate da una penna elegante e raffinata. Stiamo parlando di Vincenzo Cerracchio, ex autorevole firma del “Tempo” e il “Messaggero” (di cui è stato responsabile dello sport per circa un lustro) che fotografa in maniera lucida ed obiettiva il momento della Lazio. Cerracchio, che attualmente fa parte del Consiglio di disciplina dell’ordine dei giornalisti del Lazio, non ha fatto mai mistero della sua passione per lo sport (il suo corposo curriculum annovera anche 5 Olimpiadi) e in modo particolare per la Lazio, cui ha anche dedicato due libri, “Due Soli” (2008) e il più recente e interessantissimo “Controstoria della Lazio” (2016), la storia della prima squadra della Capitale vista da una prospettiva inedita e fascinosa. Cerracchio si è congedato dai suoi affezionati lettori nel 2013 ma continua ancora a cibarsi di football. Con il consueto garbo, non si sottrae alla nostra chiacchierata, scandita anche da qualche pillola di amarcord.

Come nasce la sua passione per la Lazio?

“Avevo otto anni quando arrivai a Roma, e mia cugina, che viveva in città già da molti anni, mi convinse a preferire i colori biancocelesti a quelli della Roma; di lì a poco il mio esordio allo stadio, erano i primi anni Sessanta e la Lazio dei vari Cei e Governato militava in serie B: la passione vera sbocciò durante gli anni del liceo quando mi abbonai in curva. L’apoteosi fu lo scudetto del ’74, ero appena diventato maggiorenne, conservo dei ricordi bellissimi”.

A proposito di quella Lazio, ci sono secondo lei delle analogie con quella attuale?

“Difficile fare dei paragoni, a ogni modo quella plasmata da Inzaghi mi sembra più una famiglia in cui tutti si vogliono bene e remano nella stessa direzione; quella di Maestrelli era più autoritaria e anarchica, aveva dei leader riconosciuti, ma francamente chi accosta Acerbi a Wilson e Immobile a Chinaglia non ha evidentemente vissuto quegli anni”…

Questa Lazio sta sorprendendo tutti: a questo punto crede nell’impresa?

“Nessuno pensava a una Lazio così forte e credo che già la Champions debba inorgoglire il popolo laziale; la Lazio, contro ogni pronostico, ha creato i giusti presupposti per un finale da sogno che mi ricorda molto il campionato precedente al primo scudetto quando la Lazio perse a Napoli e la Roma all’Olimpico (per stessa ammissione dei tifosi giallorossi) spianò la strada all’ennesimo tricolore bianconero. Stavolta mi auguro che la Lazio, che durante questa splendida cavalcata ha sfatato tanti tabù, riesca a regalarsi un epilogo diverso: questa squadra lo meriterebbe davvero…”

C’è un giocatore che la sta sorprendendo in modo particolare?

“Sicuramente stupisce la continuità di Luis Alberto, giocatore cresciuto in modo notevole, ma credo che la Lazio non possa prescindere dalla spina dorsale composta da Acerbi, Leiva e Immobile: tre giocatori fondamentali per questa bellissima realtà plasmata da Inzaghi, altro valore aggiunto.”

In virtù dei recentissimi provvedimenti, la Lazio nel prossimo week end non sarà di scena a Bergamo e sarà spettatrice interessata della super sfida tra Juve e Inter: quale risultato deve augurarsi il tifoso laziale nel derby d’Italia?

“Credo che un pareggio sarebbe forse il miglior risultato per i biancocelesti. Un’eventuale vittoria dei bianconeri ne fortificherebbe le certezze, fermo restando che, a mio giudizio, Allegri forniva più garanzie rispetto a Sarri, ancora inadeguato a certi livelli; un successo della squadra di Conte, invece, ne rilancerebbe le ambizioni in chiave scudetto. Sarà comunque una sfida apertissima”.

All’orizzonte si profila un Atalanta – Lazio niente male…

“Degli impegni che attendono i biancocelesti, quella di Bergamo rappresenta senza dubbio la gara più insidiosa. La Lazio troverà un’Atalanta in grande salute come testimoniano le ultime gare. Credo che molto passerà attraverso la sfida del 15 marzo. In ogni caso lo slittamento consentirà alla Lazio di recuperare gli infortunati, Acerbi su tutti, particolare non trascurabile. Dal canto suo la formazione di Gasperini sarà più libera mentalmente visto che non avrà l’assillo della Champions”.

Lei ha assistito da giornalista a tante gare della Lazio: c’è una partita che più di tutte conserva nel cuore?

“Senza dubbio Lazio – Milan del 1998, la finale di Coppa Italia vinta in modo rocambolesco grazie a una rete di Nesta sotto la curva Nord. Quella sera ero come al solito al mio posto, in tribuna stampa, e al gol del definitivo 3-1 persi il solito aplomb e mi lasciai andare a una esultanza incontenibile: la Lazio tornava ad alzare un trofeo dopo anni, fu una serata magica che condivisi con le mie giovanissime figlie anch’esse presenti allo stadio…”

L’ultima battuta, doverosa, sugli ultimi provvedimenti adottati dal Governo per effetto del Coronavirus…

“Credo che lo sport senza pubblico sia una cosa brutta, ma davanti all’ipotesi di sospendere il campionato ritengo sia più giusto proseguire con le porte chiuse garantendo, se fosse possibile, telecronache in chiaro a beneficio dei tanti abbonati: mi sembrerebbe la decisione più saggia in questo momento delicato”.

Libero Marino

Esperienze lavorative: Provincia, Ciociaria Oggi, CittaCeleste e LazioPolis

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