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Lazio: questa panchina non è poi così corta…

Da inizio stagione, giustamente o no, si disquisiva sull’effettiva affidabilità delle seconde linee della Lazio. L’Europa League aveva fornito un ulteriore riscontro, trovando avallo tra chi, a furor di popolo, sosteneva la necessità impellente di ulteriori rinforzi. Lo stesso “popolo” che ora, al di là dell’esito finale, per forza di cose dovrà fare un passo indietro in merito a queste determinate posizioni.

Passo indietro, per altro, già chiesto da Inzaghi subito dopo la finale della SuperCoppa Italia. Sicuramente la rosa biancoceleste non si è trasformata. Non è, di colpo, divenuta quella del Manchester City. La crescita, incredibile, della squadra e dei singoli elementi, è frutto di un grande lavoro, compiuto dall’allenatore piacentino, dal suo staff, da Igli Tare e dalla società.

E’ fuor di dubbio, ovviamente, che qualche “colpo” sia stato anche sbagliato. Vedi, ad esempio, Berisha o Durmisi, solo per citarne alcuni dei più recenti. Le ultime prestazioni, però, hanno evidenziato come i biancocelesti abbiano saputo sopperire ad assenze importanti con quei giocatori additati come “bidoni”, dopo solo qualche apparizione ad inizio stagione.

Tutto questo è frutto, senza ombra di dubbio, di una programmazione, che deve essere, ovviamente, accompagnata in parallelo dalla piazza. Senza isterismi e smanie di arrivismo. La Lazio non è la Juventus, questo deve essere chiaro. La Lazio non dispone di ben tre rose di egual valore. Eppure la Lazio ha battuto i bianconeri, a Riad, il 22 Dicembre scorso. A pochi giorni dalla vittoria, in campionato, contro i campioni in carica, con il medesimo risultato.

L’iniezione di fiducia è moltissima. Il lavoro del mister, coniugato alla sua indiscussa Lazialità, ha fatto di questa squadra un gruppo. Un gruppo unito e solido, che giusto domenica scorsa, ha avuto la meglio sull’Inter, nonostante l’assenza di capitan Lulic e quindi con Jony titolare. Senza dimenticare il “Tucu” Correa in panchina e Caicedo in campo.

Situazione molto simile ancor prima a Parma e di nuovo ieri pomeriggio a Genova. Nella bolgia del Marassi, col forfait all’ultimo istante di Acerbi, Vavro ha guidato la difesa biancoceleste con il giusto piglio. Domenica sono stati schierati insieme, dal primo minuto, Patric, Marusic, Vavro, Jony e Caicedo: e tutti hanno fornito un’ottima prestazione, dando il loro fondamentale contributo in mezzo al campo. Un qualcosa di assolutamente impensabile per qualcuno, fino a qualche settimana fa.

Ora, se è vero che ormai quella panchina che sembrava così corta, alla fine non lo è per niente, è anche vero che la società avrebbe sicuramente potuto fare qualcosa in più. Un discorso non esclude, a prescindere, l’altro. Ma è anche vero che ci vuole sempre calma e pazienza. E soprattutto che, evidentemente, molto  spesso è preferibile astenersi da giudizi tecnici prematuri.

La caratteristica principale di questa squadra è l’umiltà. Che, per altro, è anche una delle caratteristiche principali del suo allenatore e condottiero, Simone Inzaghi. Ora bisogna solo continuare ad andare avanti così, senza recriminare inutilmente sul passato. Anche perchè, al momento,  l’unica recriminazione che si potrebbe avanzare, forse, potrebbe essere quella dell’eliminazione anticipata dall’Europa League. Ma se, alcuni mesi fa, qualcuno ci avesse detto che, per vivere il “sogno” che stiamo vivendo in questi giorni, avremmo dovuto sacrificare la competizione continentale, avremmo firmato tutti, senza alcun indugio.