Lazio: una difesa di ferro per alimentare il sogno

Il numero 21 è senz’altro di moda, ultimamente, in casa Lazio. Il 21 è infatti il numero della maglia indossata da Milinkovic-Savic, autore del gol vittoria domenica sera nel big match contro l’inter. Ma solo 21 sono anche i gol subiti in questo campionato dalla miglior difesa della serie A. Quella della Lazio.

Il reparto arretrato della compagine biancoceleste è il meno battuto d’Italia e i numeri sono impressionanti se confrontati con le passate stagioni.

La prima squadra della Capitale, difatti, ha chiuso i campionati 2017/2018 e 2018/2019 rispettivamente con 49 e 46 reti subite, tenendo presente che i gol fatti, invece, dal comparto avanzato, sono stati 89 e 56.

Alla 24esima giornata di questa stagione la banda di Simone Inzaghi segna già un +34 per quanto riguarda la differenza reti, se consideriamo le 55 marcature messe a segno e le 21 subite. Tenendo inoltre presente che negli ultimi 5 anni la Lazio ha subiti 219 reti in totale e che la Juventus ha dominato nell’ultimo decennio avendo sempre la miglior difesa della serie A, il sogno da vertice non è poi così utopistico.

A tal proposito vale la pena citare John Gregory, famoso allenatore ed ex calciatore inglese, il quale affermava che: “Gli attaccanti vincono le partite. Le difese i campionati”. E a rendere “imperforabile” la difesa della Lazio sono soprattutto tre i calciatori che, sotto la guida del tecnico piacentino, stanno offrendo prestazioni, a dir poco, superlative.

Luiz Felipe, Acerbi e Radu sono, senza ombra di dubbio, la prima scelta per la difesa a tre di Simone Inzaghi che, comunque, al bisogno, ha potuto anche contare su un ritrovato Patric e su Bastos , rimasto a Roma per giocarsi le sue chance e dotato anche di una discreta vena realizzativa, nonostante sia un difensore.

LUIZ FELIPE rappresenta, senza dubbio, la vera sorpresa di questo campionato, per continuità di rendimento e padronanza in campo. Il suo talento era già venuto fuori in più occasioni nella passata stagione, anche se ancora acerbo tatticamente. Il tecnico biancoceleste ha creduto nelle sue potenzialità, gli ha dato fiducia e i risultati non sono tardati ad arrivare.

Proprio lui, dopo Lazio-Inter ha dichiarato: “Tutti noi sogniamo con questo che stiamo facendo, ma dobbiamo ragionare partita per partita. Però, se continuiamo così, certo che pensiamo allo Scudetto”. Il brasiliano è sceso in campo ben 18 volte come titolare in questa stagione, disputando anche la finale di Supercoppa Italiana contro la Juventus e dando solidità al comparto difensivo.

Impossibile non ricordare il suo gol nel big-match di campionato contro i bianconeri di Sarri. Sua la rete del pareggio biancoceleste in chiusura di primo tempo, fondamentale per la rimonta della ripresa e il trionfo finale per 3-1 contro i campioni d’Italia.

Appena 22 anni per “Fefè”, il soprannome di una vita per lui. E’ molto forte il suo legame con un ex calciatore della Lazio che ancora segue con affetto i colori biancocelesti, quel Felipe Anderson che gli lasciò la casa dopo il passaggio al West Ham.

Il centrale di destra dello scacchiere laziale, costato solo 500.000 euro e strappato alla concorrenza dall’abile Igli Tare, nella prima stagione alla Lazio ha collezionato ben 31 presenze in A, 25 due anni fa e quest’anno, fin qui, si è dimostrato perno fondamentale della difesa meno battuta della serie A. Ha avuto intuito Simone Inzaghi quando lo ha trattenuto a Roma invece di fargli fare le ossa a Salerno per una stagione, carpendo, nei due ritiri precampionato, il grande talento di questo ragazzo.

FRANCESCO ACERBI è il “leone” della difesa della Prima Squadra della Capitale. Quando, due anni fa, Stefan de Vrij, mostrò le valigie fatte già da tempo per andare a Milano, sponda nerazzurra, nessuno avrebe mai pensato che quel ragazzo così credente e combattivo sarebbe divenuto un vero e proprio idolo dei tifosi laziali.

Ace ha 31 anni, una fede d’acciaio e la tenacia di chi ha passato momenti bui, ma si è saputo rialzare, per tornare più forte di prima, lasciando quella squadra, Sassuolo, dove è cresciuto come uomo e come calciatore, per approdare nella città più bella del mondo e indossare quel 33 che è ormai una bandiera intrisa di lazialità.

82 presenze su 83 partite, gioca da nove partite pur essendo diffidato, ha “annullato” Cristiano Ronaldo e, domenica sera, Lukaku, immolandosi “con le terga” per impedire il 2-2 finale. Geniale sotto porta nell’intuire l’erroraccio del portiere della Roma nel derby capitolino e nel siglare l’1-1 prezioso dell’incontro.

