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Danilo Cataldi, una vita in biancoceleste: tra ombre e un futuro che dice Lazio

“Lazio, sul prato verde vola. Lazio, tu non sarai mai sola” canta Danilo al figlio Tommaso, per farlo addormentare. Una classica scena di lazialità tramandata di padre in figlio, da un biancoceleste vero, con una storia da laziale vero.

Un inizio da favola

È l’estate del 1994, quando la Lazio di Zdenek Zeman si appresta a preparare una grande stagione, che vedrà i biancocelesti raggiungere il secondo posto in campionato. Nel mentre, a Roma, nasce uno di quelli che  si rivelerà tra i protagonisti della vittoria in Supercoppa, contro la Juventus, di pochi giorni fa: Danilo Cataldi.

Il giovane (non ancora) biancoceleste, cresce nell’Ottavia, società dalla quale proprio la Lazio lo preleverà all’età di soli 12 anni.

Da lì in poi, Danilo, seguirà l’intera trafila delle varie giovanili, fino ad arrivare in Primavera. Qui il classe 94′ trova il suo primo grande trofeo in biancoceleste da protagonista: dopo essere entrato nell’albo d’oro della Coppa Italia, ai danni di un’altra squadra di Roma (seppur non avendo mai giocato neanche un minuto tra i grandi), Cataldi, il 9 giugno 2013, ha l’occasione di far passare qualcosa di realmente importante attraverso i propri piedi. Occasione che sfrutta da vero campione. La Lazio Primavera, infatti, vince lo scudetto ai danni dell’Atalanta, battendo i bergamaschi per 3-0, proprio grazie alla doppietta di un Danilo Cataldi sovrano del centrocampo. Che porta cosi a termine, nel migliore dei modi, una stagione che lo ha visto costantemente a grandissimi livelli.

L’arrivo tra i grandi

Dopo la grande stagione del 2013, è arrivato per Danilo il momento di esordire tra i grandi. La dirigenza biancoceleste decide quindi di mandarlo per un anno in prestito a Crotone, in Serie B.

Qui il giovane romano, non fa che cornfermare quanto di buono visto l’anno precedente, guadagnandosi non solo una maglia da titolare, con la quale siglerà 4 reti e 2 assist (da mediano), ma soprattutto un importante accesso ai Play-Off, che purtroppo culminerà nella sconfitta casalinga contro il Bari di Roberto Alberti.

Dopo una stagione simile, il patron biancoceleste, non può fare altro che richiamarlo alla base. Danilo rimarrà alla Lazio per i successivi 3 anni, ma senza mai incidere particolarmente: le prestazioni in campo sono opache ed evanescenti, non lasciano mai grande segnali. Qualcosa non va. Il Danilo Cataldi, da sempre incisivo e padrone del centrocampo, sembra soffrire l’approdo in massima serie, ma sorpattutto nella Lazio dei grandi.  Per questo motivo, nel 2017, la dirigenza laziale decide di mandare Danilo in prestito al Genoa, cosi da dargli l’occasione di potersi fare le ossa senza troppe pressioni.

Anche qui, però, il giovane classe 94′, non trova stimoli e continuità, e totalizza a malapena 13 presenze con la maglia del Grifone.

Tra l’altro, nella sfortunata esperienza di Genova, Danilo attira a sè più di qualche antipatia tra i tifosi biancocelesti, ai quali non va giù la sguaiata esultanza al momento del gol di Pandev, proprio in Genoa-Lazio. Insomma, una stagione da dimenticare.

L’anno successivo, Danilo, viene nuovamente mandato in prestito, viste le recenti prestazioni non convincenti, questa volta però, la destinazione è quella di Benevento.

In Campania trova una maglia da titolare e anche un ruolo da protagonista, in quella che però, risulta, senza ombra di dubbio, una squadra incompatibile con i livelli della massima serie. L’unica vera soddisfazione, di una stagione terminata con la retrocessione in Serie B, è il gol su punizione che, Cataldi, rifila proprio alla sua Lazio.

Il ritorno a casa

Dopo la stagione da protagonista (seppur di un campionato da horror), la dirigenza chiama per l’ennessima volta Danilo alla base, decidendo di concedergli un’altra occasione. A questo punto Danilo ha 24 anni, è un giocatore più maturo e consapevole dei propri mezzi: la differenza con il primo Cataldi è già visibile.

Il punto di svolta arriva senza ombra di dubbio il 2 Marzo 2019: la capitale è calda. il ritmo sale, è il giorno del derby, è il giorno di Lazio-Roma.

I biancocelesti partono forte, e dopo 12 minuti sono già in vantaggio grazie alla rete di Felipe Caicedo. Il match poi prosegue, vedendo una Lazio sempre più padrona, e che, grazie alla rete di King Ciro, mette in cassaforte la partita. Una partità che però ha ancora qualcosa da dire. E a mettere il punto finale ci pensa proprio Danilo Cataldi, che, su sponda del Sergente, insacca un colpo piazzato alle spalle di Olsen, per poi lasciarsi andare ad un’esultanza dal sapore di liberazione.

Tutto sembra essere passato: l’esultanza con il Genoa, il gol con il Beveneto…non c’è più niente a dividere Danilo con il suo destino in biancoceleste.

L’anno della consacrazione

Arriviamo dunque ad oggi, nel bel mezzo di una stagione che ci dirà tanto, forse tutto, su Danilo Cataldi.

Oggi Danilo ha 25 anni, appare molto più sicuro di se stesso e dei propri mezzi, mette in mezzo al campo la stessa grinta e la stessa tecnica che nelle giovanili lo avevano contraddistinto e reso protagonista di stagioni e giocate indimenticabili. Un po’ come quella che lo ha visto mettere a segno il 3-1 contro la Juventus in finale di Supercoppa, con una punizione degna del miglior Cristiano Ronaldo. Che possa davvero essere questo l’anno della tanto cercata consacrazione in biancoceleste per Danilo Cataldi? Non ci resta che scoprirlo.

Andrea Solazzi

Nato a Roma il 6 Luglio del 1998. Attualmente studente di filosofia e aspirante giornalista. Sono quell'amico che puoi svegliare nel cuore della notte per parlare del potenziale inespresso di Meghni.

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