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ESCLUSIVA – Riccardo Cucchi: “La Lazio sta facendo cose straordinarie. A sei anni mi innamorai dell’aquila”

“Sono le 18 e 4 minuti del 14 maggio del 2000, la Lazio è campione d’Italia”. Un ritornello entrato nei cuori dei tifosi laziali, una frase pronunciata pochi istanti dopo il fischio finale di Collina che, nell’acquitrinio di Perugia, sanciva il secondo tricolore biancoceleste. Momenti magici, consegnati agli archivi della storia della prima squadra della Capitale, che videro protagonisti, tra gli altri, un laziale doc come Riccardo Cucchi, celebre (ormai ex) radiocronista di Tutto il Calcio Minuto per Minuto, la storico programma di Radio Rai. Fu proprio lui, quella celebre domenica di venti anni fa dalla tribuna dell’impianto umbro, ad annunciare urbi et orbi il secondo scudetto della storia della Lazio che, qualche minuto prima all’Olimpico, aveva regolato con un secco 3-0 la Reggina in un finale di campionato da cardiopalma. Cucchi si è congedato dai suoi affezionati ascoltatori esattamente tre anni fa (12 febbraio 2017) commentando un Inter – Empoli a San Siro. Ma l’inattività non ha tolto smalto e brillantezza al cronista romano, che si presta alla nostra breve intervista esibendo un eloquio torrentizio ed elegante, lo stesso che sfoggiava la domenica pomeriggio davanti al microfono, suo inseparabile compagno di viaggio per lunghi anni. Una bella chiacchierata sospesa tra passato e presente durante la quale Cucchi analizza, con la schiettezza che lo contraddistingue, il momento magico della Lazio di Inzaghi, sempre più ai vertici della classifica dopo la preziosissima vittoria ai danni dell’Inter.

Come nasce il Cucchi laziale?

“Avevo sei anni e mio padre torinese e grande tifoso granata, mi portò in tabaccheria per giocare la schedina del Totocalcio, un rito che si compiva ogni sabato pomeriggio. A un certo punto il mio sguardo indugiò su una serie di scudetti in miniatura appesi su una delle pareti di quell’esercizio commerciale; a rapirmi, per quell’aquila fascinosa, fu proprio quello della Lazio della quale, di lì a poco, mi sarei innamorato. Ero un tifoso molto pugnace che seguiva la Lazio anche in trasferta. Proprio vero quello che sosteneva il compianto Felice Pulici: è la Lazio che ti sceglie e non il contrario…”

In questi giorni di euforia molti hanno accostato l’attuale squadra di Inzaghi a quella scudettata di Maestrelli: trova il raffronto blasfemo o ritiene ci siano delle analogie tra le due formazioni?

“Ho avuto il privilegio di vivere intensamente la Lazio del ’74, una squadra dotata di forte temperamento e che la domenica puntualmente riversava in campo le tensioni accumulate durante la settimana tramortendo l’avversario di turno. Era un altro calcio, senza dubbio, ma a mio avviso ci sono delle cose in comune tra le due formazioni, non tanto sotto il profilo tecnico – tattico, quanto sotto l’aspetto della personalità: la squadra di Inzaghi è cresciuta molto da questo punto di vista e la sfida contro l’Inter lo ha ampiamente testimoniato. La squadra è compatta e solida, ha ritrovato certezze e autostima, poi giocatori come Milinkovic, Immobile, Luis Alberto e Acerbi fanno la differenza, così come è importante il contributo di chi siede in panchina”.

Si aspettava una Lazio così forte?

“La squadra sta facendo cose straordinarie, ha sovvertito il pronostico della vigilia ipotecando la Champions, obiettivo dichiarato ai nastri di partenza: tutto questo a testimonianza della bontà del lavoro svolto dalla società, brava a rinnovare fiducia a un tecnico valido come Inzaghi che, a dispetto dell’età, sta facendo cose straordinarie da quando siede sulla panchina biancoceleste. Inzaghi è abile a leggere le partite in corsa, ha un temperamento notevole che ha trasmesso ai ragazzi. La Lazio con lui già ha vinto molto, credo sia legittimo, a questo punto della stagione, coltivare un sogno come lo scudetto, sarebbe un piccolo miracolo sportivo paragonabile al Leicester, ma bisogna fare i conti con la solita Juve che può contare su uno straordinario numero di giocatori: non sottovaluterei nemmeno l’Inter che, a mio giudizio, non è uscita ridimensionata dalla sfida dell’Olimpico”.

La Lazio, in questa entusiasmante volata finale, potrebbe trarre vantaggio dal fatto di non disputare le Coppe a differenza delle rivali, non crede?

“Indubbiamente Inzaghi, a differenza dei suoi colleghi, non avverte grosse pressioni e questa apparente tranquillità di testa potrebbe dare una grossa mano alla Lazio. Ha plasmato negli anni un gruppo splendido, una grande famiglia attorno alla quale sta maturando il grande sogno che la Lazio sta inseguendo. Sarri invece, alla sua prima esperienza sulla panchina bianconera, sa di non poter sbagliare e dal punto di vista emotivo potrebbe essere condizionato; stessa pressione che grava su Conte. Detto questo, non ho salutato con favore la repentina uscita di scena della Lazio dall’Europa League e la sconfitta (immeritata) contro il Napoli in coppa Italia”.

Torniamo all’attualità: domenica la Lazio sarà di scena al “Ferraris” di Genova, una squadra che non evoca bei ricordi in casa biancoceleste almeno nel recente passato: quali sono, secondo lei, le insidie maggiori che nasconde la sfida del turno numero 25?

“La gara non si annuncia sicuramente facile, il Genoa sta vivendo un buon momento come dimostra la convincente vittoria sul campo del Bologna: Nicola sta facendo molto bene da quando siede sulla panchina rossoblù, con lui al timone il Genoa ha cambiato marcia e venderà cara la pelle anche al cospetto della lanciatissima Lazio che ora sarà attesa al varco in tutte le rimanenti sfide di campionato”.

Un ultima battuta prima di congedarla: lei, dopo l’addio alla radio, ha fatto anche televisione indossando i panni di co-conduttore della Domenica Sportiva: tra radio e tv chi preferisce?

“Senza alcun dubbio la prima. La radio ha sempre esercitato sul sottoscritto un fascino particolare, con lei mi sono forgiato come giornalista, e ancora oggi, a distanza di anni, ritengo di aver fatto la scelta giusta. Sono tanti i motivi che mi fanno preferire di gran lunga la radio alla tv: la radio è più stimolante, non ci sono telecamere, hai davanti solo un microfono e il tuo compito è quello di accendere la fantasia degli ascoltatori; la tv è fatta più d’apparenza, la radio è più genuina”.

Libero Marino

Esperienze lavorative: Provincia, Ciociaria Oggi, CittaCeleste e LazioPolis

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