Ha saltato un’unica partita per squalifica nel campionato scorso e ha giocato più di 7000 minuti nella stagione passata. Stakanovista degli allenamenti, ha conquistato anche la stima del ct della Nazionale Italiana Mancini. E’ lui il leader della difesa biancoceleste, uomo-spogliatoio, amico “geloso” di Ciro Immobile e buon tiratore di destra.

Il settore arretrato della Lazio risulta però un reparto pieno di amore per i colori biancocelesti. Come l’amore incrollabile di STEFAN RADU, l’altro uomo guida del capolavoro difensivo biancoceleste. Ricucito lo strappo estivo con la dirigenza, il rumeno ha raggiunto Giuseppe Favalli per numero di presenze in serie A, ben 298 nei 12 anni di militanza laziale ed ha collezionato 370 gare con la casacca del cuore, la 26. 20 sono invece le sue presenze nell’attuale campionato, a cui si aggiunge la prestazione eccellente fornita la sera del 22 dicembre con la conquista della Supercoppa Italiana.

Quasi superfluo sottolineare il suo apporto alla causa: difensore solido, esperto, sin dal suo esordio contro la Sampdoria il 30 gennaio 2008 ha rappresentato un punto di riferimento per gli allenatori che si sono succeduti sulla panchina della Lazio. Simone Inzaghi ne ha subito compreso la sua importanza, sia in campo che come uomo-spogliatoio e non lo ha mai messo in discussione, tranne privarsene per un infortunio alla caviglia e successivamente un secondo di natura muscolare alla metà e a novembre 2019.

Il tecnico laziale è stato molto bravo, però, a motivare anche gli altri difensori inseriti in rosa, sempre pronti ad entrare per  dare solidità al reparto arretrato. Emblematico il caso di PATRIC, jolly difensivo più volte subentrato a partita in corso. Lo spagnolo si è guadagnato la stima del tecnico, nonostante la concorrenza sia agguerrita e sia arrivato, per 12 milioni di euro, anche VAVRO, non ancora considerato pronto dallo staff tecnico per giocare con continuità.

Il 26enne spagnolo, pronto a fare le valigie in estate dopo 5 stagioni a Roma, ha deciso di restare alla corte di Simone Inzaghi per riprendersi quel posto da titolare che sperava di avere già da quando, svincolato dal Barcellona nel 2015, approdò nella Prima Squadra della Capitale. 10 sino ad ora le sue presenze in campionato.

BARTOLOMEU JACINTO QUISSANGA, noto a tutti come BASTOS, è sceso in campo 8 volte nell’odierno campionato  mettendo a segno anche una rete contro la Sampdoria. Da quando è arrivato a Roma nel 2016 ha dimostrato di essere un difensore centrale con un buon destro, abile a recuperare palloni e dotato di un buon fiuto del gol, oltre che bravo nei colpi di testa.

Perfetto per giocare nella difesa a 3 di Simone Inzaghi, ha segnato 9 reti in maglia biancoceleste e nei contrasti e in marcatura si è mostrato comunque molto abile.

ADAM MARUSIC è l’arma in più che il tecnico biancoceleste adopera per far rifiatare l’instancabile Manuel Lazzari sulla corsia di destra. E’ un jolly per quelle fasce che sono di fondamentale importanza nel gioco della squadra laziale. La sua buona tecnica si accompagna alle doti fisiche mostrate sul rettangolo di gioco nelle 9 gare disputate e il gol nella gara d’andata contro il Parma dimostra che, all’occorrenza, può risultare importante anche in fase offensiva.

A completare il pacchetto difensivo ci sono JORDAN LUKAKU, ancora alle prese con il recupero della miglior condizione fisica, il già citato Denis Vavro, che sta però facendo fatica ad inserirsi nel campionato italiano e negli schemi della squadra biancoceleste (avende sempre giocato in una  difesa a 4), e NICOLO’ ARMINI, prodotto della primavera biancoceleste, giovane di grande talento e tecnica raffinata.

Il lavoro che Simone Inzaghi, fin da subito, ha operato sui singoli, ha dato enormi frutti per la gestione delle individualità all’interno di una squadra in cui tutti possono e devono portare il loro apporto. La difesa di ferro costruita dalla dirigenza e dallo staff tecnico, e che si è tanto ben amalgamata nel corso degli anni, lascia ben sperare i tifosi biancocelesti.

Che sia proprio la difesa della Prima Squadra della Capitale a dover difendere quel sogno? Sicuramente dai piedi della retroguardia laziale passa una fetta di un qualcosa che, alla fine, soprattutto, dopo la vittoria di domenica, tanto utopistico non è.  Per tornare nuovamente in alto, dove osano le Aquile.

Antonella Amoroso

Tifosa della Prima Squadra della Capitale da sempre e per sempre.

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