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Lazio, buon compleanno Maestro

La malattia che portò alla fine dell’esistenza di Tommaso Maestrelli sancì anche la fine del suo miracolo, forse il più grande del calcio italiano, quello, ovviamente, della Lazio del 1974, ma soprattutto quella del quadriennio 1971-1975.
Maestrelli, da calciatore, fu il capitano della Roma alle fine degli anni 40. Una Roma che non andava molto bene, tanto che retrocesse in Serie B nel 1951. Maestrelli, però, grazie alla sua classe ed al suo carisma, riuscì a farsi notare dal grande Torino che, nel maggio del 1949, lo invitò addirittura a partecipare alla maledetta, e purtroppo famosa, sfida di Lisbona contro il Benfica, al seguito della quale, l’intera squadra granata scomparve tragicamente nell’incidente aereo di Superga. Solo grazie ad un fortuito imprevisto di natura burocratica Maestrelli non prese parte a quella trasferta in terra lusitana: gli era scaduto il passaporto e non poté partire con il resto della squadra.
Il destino in quel caso, fu benevolo con lui, così come in occasione della  seconda guerra mondiale, che interruppe bruscamente la carriera di quella generazione di calciatori. Maestrelli venne inviato in Jugoslavia dove venne ferito in un combattimento, riuscendo a tornare alla base solo grazie alla generosità dei suoi compagni, che lo trasportarono indietro e gli evitarono il peggio. Tommaso Maestrelli era un uomo con ideali cattolici e progressisti, che guardava sempre con attenzione gli sviluppi futuristici della società italiana e, dopo l’armistizio, si schierò con i partigiani dando il suo contributo alla cacciata dell’invasore tedesco.
Chiuse la sua carriera calcistica nella Lucchese per poi tornare a Bari, la città di sua moglie, dove iniziò il suo percorso da tecnico come allenatore in seconda. Ed in realtà, i suoi miracoli, dal punto di vista calcistico, iniziano già in quel di Reggio Calabria, dove riesce a portare la Reggina in Serie B, e poi a Foggia, dove conquista la promozione in Serie A con i rossoneri e dove vince il primo “Seminatore d’Oro” della sua carriera, riconoscimento istituito dalla FIGC e assegnato, annualmente, ai migliori allenatori delle varie categorie.
Ma il nome di Tommaso Maestrelli resta, indissolubilmente, legato alla Lazio e alla ricostruzione certosina di una squadra totalmente demotivata dopo la retrocessione in Serie B del 1971. Una ricostruzione che ebbe inizio, principalmente, dal rilancio, anche dal punto di vista motivazionale, del giocatore più importante di quella squadra: Giorgio Chinaglia. Senza dimenticare, poi, la scelta, oculata, di portare con se Luciano Re Cecconi, facendolo acquistare dal Foggia dopo il ritorno in serie A, o la valorizzazione di un talento come di Vincenzo D’Amico. Molto importante, inoltre, l’intuizione in merito all’utilizzo di un regista come Mario Frustalupi, ritenuto finito dai più, che era sostanzialmente l’unico che poteva guidare una squadra come quella. Passando poi dal voler fortemente puntare su dei giovani, come Giancarlo Oddi e Franco Nanni, e dall’impiego di un bomber promettente, proveniente dalla Serie B, dal nome di Renzo Garlaschelli, approdato in biancoceleste al posto di Giuseppe Massa.
Tutto questo porterà allo scudetto del 1974, ma anche al terzo posto del 1973 e al quarto del 1975: tutte posizioni in classifica per certi versi raggiunte dalla Lazio solo negli anni anteguerra o nel periodo degli anni cinquanta, dove però non era mai riuscita ad essere concretamente in corsa per il titolo.
La Juventus e la Nazionale arrivarono a bussare alla sua porta per affidargli la panchina. Ma i bianconeri ottennero un rifiuto a causa del forte attaccamento di Maestrelli alla propria famiglia, che ebbe un peso specifico nella sua decisione di restare a Roma. L’ipotesi azzurra, invece, non venne mai concretizzata perché il destino, così benevolo con lui fino a quel momento, venne a riprendersi tutto con gli interessi.
Nell’aprile del 1975, infatti, gli venne diagnosticato un tumore che, dopo alterne vicende, lo portò alla scomparsa nel dicembre del 1976. Non prima, però, di aver compiuto un nuovo, ennesimo, miracolo sportivo: salvare la Lazio dalla Serie B, subentrando, nel dicembre del 1975, a Corsini in rotta con Chinaglia. Quella stessa Lazio che era stata smembrata da un calciomercato folle, con le cessioni, ad esempio, di Frustalupi e Oddi, che fecero grande il Cesena, e di Nanni, passato al Bologna. L’impresa fu straordinaria, considerando anche il campionato sfortunato della compagine biancoceleste, che perse molto punti negli ultimi minuti delle partite giocate a causa di diversi goal subiti da calcio piazzato. In questo contesto, inoltre, non aiutò certamente l’improvvisa partenza, alla volta degli States, di Chinaglia, che lascio la Lazio nelle ultime tre partite di campionato. Ma anche in questo caso Maestrelli, da vero uomo di calcio, ebbe l’intuizione di sostituirlo, in queste ultime tre giornate, con una giovane ala destra, che avrebbe poi fatto le fortune (e sfortune) della squadra capitolina e del Napoli: Bruno Giordano.
Le vittorie contro il Milan ed il pareggio di Como portarlo la Lazio alla salvezza e pochi ricordano che appena un mese dopo, Maestrelli sfiorò addirittura un altro miracolo, ovvero la finale di Coppa Italia, persa per appena un punto a favore del Verona, nel girone finale di qualificazione. Successivamente, constatata l’impossibilità di Maestrelli di poter tornare in panchina, la Lazio lo nomina direttore tecnico. In queste vesti, l’ex tecnico convince la società ad ingaggiare il capitano della Roma, Franco Cordova, in rotta con i giallorossi, considerato dallo stesso Maestrelli l’unico sostituto possibile del rimpianto Frustalupi.
Solo alcuni mesi più tardi entrerà in agonia, per poi scomparire, il 2 dicembre del 1976. Il destino si riprese tutto con gli interessi, portandosi via, prematuramente, negli anni successivi, anche due dei suoi quattro figli, sempre a causa di un male incurabile.
Oggi noi, come ogni anno, se non addirittura come ogni giorno, lo ricordiamo. E lo facciamo continuamente. Perché grazie a Tommaso Maestrelli, la storia biancoceleste è diventata leggenda.