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ANSA/ANGELO CARCONI

Da difetto a risorsa: Lazio, riserve sugli scudi

Uno dei principali difetti, che s’imputa alla Lazio di Simone Inzaghi, è quello di avere una rosa troppo corta, con delle “riserve” (se cosi vogliamo chiamarle) non all’altezza degli 11 titolari. Ma è davvero cosi?

La risposta nelle statistiche

Ebbene, i numeri sembrano dire che la verità sta nel mezzo. Da una parte certamente la Lazio non dispone di 25 giocatori tutti dello stesso livello (cosa che però non può vantare neanche la Juventus), dall’altra, invece, risultano talvolta essenziali, ai fini del risultato, coloro che entrano a partita in corso.

I punti esclusivamente raggiunti grazie all’apporto di chi è entrato, infatti, sono ben 9. Letteralmente 1/4 dei punti complessivi della Lazio. Senza poi contare le prestazioni importanti ed i gol, a risultato acquisito, dei vari Cataldi, Patric, Caicedo ecc ecc…

Insomma, come abbiamo già detto la Lazio di certo non ha una rosa di 25 giocatori da Champions League o da Scudetto, ma neanche si può dire che sia una squadra totalmente manchevole nelle alternative.

Cosa manca dunque?

Quello che ci è saltato subito all’occhio, rigurandando le statistiche, è che la Lazio nelle uniche due sconfitte in campionato non aveva schierato, nell’undici di partenza, il solito terzetto difensivo formato da Luiz Felipe, Acerbi e Radu/Patric (attualmente imbattuto).

In tutte le vittorie ed i pareggi, infatti, mister Inzaghi, ha sempre schierato 3 di questi 4 in difesa. A parte nella partita contro il Milan, nella quale Bastos partì titolare, ma rendendosi protagonista, purtroppo, di un autogol che permise ai rossoneri di agguantare il momentaneo pareggio.

Discorso analogo per il centrocampo, dove, da una parte Berisha continua a non fornire certezze, ma dall’altra sembra essersi ritrovato un Cataldi in grande spolvero. Mai banale nelle giocate e nelle geometrie in campo. A metà, un Marco Parolo ancora tatticamente utile ed importante per lo spogliatoio, seppur non ai livelli di qualche anno fa.

Conclusione

La conclusione appare dunque evidente: l’attacco di Simone Inzaghi, seppur non particolarmente tornito, non mostra alcuna lacuna, anzi, appare come una macchina perfetta, dove anche chi entra è capace di lasciare il segno.

A centrocampo, invece, come già detto, Jony, Cataldi, Marusic e Parolo, in buone condizioni fisiche, restano alternative sufficienti ai vari Lulic, Leiva e Lazzari. Anche se sembra mancare una reale opzione di spessore a Milinkovic e Luis Alberto, vista la manchevolezza di Berisha fino ad ora.

Per concludere, torniamo alla difesa, dove Luiz Felipe, Acerbi, Radu e Patric, al momento sembrano essere gli unici in grado di poter tenere la difesa laziale ad alti livelli. Anche se Bastos e Vavro potrebbero lentamente tornare ad essere quelli visti lo scorso anno (tra Lazio e Copenaghen), fornendo due alternative non di poco conto ad Inzaghi.

Andrea Solazzi

Nato a Roma il 6 Luglio del 1998. Attualmente studente di filosofia e aspirante giornalista. Sono quell'amico che puoi svegliare nel cuore della notte per parlare del potenziale inespresso di Meghni.

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