fbpx
Lazio's Italian forward Ciro Immobile (Top R) and teammates celebrate after Lazio scored its second goal during the Italian Serie A football match Lazio Rome vs Inter Milan on February 16, 2020 at the Olympic stadium in Rome. (Photo by Andreas SOLARO / AFP) (Photo by ANDREAS SOLARO/AFP via Getty Images)

Lazio: cadono i tabù, aumentano le certezze

Quante volte ho sentito dire, nei miei quaranta anni da tifoso Laziale, prima di giocare contro il Milan al Meazza, ad esempio, “ma che giochiamo a fa’, l’ultima volta che abbiamo vinto contro questi a Milano ancora dovevi nasce…”.

Era, infatti, precisamente il 3 Settembre del 1989 e Maldini, con un pallonetto beffardo, piazzava il pallone nella propria porta, portando la Lazio in vantaggio. Un vantaggio che verrà difeso, per i restanti 80 minuti, dall’arcigna retroguardia biancoceleste, fino al novantesimo minuto, in una sorta di riedizione del catenaccio del famoso allenatore Nereo Rocco.

Quella fu l’ultima vittoria Laziale in campionato contro il Milan, a Milano (si contano un paio di vittorie in Coppa Italia) prima che la Banda Inzaghi, il 3 novembre scorso, con la sua coppia d’attacco composta da Immobile e Correa, asfaltasse i rossoneri. 2 a 1 il risultato finale, ma ben più ampi sono stati il dominio nel gioco e la superiorità tecnica ai danni della squadra italiana più titolata in Europa. Senza dimenticare un fattore importante: l’atteggiamento della squadra biancoceleste, infatti, dimostrava la scomparsa della cosiddetta “paura reverenziale“, che per tanto tempo aveva accompagnato la Lazio in occasione di queste sfide.

Quella paura che sembrava facesse partire i biancocelesti perennemente sconfitti in quello che viene definito la “Scala del calcio“, anche quando si andava ad affrontare alcune formazioni del Milan ben lontane dai fasti dell’era sacchiana.  Basti pensare che anche la Lazio stellare costruita da Sergio Cragnotti perse, in quegli anni, a San Siro.

Quella stessa paura referenziale che, invece, si trasformava in una sorta di “sindrome della bestia nera” ogni qualvolta si andava ad affrontare il Genoa a Marassi. Basterebbe semplicemente chiedere ad un qualsiasi tifoso laziale quali sono, tra le varie squadre del campionato italiano, le cosiddette “bestie nere” della squadra capitolina, e, quasi certamente, ti verrà risposto “il Genoa a Marassi ed il Chievo all’Olimpico”.

La squadra clivense, al momento, è relegata nella serie cadetta, Impossibile, quindi, evocare la paura dei goal di Paloschi e di Pellisier, subiti, sistematicamente, nell’unico contropiede della partita, dopo un catenaccio infinito. La porta del Marassi, invece, non è di per se stregata. Soprattutto quella sotto la Gradinata Sud, riempita domenica da almeno 2000 tifosi laziali. Quella rete, infatti, è stata più volte gonfiata dai calciatori della Lazio, ma il risultato finale, tranne in rare eccezioni, ha visto troppo spesso esultare la compagine ligure, magari per una vittoria ottenuta negli ultimi istanti di gioco, proprio come nella stagione passata.  Partite agguerrite, nervose, ricche di pathos e di imprecazioni da parte dei tifosi della Lazio, perché il tabù Genoa aveva colpito ancora…

Questa Lazio, invece, è diversa. Sembra infischiarsene dei corsi e ricorsi storici. Abbatte i tabù del passato con una facilità a volte disarmante. E’ cosciente della propria forza, delle proprie capacità. Soffre, combatte e vince, spinta dalla sua gente in casa e in trasferta.

Qualcosa è evidentemente cambiato nella testa dei ragazzi guidati da mister Inzaghi. E’ scattato qualcosa, forse dopo aver sconfitto la Juventus per due volte nel giro di un mese. A Ryad, Cristiano Ronaldo, fermo in mezzo al campo, osservava i rivali con l’aquila sul petto alzare la Supercoppa Italiana, quasi a voler inconsciamente riconoscere i meriti e gli indiscutibili valori della squadra capitolina.

Un solo punto divide la Lazio dalla vetta. Da quella Juventus che ha significato e continua ad essere sinonimo di potere e vittorie in Italia. La Lazio non è mai stata unita come adesso. Un blocco unico, granitico. Titolari, riserve e tifosi. Con il pensiero ricorrente che anche quel punticino potrebbe essere un altro tabù. L’ennesimo, da sfatare.
Mentre si continua a vivere, tutti insieme, quel sogno che mai avremmo immaginato di poter vivere all’inizio di questa stagione.