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Simone Inzaghi, l’uomo dei sogni: dall’inferno al paradiso, la cavalcata di un mister speciale

“Prima ti ignorano, poi ti deridono, poi ti combattono. Poi vinci.”
Potrebbe essere sintetizzata con questa frase, la straordinaria cavalcata della Lazio. Iniziata dalla rimonta sull’Atalanta. Al termine del primo tempo, i biancocelesti sono sotto di 3 reti, e sulla panchina aleggia prepotentemente lo spettro di Gennaro Gattuso, pronto a sostituire Simone Inzaghi in una stagione che sembrava essere già compromessa.

Immobile e Correa hanno preso per mano la squadra, portando a casa una partita che sembrava l’ultima spiaggia per allenatore e staff tecnico, di nuovo in discussione alla prima difficoltà. Tipico dell’ambiente romano, purtroppo. Santificare e denigrare con la stessa rapidità con cui si prepara un caffè. Simone questo lo sa bene, conosce l’ambiente Lazio come se fosse casa sua. Nel corso dei suoi 4 anni da allenatore ‘dei grandi’, si è lasciato scivolare addosso critiche, chiacchiere, illazioni più o meno bonarie; ha tirato dritto per la sua strada, plasmando una squadra che, definire solo squadra è riduttivo. La Lazio è una famiglia, lo si vede dalle piccole cose.

L’affiatamento dentro e fuori dal campo è tangibile, impossibile da ignorare. I social in questo ci aiutano: non c’è un’immagine nel post partita, che non diventi subito un salotto a cui prendono parte tutti: dal compagno di squadra al fotografo, come facciamo noi comuni mortali con i nostri amici, commentando l’ultima serata trascorsa in qualche bar con un bicchiere di vino. La coesione, più volte caldeggiata da Lotito negli anni di presidenza, è diventata realtà, ed è questa la vera forza di questa corazzata che oggi, dopo l’undicesima vittoria consecutiva in campionato, inizia a far paura alle ‘grandi’ e blasonate squadre che la precedono, di una manciata di punti, in classifica.

Analizzare le singole prestazioni dei giocatori, sarebbe troppo semplice. Fanno tutti parte di un ingranaggio perfetto che macina punti e semina terrore negli occhi delle avversarie. I meriti possono essere equamente suddivisi tra tutti, da Immobile a Patric, passando per Acerbi e Parolo. Non c’è un solo elemento della rosa biancoceleste che non sia pronto a scendere in campo e dare battaglia, fornendo ottime prestazioni e permettendo ai tifosi di sognare ad occhi aperti.

Senza tralasciare il vero artefice della crescita esponenziale della Lazio: Simone Inzaghi. Arrivato alle 183ma panchina in biancoceleste, eguagliando Tommaso Maestrelli e centrando il 100mo successo da allenatore nella ‘sua’ Lazio. Se è vero il detto ‘dietro un grande uomo c’è sempre una grande donna’, dietro ad un grande allenatore c’è sempre il suo staff. Massimiliano Farris in prima linea, quasi l’estensione di Simone, consigliere prezioso per il tecnico piacentino, nonchè esperto curatore della fase difensiva biancoceleste (che è la seconda del campionato, con sole 18 reti subite). Seguito, subito dopo, da Fabio Ripert: al fianco di Simone dal 2010, anno in cui è iniziata la sua carriera da allenatore nel settore giovanile.

Ed è a loro che lo stesso Inzaghi fa spesso riferimento nelle sue dichiarazioni, per dividere con loro meriti che sa non essere solo suoi: come ogni leader che si rispetti, riconosce l’importanza di ogni singolo collaboratore. Non solo un allenatore, ma un padre di famiglia.
Così come era lo stesso Maestrelli, ed è proprio il ‘Maestro’ che torna alla mente dei tifosi che vivono questo momento idilliaco, con la consapevolezza che sì, forse parlare di scudetto è troppo oltre le ambizioni… ma i laziali sanno che sognare non costa nulla e si godono le corse di Immobile sotto la Nord, la classifica inimmaginabile e la sensazione di poter fare paura anche a chi, fino a ieri, era imbattibile.

Micaela Monterosso

Social Media Manager appassionata di calcio, musica e scrittura. Cresciuta con il mito di Beppe Signori e Sinisa Mihajlovic all'ombra dell'Alberone, fino a quando non è crollato. Oggi vivo in Valdichiana, senza miti e con tanti alberi.

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